La città di Roma, dove mia sorella si trasferirà subito dopo il diploma in educazione fisica ottenuto all’ISEF di Napoli, era a lei e anche a me familiare, perché fin da bambini, da Napoli dove vivevamo, vi ci recavamo occasionalmente con nostro padre a trovare la nostra carissima ”zia Maria”, che viveva ai Parioli con le sue due giovani figlie. Questa meravigliosa zia, di cui ancora oggi venero il ricordo, era rimasta vedova di Francesco Palmeri, un alto funzionario delle imposte nativo di Marsala, da lei conosciuto e sposato in Istria.
Grazie alla sua bontà e signorilità, questo mio zio acquisito aveva conquistato tutti, compresa la suocera: mia nonna Vittoria Zanello in Antonelli, e anche i due cognati: mio zio Oreste e mio padre. Papà mi espresse più di una volta il dispiacere che io non avessi potuto conoscere “zio Franco”, morto troppo presto: in una clinica di Roma. Mi diceva: “Quello che zio Franco ha fatto per tutti noi, in circostanze difficili, durante la guerra e dopo, nessuno dei nostri parenti si sarebbe mai sognato di fare.”
Ma perché questo accenno ad uno zio che non ho mai incontrato, in uno scritto che dovrebbe trattare della nostra famiglia immediata e soprattutto di Laura e della sua carriera d’attrice? Per onorare la memoria dell’illustre sconosciuto Francesco Palmeri, nato a Marsala e morto a Roma, al quale fin dall’infanzia io ho votato un culto affettuoso a causa delle storie da me udite nell’ambito familiare circa le sue grandi qualità. Devo, inoltre, confessare che, oggi, io faccio un’associazione ideale tra la sua nobile sicilianità e quella altrettanto ammirevole di un personaggio che molti anni dopo avrò la fortuna di conoscere a Montréal: il compianto Ambasciatore Francesco Paolo Fulci, di Santa Lucia del Mela (Messina), genio della diplomazia, vero patriota e molto vicino ai semplici e agli umili emigrati italiani, e, devo aggiungere, generoso estimatore della mia modesta persona. Vi racconterò anche, quando sarà il momento, di come Laura incrociò brevemente il cammino dell’Ambasciatore Fulci e anche quello del Primo Ministro canadese Pierre Trudeau, che era allora ospite di Fulci, a Roma.

Questo nostro zio siciliano, che per me e per Laura non è stato altro, dopo tutto, che un’ombra, poiché mai lo conoscemmo essendo deceduto troppo presto, ha contribuito a rafforzare in me il rispetto per certe qualità umane, diffuse tra la migliore gente del nostro Sud. Qualità che credo e spero sono entrate, almeno in parte, in me e in Laura, per i nostri anni formativi trascorsi a Napoli, capitale del Sud.
Zia Maria, donna di classe, era un’insegnante elementare molto capace e dotata inoltre di una grande pazienza e umanità, e che quindi era molto apprezzata anche dai familiari dei suoi allievi. Aveva due figlie: Magda e Maria Vittoria, più grandi di età di me e di mia sorella. Occorre dire che quando eravamo loro ospiti a Roma, in gioventù, io ero il loro beniamino, e quindi il fortunato destinatario di mille attenzioni da parte loro, mentre Laura adolescente, a causa soprattutto, io credo, della sua grazia e bellezza, suscitava in loro un senso di rivalità e anche d’invidia.
Dopo il successo ottenuto da mia sorella con i primi film (Il magnifico cornuto, 1964; Le sedicenni 1965; Le spie vengono dal semifreddo, 1966; Scusi, lei è favorevole o contrario? 1966; La rivoluzione sessuale, 1968) che, ma forse è inutile ricordarlo, facevano leva sul suo fascino dotato di una forte carica erotica, appresi con stupore che le nostre cugine romane si vergognavano di Laura ed esprimevano la loro contrarietà anche pubblicamente, ossia nella cerchia dei loro amici e conoscenti.
Il che sarà la causa, anni dopo, di un gesto, da parte di mia sorella, che costituirà per me una spiacevole sorpresa, e il cui ricordo mi causa, ancora oggi, un intimo disagio.





