
Ricordando Pier Paolo Pasolini
In occasione del cinquantenario della morte di Pasolini – fu ucciso il 2-11-1975 – si è udito l’abituale coro di lodi che tranquillamente lo elevano a simbolo della coscienza morale del Paese.

In occasione del cinquantenario della morte di Pasolini – fu ucciso il 2-11-1975 – si è udito l’abituale coro di lodi che tranquillamente lo elevano a simbolo della coscienza morale del Paese.

Cosa dire sull’Italia dopo un mio recente viaggio nel Bel Paese? Entro nel vivo rivelandovi subito il peggio: sono stato preso a bersaglio ben due volte a Roma, nella metropolitana, da borseggiatori che hanno usato, in un caso, la maniera forte accerchiandomi e quasi immobilizzandomi. E come se non bastasse, ho subito a Rimini, in autobus, qualche giorno dopo, un terzo tentativo di borseggio.

Le tante cose ascoltate nel corso di una conferenza non sempre mi rimangono nella mente in maniera duratura. Ciò è invece avvenuto per la presentazione fatta di recente dal prof. Fabio Scetti all’IIC di Montréal: “Identikit degli italiani a Montréal: lingue, storie e identità”; e ciò a causa della ricchezza delle idee espresse dal conferenziere.

A conclusione della serie di articoli da me consacrati alla lingua italiana, per la venticinquesima “Settimana della lingua italiana nel mondo” intitolata “Italofonia: lingua oltre i confini”, ritengo opportuno riproporre questa mia recensione fatta a suo tempo al libro dell’indimenticabile studioso Bruno Villata (1936-2022), cui va il mio riconoscente, affettuoso pensiero.

In pochi paesi al mondo e forse in nessun altro può succedere, come in Italia, che un programma governativo, una legge nazionale, un avviso diretto ai propri connazionali sia redatto in una lingua straniera. E invece “Be cool and join the Navy” fu, nel 2015, lo slogan della campagna di reclutamento della marina militare italiana. Ed “Election day”, “Legge sullo Stalking”, “Stepchild adoption”, “Jobs act” sono leggi italiane.

Il restyling – ossia la riprogettazione, il rifacimento, la ristrutturazione, la modifica in meglio, la rigenerazione, la riqualificazione, il ridisegno – della lingua italiana, che viene messa al traino della lingua inglese, continua anche dopo l’insediamento di Trump; capo di un’America eccessiva divenuta oggi quasi caricaturale. Nuovi termini ed espressioni inglesi entrano ininterrottamente nel vocabolario italiano, come ha fatto restyling.

Lo slogan “italofonia: lingua oltre i confini” inneggia alla lingua italiana e alla sua presenza “oltre i confini”. Io ritengo che gli italiani dovrebbe preoccuparsi, invece, dell’attuale costante espansione dell’anglofonia nella loro lingua.

Ma come iniziò, Laura, la carriera cinematografica? Subito dopo aver ottenuto il diploma di Educazione fisica a Napoli, all’Istituto Superiore di Educazione Fisica (ISEF), mia sorella si trasferì a Roma, dove cominciò a lavorare nel suo campo: l’educazione fisica. A Roma viveva Mario Marenco, suo promesso sposo. Ma il matrimonio mai si realizzerà. E sarà un trauma per lei.

Il molto dare, quasi sempre senza ricevere, fu la caratteristica di mia sorella, fino alla sua morte, insieme al coraggio anche fisico; dote questa che nella nostra famiglia ha sempre avuto un posto di riguardo, tanto che un giorno udii mio padre dire amareggiato che i nostri nemici slavi, combattenti implacabili, meritavano dopo tutto più rispetto di certi italiani sprovvisti di sentimento nazionale e pronti a scappare e a salire sul carro del vincitore.

A Venezia rimanemmo da sfollati circa due anni. Laura è la vera protagonista di questi miei scritti ma non posso impedirmi di parlarvi di me e della dura educazione che ricevetti da bambino. E che anche lei ricevette, ma in maniera alquanto attenuata.