In coincidenza con la dissoluzione dell’URSS (1991) l’Ucraina divenne uno stato indipendente. Ma le cose dopo non molto si guastarono; con l’aiuto degli americani e degli inglesi, entrambi attivi nell’alimentare il nazionalismo ucraino antirusso. L’Ucraina avrebbe invece dovuto dichiarare la propria neutralità, sul modello della Svizzera o dell’Austria. Inoltre non avrebbe dovuto discriminare gli Ucraini russofoni del Donbas e di altre aree.
È facile capire che l’allargamento della NATO fin sulla soglia di casa dei Russi, progetto caldeggiato dall’Ucraina, da Bruxelles, da Londra e da Washington, non poteva essere accettato da Putin, il quale diverse volte ribadì l’irriducibile opposizione della Russia a un tal progetto. Ma Putin fu ignorato ed anzi snobbato con toni anche sprezzanti. John McCain descrisse la Russia come “una stazione di servizio mascherata da paese”. Obama riprese la sprezzante definizione aggiungendo “con armi atomiche”.
Ridurre una questione molto complessa a un giudizio moralistico del tipo “Aggredire un paese inerme è quello che fece Hitler” – lo disse a suo tempo Draghi – equivale a ragionare secondo il Vangelo, ma non secondo l’Antico Testamento. Lo studioso John Mearsheimer ci spiega che nei rapporti tra gli Stati vige la logica degli equilibri di forza e che le grandi potenze tendono alla supremazia. Ciò avviene perché al di sopra degli Stati nazione non esiste un potere superiore che garantisca la protezione del più debole e il rispetto delle regole: un arbitro internazionale, insomma.
Una tale logica di predominio è dimostrata anche dalle quasi ininterrotte azioni militari condotte dagli americani attraverso il globo, dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi. Oltre tutto, gli americani mai permetterebbero al Canada o al Messico – non lo permisero a Cuba al tempo dell’URRS – di stringere alleanze militari con una potenza rivale o nemica degli USA.

Da sempre gli Americani temono un avvicinamento, un’alleanza, un’intesa tra la Germania e la Russia. La propaganda antirussa dei governi europei, alimentata dalla bellicosità della NATO – e degli USA (prima dell’avvento di Trump) che della NATO sono i manovratori – ha annullato la possibilità e l’idea stessa di un tale avvicinamento. La vocazione europea della Russia, manifestatasi subito dopo il crollo dell’URSS, subì una netta bocciatura da parte di Bruxelles, di Londra e di Washington, vanificando quindi un ipotetico, possibile rafforzamento dell’Europa attraverso l’apertura alla Russia. Il politologo Sergio Romano: “Gli americani sono convinti che le sanzioni servano a impedire una connivenza economica tra Europa e Russia.”
Subito dopo il crollo del comunismo, gli Stati Uniti progettavano già di indebolire la Russia intervenendo negli affari interni dell’Ucraina. Z. Brzezinski fu chiaro: “La questione cruciale (…) è la futura stabilità e indipendenza dell’Ucraina. Non sarà mai abbastanza sottolineato che senza l’Ucraina la Russia cessa di essere un impero, ma con l’Ucraina subordinata e poi sottomessa, la Russia diventa automaticamente un impero.” Sul fronte opposto Solzhenitsyn, di discendenza russo-ucraina, denuncio’ (1990) “l’ambizione di separare l’Ucraina da un organismo vivente (comprese quelle regioni che non hanno mai fatto parte dell’Ucraina tradizionale: la ‘steppa selvaggia’ dei nomadi – la successiva ‘Nuova Russia’ – così come la Crimea, l’area del Donbas, e le terre che si estendono a est fin quasi al Mar Caspio).” Per lui “separare l’Ucraina oggi significherebbe tagliare le vite di milioni di individui e famiglie: le due popolazioni sono completamente mescolate; ci sono intere regioni in cui predominano i russi.” E invece, nell’Ucraina divenuta indipendente, la russofobia di governo trionfò; su forte istigazione degli Usa e dell’Inghilterra cui si unì ben presto l’Ue. Con le tragiche conseguenze che abbiamo oggi sotto gli occhi.






One thought on “Russia vs Ucraina | Un facile moralismo antirusso”
Articolo breve, chiaro e molto eloquente.
Utilissimo alla comprensione di un problema che, s’ inserisce in una zona tutta grigia, dove i colori vividi e chiaramente distinguibili sono quasi inesistenti.
Da chiedersi:
esistono soluzioni semplici a problemi di tale complessita’ ??