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Vincenzo Thoma

Parole davanti alla guerra

Più di cinquemila anni di civilizzazione non ti sono bastati, Uomo, perché ti decidessi ad abbandonare per sempre la pietra e la fionda. Millenni di riflessione filosofica, di elaborazione di idee fondamentali come quella dei diritti umani, insieme all’esperienza di guerre sanguinose, insomma, nulla sembra averti insegnato ad accogliere l’Altro da Te

L’arte della disappartenenza

Che cosa significa sentirsi a casa? Me lo chiedo spesso, ora che l’età avanza e ormai da più di trenta anni faccio mancare ai miei giorni il brusìo delle voci che hanno accompagnato la mia infanzia romana. Tanto pare mancarmi, quel brusìo, che son finito per reinventarmelo in un’aula di classe, orchestrando il vociare di giovani allofoni entusiasti della “lingua del sì’’

La democrazia che stride

Riflettevo sui valori costitutivi dell’idea di democrazia, così come la pensavano gli antichi Greci, e cioè la possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero, il sentimento della Legge come collante sociale imprescindibile…

Lezione sui verbi ausiliari

Da tempo invito gli studenti più giovani a sedersi, per così dire, attorno al fuoco della lingua italiana. Non è un vero fuoco, naturalmente, ma funziona allo stesso modo: scalda, attira, mette in cerchio. Chiedo loro di pensare alla parola più importante che esista in ogni lingua del mondo.

Elogio della penombra

Sono attratto dalla penombra. Questo perché un’eccessiva definizione del reale non mi consentirebbe di avere quella sensazione dell’Oltre che solo la penombra sembra custodire. È così che, con le unghie del pensiero e dell’immaginazione, mi spingo a scavare quel che mi circonda o mi abita alla ricerca di verità ultime.

Geografie della blasfemia

Rovinando sulla schiena, complice la lastra di ghiaccio che ha ricoperto in questi giorni a Montréal strade, marciapiedi e vialetti d’accesso alle case, mi sono sorpreso a invocare il… Primo Motore Immobile in termini, beh, non propriamente rispettosi. L’invocazione, va detto, non era di tipo mediterraneo: nessun riferimento diretto alla divinità, nessuna confidenza aggressiva con l’Onnipotente.

Il sacrosanto oziare della scuola

La scuola ha bisogno di ricominciare ad oziare. Espressa così, l’idea può far sollevare sopracciglia di perplessità: che relazione ci sarebbe tra la scuola e l’ozio? Non è forse il luogo dove uno studente si attiva per apprendere nozioni e socializzare, in vista del suo operare nella società alla ricerca della sua felicità e del progresso del suo essere con gli altri?

Non leggete “l’infinito”

Ho sempre pensato a un testo poetico con il rispetto che si deve al Sacro. E sospetto di ogni operazione che osi turbare l’innocenza di un verso. Non intendo, qui, trattare del fenomeno della traduzione, di per sé un plateale tradimento di quel tipo di creazione dello Spirito che è la Poesia.

Tzundoku: l’arte silenziosa del non leggere

Nella mia stanza campeggiano sul pavimento tanti libri impilati in oscillanti costruzioni pronte a crollare a un passaggio avventato. È il mio personale tsundoku, una parola giapponese che indica l’abitudine di accumulare libri, talvolta senza leggerli. Li osservo nella varietà dei temi; è come sapere di avere amici pronti a conoscermi, a interagire con me.

Israele: Sposa e padrone

Mi sorprende sempre, sentire o leggere nei differenti canali d’informazione che “Israele è stato, è andato, è tornato…”, insomma, quella caratterizzazione morfologica al maschile di un’entità nazionale che, però, mi sembra abbia smarrito la sua identità biblica. Mi spiego: nel linguaggio sacro, Israele non è mai “egli”, ma “ella”. Infatti, Israele è la Sposa, la Sulamita del Cantico dei Cantici, “colei che dà pace”, l’amata di Dio.