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L’Italia dai tanti bollini rossi

In Italia l’allarmismo è di casa. E all’allarmismo si accompagnano le giaculatorie moralistiche, connaturate agli abitanti di un paese che condivide la sua capitale, Roma, con uno Stato estero, il Vaticano, nel quale la predica regna sovrana.

 

Anche quest’anno gli allarmi nazionali al bollino rosso si sono succeduti senza tregua. Le cause? Il traffico infernale, il rincaro del carburante, il clima impazzito: caldo estremo, trombe d’aria, incendi, bombe d’acqua, mareggiate, grandine, siccità, scioglimento di ghiacciai; cui ultimamente si sono aggiunte le scosse sismiche dei Campi Flegrei e l’eruzione dell’Etna. Ma i bollini più rossi di tutti spettano ai femminicidi, considerati una vera epidemia in Italia (le statistiche invece dicono il contrario).

 

Insieme con i tanti bollini rossi dovuti al clima, su cui in Italia discettano in TV non dei normali presentatori come avviene in paesi normali, ma degli impettiti ufficiali dell’aeronautica in divisa, s’innalza il grido d’allarme per certe pericolose belve esotiche che vengono periodicamente avvistate nei boschi e nelle campagne. Nessuna di queste belve è stata mai trovata, ma le autorità competenti mobilitano ogni volta guardie ed esperti.

 

Non si parla più della fantomatica pantera nera – probabilmente un gatto nero – che sia in Toscana, nella Maremma, che in Sicilia, nelle campagne di Palermo, guardie forestali ed altri stipendiati impavidamente da anni inseguivano, facendo gli straordinari. Scrissi sulla fantomatica pantera un articolo, anni fa, raffrontando la fantasia allarmistica italiana al realismo cinico di qui; di cui era prova la mancata reazione, da parte dei frequentatori abituali del parco Lafontaine (Montréal), di fronte a un cadavere che da giorni galleggiava nel laghetto. “Sì, avevamo capito che si trattava di un corpo umano, ma credevamo che la polizia lo sapesse” erano state le spiegazioni fornite ai giornalisti dagli abitudinari del parco.

 

Molto di recente vi è stato l’avvistamento di un coccodrillo in un lago di Pistoia, da parte di un operaio di passaggio. Sono scattati immediatamente l’allarme e la mobilitazione ad opera delle autorità locali. È stato fatto venire un esperto di coccodrilli dalla Francia, che però finora non ha trovato nulla. Vi è anche il varano, o presunto tale, avvistato a Montichiari (Brescia). Un telegenico veterinario, assunto dalla TV di stato, ha intrattenuto, per settimane, ogni giorno, i telespettatori istruendoli sulla grande pericolosità dell’enorme rettile.

 

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In varie regioni italiane l’allarme lupi è ormai una costante insieme con l’allarme cinghiali. Recentemente a Sedico (Belluno) è stato invece lanciato l’allarme per la scomparsa dei gatti. A Punta Marina (Ravenna) continua il dramma causato dai circa 200 pavoni che affollano la cittadina e impediscono agli abitanti di avere una vita normale. Da anni la gente di quel luogo cerca una soluzione al problema. Come? polemizzando gli uni contro gli altri. Contrasti, dissidi e odi civili sono una specialità italiana, e anche i pavoni li suscitano. Intanto i pavoni si riproducono, mentre la popolazione, in Italia, non si riproduce più. A Pordenone, in via Damiani, i residenti sono invece tenuti in ostaggio da una cornacchia molto aggressiva. E nessuno tra questi residenti, tutti anziani, sa cosa fare.

 

Gli uomini italiani erano conosciuti un tempo, per merito soprattutto di Hollywood, come mafiosi, rissosi, maneschi, malfidi e pericolosi. Oggi invece, quasi sempre anziani e con badante, sono tenuti in ostaggio e in uno stato di paura dai tanti bollini rossi dovuti al traffico, al clima, ai femminicidi; e alle cornacchie, ai pavoni, e alle ipotetiche e periodiche belve avvistate ma mai catturate. Sono inoltre facile preda di stuoli di borseggiatrici-borseggiatori stranieri e di truffatori italiani, e sono il bersaglio delle “marocchinate” quotidiane commesse da una crescente popolazione giovane e aggressiva, che continua a trasferirsi numerosa dall’Africa e da altri continenti nell’ex Bel Paese.

 

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