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L’uomo neotenico

 

In “Angelica farfalla”, Primo Levi racconta di uno strano animale, l’axolotl, che, per un funzionamento anomalo della sua natura, resta allo stato larvale, quindi in una forma che potremmo definire giovanile, imperfetta. Ma non è tutto: l’axolotl si riproduce restando allo stato larvale, cioè deponendo le uova prima ancora di raggiungere lo stato di grazia della farfalla, e riuscendo così a dar vita a nuove larve, a nuove imperfezioni. Questo scandalo biologico (come lo definisce Levi) è il fenomeno della neotenìa, il permanere nell’età avanzata di tratti fisici e psicologici giovanili. L’Uomo stesso è, in fondo, un’espressione della neotenia se pensiamo al prolungarsi di un’infanzia che spesso non trova un vero approdo nell’età adulta e persiste in uno stato di adolescente minorità. Quanti “adulti’’ giocano ancora alla guerra di questi tempi? L’Uomo, a differenza di altri animali, non ha bisogno di crescere in fretta, di mettersi in salvo dagli attacchi predatòrî di altre specie; l’Uomo può permettersi di restare in un limbo evoluzionistico indeterminato, di oziare, di lasciarsi plasmare, di concedersi il tempo di apprendere senza l’ausilio di istinti. Ma sta imparando davvero, l’Uomo? Ieri, potremmo dire che era alle prese con la necessarietà di un parricidio simbolico affinché si liberasse di un Padre-legislatore che, con le sbarre invisibili di una genitorialità castrante, gli impediva di esplorare l’ampiezza delle sue possibilità. Oggi che il Padre sembra essere diventato l’amico dei giochi di cortile, pronto a paracadutarsi in suo aiuto, quella neotenìa della Legge paterna è diventata la neotenìa di un’assenza di centro, trascorsa a manipolare algoritmi, prestazione, consenso. L’uomo neotenico di oggi resta, comunque lo si pensi, ‘‘infante’’, afasico emotivamente, davanti a uno schermo, davanti a un’iperconnessione che isola, emargina. L’imperfezione resiste e l’esistenza larvale sembra non avere soluzione di continuità. L’Uomo di oggi è quello che il filosofo Byung-Chul Han definisce algofobico: abbiamo tutti paura del dolore. Ma dovremmo saperlo: senza conflitto, non c’è autentica trasformazione. Nell’era dell’accessibilità selvaggia, abbiamo davvero smesso di ‘‘cercare’’, di crescere, di imparare. La neotenìa di oggi non è una condizione fisiologica o un effetto dell’approccio educativo: è un vero e proprio modo di essere al mondo. Viviamo in uno stato larvale diffuso. E non si tratta nemmeno di scomodare Heidegger e il suo vedere l’Uomo come un consustanziale “punto di domanda’’. L’Uomo post-heideggeriano rinuncia persino alla domanda, alla possibilità di un “esserci’’. L’Uomo di oggi resta larva. Resta l’axolotl di Levi: esiste, si riproduce, ma non giunge a trasformarsi veramente, schiavo com’è della sua infanzia.

 

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