Settimana con alti e bassi. Come il rendimento dell’Inter in campionato. Abbiamo anche salutato l’estate con il solstizio d’autunno e, dopo qualche giorno soleggiato, sono arrivate le prime piogge. Soprattutto al nord e a Milano, puntualmente, il Seveso è esondato.
Alla ribalta non ci sono solo le imprese sportive dei nostri rappresentanti nell’atletica e nel tennis, ma soprattutto i politici, quelli che vogliono cambiare il mondo come Trump, Xi Jinping, Putin, Meloni e Salvini. Il segretario della Lega, sempre a caccia di voti, provoca il Presidente del Consiglio, spostandosi sempre più a destra. E come braccio destro ha scelto il generale Vannacci, ancora indecifrabile per molti: non sappiamo se ci è o ci fa. Tra le sue dichiarazioni più discusse: “Giuramento XMas a scuola”, e Salvini rincara dicendo che non manderà mai i nostri figli a combattere in Ucraina. I colonnelli della Lega, però, pensano che il generale dovrebbe studiare tantissimo, va gestito e dovrebbe “legalizzarsi”. Passiamo al Presidente americano Trump e ai funerali di Kirk, definito un martire repubblicano. Duecentomila persone hanno partecipato alla cerimonia e, se ricordo bene, Trump ha dichiarato che mentre Kirk avrebbe perdonato i suoi oppositori, lui li vuole distruggere. Cosa che ha già cominciato a fare. Non poteva essere da meno il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che vede nemici dappertutto e ha dichiarato ai giovani di Gioventù Nazionale che l’odio non è finito con la morte di Kirk.

Perché questo clima infuocato? Perché in Italia, invece di governare e risolvere i problemi del Paese, siamo sempre in campagna elettorale e i politici gareggiano a chi “spara” le più grosse. Non ci voleva un sondaggio per stabilire che in Italia aumentano i single e che nel 2050 rappresenteranno il 41% delle famiglie. Io mi preoccuperei, ma se parli con gli italiani si limitano ad un’alzata di spalle. Hanno altre cose a cui pensare: la pizza del venerdì sera, la Ferrari che va male e la Juventus che vincerà il campionato. Ho trovato una buona notizia? Lo sciopero di lunedì scorso pro-Palestina di treni, bus e scuole, e il riconoscimento della Palestina da parte di dieci nazioni, tra cui Inghilterra e Canada. E l’Italia? Ci deve ancora pensare. Sarà vero?
È tornato da qualche giorno al mio paese un mio carissimo amico, emigrato negli Stati Uniti negli anni ’50. Già mi aveva detto che aveva votato per Trump l’ultima volta, cosa che mi aveva un po’ sorpreso. Poi, indagando, ho scoperto che gli italiani che hanno fatto fortuna negli Stati Uniti sono repubblicani e non vedono di buon occhio i nuovi arrivati. Mi abbraccia, ci salutiamo e, guardandomi dall’alto in basso e vedendomi come un canadese nemico, sorride e mi dice: “Tra poco faremo un sol boccone del Canada”.
Il bello è che non scherzava e ci credeva. Per farla breve, sapete come ha fatto fortuna con la sua fabbrica? Costruisce bombe per il Pentagono. E con i tempi che corrono immagino che i suoi affari vadano bene. Anzi, benissimo.





