
La libertà malata dell’io ipertrofico
Ci deve essere stato un tempo in cui l’Uomo ha sentito di esser parte di un Tutto. Forse quando ha percepito la fratellanza delle proprie lacrime con lo scroscio di una pioggia improvvisa; oppure mentre accarezzava e seguiva per la prima volta i passi frettolosi di un insetto sul dorso della mano ancora innocente e digiuna di dominio; o ancora quando ha conversato a fonemi incerti con il furioso sciabordìo delle onde; oppure, perdendosi con lo sguardo vòlto alla sacralità di un nebuloso silenzio, quando deve essersi trasceso in un’oltrità indecifrabile.



