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Vincenzo Thoma

Morire per amore

Quando nell’ultima scena di Bones And All, il bellissimo film di Luca Guadagnino, la protagonista cannibalizza il suo amato che la implora, ormai morente, di divorarne il cuore, il mio pensiero è andato immediatamente alla Vita Nova di Dante e al suo sognare Beatrice, la “donna de la salute’’, intenta a  pascersi del cuore del Poeta, offertole dal dio dell’Amore.

L’eterno presente dei giovani nati orfani

Un Orazio redivivo esprimerebbe tutta la sua perplessità davanti all’abuso che i nostri giovani fanno del suo celebre “carpe diem’’. L’invito del poeta latino delle “Odi’’ a dare valore a quello di cui possiamo godere nel qui e ora, nell’ hic et nunc, senza riporre troppa fiducia nelle ricchezze di un futuro imprevedibile, ha subìto da tempo una preoccupante deriva nichilistica nel comportamento delle nuove generazioni.

Di pensieri e parole

Beppe Grillo, tonitruante dal palco di una recente manifestazione del suo movimento politico, ha affermato “Cittadini, fate delle brigate di cittadinanza, mettetevi il passamontagna e di notte, senza farvi vedere, fate i lavoretti, sistemate i marciapiedi. Reagite!’’. 

L’artista e il mostro

Leggiamo insieme: “Nuda sei semplice come una delle tue mani / liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente, / hai linee di luna, strade di mela, /  nuda sei sottile come il grano nudo”.

Il modello maschile

La mia giovane collega (la chiamerò Alice) non trattiene le lacrime nella sala degli insegnanti. Sente sulla pelle l’ustione della disfatta. Una classe di adolescenti è riuscita a disarcionarla dall’entusiasmo di educatrice ricca di idee e progetti, di nozioni e schemi da applicare rigidamente, così come i corsi di formazione universitarî le hanno indicato.

Siamo davvero buoni!

Aristotele e Hobbes avevano idee diametralmente opposte sull’essenza dell’umanità. Il grande filosofo greco concepiva l’essere umano come zòon politikon, cioè come l’unico animale in grado di concepire quella comunione e quella compartecipazione fraterna di interessi e beni che si concretano nell’idea di polis.

Sul bello

Dirò cose scomode. Non credo alla verità del celebre aforisma di Giulio Cesare Croce secondo cui “non è bello quel che è bello, ma è bello quel che piace’’. Così come non credo a quell’adagio della romanità antica, di origini oscure e probabilmente popolari, giusta il quale “de gustibus non est disputandum”.

Dove andare ?

Un quadro e una foto. Il dipinto, opera di Paul Klee, si chiama Angelus Novus. La foto, invece, ritrae il terrore di un bimbo durante il raid nazista nel ghetto di Varsavia. Un tratto in comune: le ali dell’angelo e le mani del bambino sono angosciosamente levate al cielo.

Dello zero

Non ho una alcuna predisposizione per il calcolo. Ogni problema d’ordine numerico mi ha sempre angosciato. Nei miei studî, non potevo che far naufragio tra le lettere antiche e la musica; e anche se quest’ultima vive intimamente di rapporti matematici, la modalità della mia relazione con i suoni ha davvero poco di scientifico.

Del sacro e della vita

Da sempre, l’umanità ha percepito la presenza ineffabile di un qualcosa che la trascende, che la sovrasta, qualcosa di separato da essa, di “altro da sé’’, di misterioso: il sacro. Esso ci imprime la consapevolezza dell’esistenza di un quid che si oppone a noi, che ci domina e che non possiamo controllare.