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Vincenzo Thoma

Non ti scordar di me

La parola oblio mi affascina. Forse è per quel rappresentare etimologicamente l’idea di buio, di oscurità nella quale facciamo annegare la luminosità di pensieri, stati d’animo, eventi. Va da sé, deve trattarsi di cose per le quali l’oblio si rende possibile, come fossero un livido dell’esperienza destinato a riassorbirsi nella tabula rasa di un nuovo inizio.

Gli sfaccendati del terzo millennio

Pensavo in questi giorni a Umberto Eco e al suo j’accuse nei confronti delle legioni di imbecilli a cui i media sociali hanno conferito il diritto di esprimersi in ogni campo, digitando compulsivamente, istantaneamente pubblicabili, i flatus vocis più insensati. Una provocazione, quella di Eco, che all’epoca suscitò scandalo, ma che oggi appare una vera e propria diagnosi sociologica.

L’esistenza degli altri

Mi chiedo spesso se il pronome personale “io” meriti davvero il primato che gli abbiamo assegnato. Fin dall’infanzia impariamo a coniugare i verbi a partire dalla prima persona singolare. Io penso, io voglio, io sento, io amo. Io, io, io…

L’età che siamo

Leggo in questi giorni – e lentamente, come si dovrebbe sempre leggere – un libriccino inquietante ed esplosivo: “Trattato dell’età’’ del filosofo Manlio Sgalambro. Parlando del nostro essere al mondo, egli afferma che la vera conoscenza di ciò che ci circonda e del suo valore risiede nel nostro renderci conto che siamo, tutti noi, e a conti fatti, materia in disfacimento.

L’uomo neotenico

In “Angelica farfalla”, Primo Levi racconta di uno strano animale, l’axolotl, che, per un funzionamento anomalo della sua natura, resta allo stato larvale, quindi in una forma che potremmo definire giovanile, imperfetta. Ma non è tutto: l’axolotl si riproduce restando allo stato larvale, cioè deponendo le uova prima ancora di raggiungere lo stato di grazia della farfalla, e riuscendo così a dar vita a nuove larve, a nuove imperfezioni.

La filosofia delle lingue

Uno degli errori tipici dei miei studenti in erba è l’uso degli articoli determinativi, nozione piuttosto spinosa in italiano quanto ai nomi maschili. Infatti, l’altro giorno, Felipe, parlandomi di un suo sogno (si praticava l’imperfetto dell’indicativo) se ne esce con “il uomo’’. Sul momento, non lo interrompo, tanto era interessante la descrizione della sua ultima avventura onirica.

Il rigore nell’aula di classe

Voglio iniziare subito con un appello rivolto ai miei gentili colleghi docenti: se potete, vi prego, evitate la parola “rigore’’ nei vostri consigli di classe. Permettetemi di liberare il rospo che mi attorciglia le viscere da troppi anni di esperienza nel campo dell’insegnamento di una lingua straniera (e Dio solo sa quanto io sia convinto che, in realtà, una lingua straniera non si ‘insegna’’ ma, semmai, si facilita!).

L’arte del passare

…poi sembra arrivare il tempo degli addii. Quello dei fotogrammi del passato che scorrono davanti agli occhi mentre rivedi un sorriso antico, quello di chi forse oggi sta facendo una valigia. Un viaggio di sola andata. Sembra.

Parole davanti alla guerra

Più di cinquemila anni di civilizzazione non ti sono bastati, Uomo, perché ti decidessi ad abbandonare per sempre la pietra e la fionda. Millenni di riflessione filosofica, di elaborazione di idee fondamentali come quella dei diritti umani, insieme all’esperienza di guerre sanguinose, insomma, nulla sembra averti insegnato ad accogliere l’Altro da Te

L’arte della disappartenenza

Che cosa significa sentirsi a casa? Me lo chiedo spesso, ora che l’età avanza e ormai da più di trenta anni faccio mancare ai miei giorni il brusìo delle voci che hanno accompagnato la mia infanzia romana. Tanto pare mancarmi, quel brusìo, che son finito per reinventarmelo in un’aula di classe, orchestrando il vociare di giovani allofoni entusiasti della “lingua del sì’’