
Quando un figlio uccide
Figli che eliminano i genitori. La notizia ci devasta come fosse la prima volta. Eppure, l’evento è archetipo che ritroviamo già nel mito di Crono che evira suo padre Urano,

Figli che eliminano i genitori. La notizia ci devasta come fosse la prima volta. Eppure, l’evento è archetipo che ritroviamo già nel mito di Crono che evira suo padre Urano,

Sono nato a Roma. Heidegger direbbe che mi ci hanno “gettato”. A Roma posso dire di aver vissuto una parte importante dei miei anni: qui, ho mosso i miei primi passi, conosciuto le gioie e le pene dei primi amori, il sapore delle prime sconfitte, così come l’estasi delle prime soddisfazioni.

Se potessimo entrare in ogni cucina italiana ed ascoltare una conversazione tipica tra una mamma, magari un po’ avanti con l’età, e un figlio adulto che le fa visita, sono convinto che ci troveremmo davanti ad espressioni come queste: “Vuoi che ti faccio un caffè?’’ – divertente, notare il mio programma Word bacchettarmi virtualmente sulle dita, proprio mentre sto scrivendo, per rimproverarmi l’orrore di quel “faccio’’; orrore che, ovviamente, non correggerò -.

Aristotele non teneva in alta considerazione l’istituto famigliare; nella sua Etica Nicomachea, il grande filosofo guardava alla famiglia con un certo sospetto, temendo che in essa non si potesse stabilire la philìa, cioè quell’amicizia tra individui legati da un rapporto di autentica uguaglianza.

Una delle espressioni più belle della libertà risiede nell’errore. Che è, a mio parere, cosa diversa dallo sbaglio, intendendo con questo la perdita improvvisa della prospettiva che, abbagliandoci, ci induce a decisioni non giuste, non utili. L’errore, no; l’errore ha qualcosa di voluttuoso, di sensuale, tanto da spingerci, a volte, alla diabolica perversione della sua ripetizione, tanto ne siamo attratti.

Rita Levi-Montalcini | (Torino, 1909 – Roma, 2012) Neurologa

Una delle strategie che adotto nel mio lavoro di facilitatore nell’acquisizione scolastica della lingua italiana è quella di presentare ai miei giovani italianisti notizie d’attualità di un certo interesse, allo scopo di arricchire il loro repertorio lessicale, rinforzando magari alcune strutture sintattiche, e favorire la discussione in classe. S

Molti dei miei colleghi storcono il naso quando affermo che una lingua straniera non si insegna, e aggiungo che noi, in quanto attori di questo processo, non siamo altro che facilitatori di una magia che appartiene esclusivamente a chi deve accogliere in sé un idioma altro da quello materno.

C’è un acre sentore di inerzia e polvere di macerie in troppe parti del mondo. E non si tratta solamente di immaginare la devastazione di Paesi martoriati dalla guerra

Flavio Deflorian, oggi rettore dell’Università di Trento, ricoprirebbe, ben presto, il ruolo di… rettrice! Questo, quando sarà emanato e pubblicato il nuovo regolamento d’ateneo che adotta il femminile