di Alessandra Cori
In un mercato sempre più competitivo, le certificazioni nel settore agroalimentare rappresentano non solo un elemento di garanzia per il consumatore, ma anche un importante strumento di valorizzazione per le imprese italiane, soprattutto sui mercati esteri. La certificazione è ormai un aspetto recepito, sia dal mondo delle aziende che dai consumatori, come un elemento di garanzia e il fatto che ci sia un ente terzo che verifica l’esattezza di quanto viene apposto in etichetta è sempre più visto come un valore aggiunto.
L’importanza delle certificazioni appare chiara dall’edizione 2024 del focus “Il valore delle certificazioni nel percepito di produttori e consumatori” di Nomisma, secondo cui “i bollini” sono il secondo criterio di scelta dopo prezzi e promozioni. In particolare quelli “100% italiano” (71%) e quelle sulla sostenibilità e del “prodotto nel rispetto dell’ambiente” (73%). Il marchio Dop/Igp è rilevante per il 70% dei consumatori, molto di più di quello bio, la cui rilevanza per il consumatore si ferma al 51%, lo stesso valore della marca del produttore nota e conosciuta.
Si tratta di un sistema complesso e articolato che comprende certificazioni regolamentate o volontarie. Il primo tipo riguarda produzioni sottoposte a precise normative stabilite dallo Stato o dall’Unione Europea, come le DOP (Denominazione d’Origine Protetta) e le IGP (Indicazione Geografica Protetta). Il valore della produzione della cosiddetta Dop economy, secondo Ismea, supera ormai i 20 miliardi di euro, con un impatto significativo sull’export nazionale. Particolarmente in crescita il comparto del cibo, che oltrepassa i 9 miliardi di euro con il vino imbottigliato che si attesta sugli 11 miliardi.
Nella Grande distribuzione organizzata (Gdo), 3.186 prodotti recavano a giugno 2024 il marchio di conformità europea CE e 7.991 quello bio Eu Organic (biologico). Queste sono tra le informazioni in etichetta monitorate dall’Osservatorio Gs1 Immagino, che registra anche la maggior parte delle certificazioni volontarie di Csr (Corporate social responsibility). Queste ultime hanno la finalità di testimoniare l’impegno delle aziende su alcuni fronti, da quello ambientale a quello sul benessere animale. In particolare, Gs1 ha censito 15.717 referenze che veicolano questo tipo di informazioni, pari a più di un prodotto su 10 tra quelli che troviamo nei supermercati, per un giro d’affari di 6,9 miliardi,

La certificazione FSC (Forest Stewardship Council), che garantisce una gestione forestale sostenibile per la provenienza di legno e carta, è la più importante sia per giro d’affari sviluppato (4,9 miliardi di euro) sia per diffusione (9.466 prodotti) e ha aumentato del 4,7% le vendite a valore e dell’1,2% quelle a volume. Si piazza, inoltre, al secondo posto assoluto nella classifica di tutti i claim presenti sulle confezioni.
Ma, al di là dei trend congiunturali, il sistema di “bollini” resta fondamentale per competere sul fronte qualità ed è in continua evoluzione. Ci sono certificazioni sui fertilizzanti, sui crediti di carbonio, sull’acqua, sulla biodiversità. C’è un portafoglio di proposte non indifferente, e diversi enti si cimentano in queste nuove certificazioni che prendono sempre più piede. Tra queste, va segnalata la water footprint, una certificazione legata alla gestione dell’acqua che testimonia come il settore agroalimentare stia ampliando i propri orizzonti verso una visione sempre più integrata della sostenibilità. Infatti, tra le tendenze emergenti, proprio le certificazioni di sostenibilità stanno acquisendo un’importanza crescente.
Infine, un altro segmento rilevante è quello del commercio equo e solidale. I monitoraggi evidenziano che gli italiani spendono 518 milioni di euro in prodotti Fairtrade, certificazione che garantisce il rispetto di standard etici nella filiera produttiva. Secondo Gs1 il giro d’affari dei 376 prodotti Fairtrade in Gdo è cresciuto dell’11,4%, sostenuto dalla crescita del 16,1% della componente di offerta, ma dall’altro i volumi sono calati del 5,9%, a causa del trend negativo di merendine, zucchero, caffè macinato, tavolette e barrette di cioccolato.





