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Ricordando Giampaolo Sassano

Ogni tanto riemerge nella mia memoria Giampaolo Sassano (Udine: 1937- Montréal: 2023), che come me tanti a Montréal ricordano. Ho riletto di recente la sua agile, istruttiva, divertente autobiografia dal titolo “Lettere di viaggio”. E la sua figura è tornata con impeto in me. Il giovane geologo di Udine, Giampaolo Sassano, dopo aver ricevuto un’offerta di lavoro da una società mineraria canadese dei Territori del Nord-Ovest, lasciò il nativo Friuli insieme con i suoi genitori, sua moglie Nuccia, e il figlioletto Marco di pochi mesi.

 

Il viaggio transoceanico della famiglia Sassano verso il Canada avvenne sulla motonave Olympia. Giampaolo entrò in sintonia immediata con Halifax, dove la scardinata nave Olympia carica di emigranti depositò il suo carico speranzoso di nuovi canadesi. L’autore non omette un particolare sul loro primo contatto con le autorità: il doganiere di Halifax chiese loro una sostanziosa mancia, una bustarella insomma, in cambio della non verifica, da parte sua, del contenuto dei loro bauli; operazione che sarebbe stata lunga e minuziosa, li informò. I Sassano, sorpresi, decisero di pagare il pedaggio.

 

Uno dei tanti episodi che Giampaolo racconta e che merita senz’altro ricordare è il suo incontro improvviso, in una sperduta miniera della regione di White Horse, nello Yukon Occidentale, con uno sconosciuto minatore, in Canada da una vita, senza famiglia. E senza più contatti con l’Italia. Giampaolo apprese con una certa emozione che si trattava di un italiano, un friulano. Dopo appena qualche parola, questo sconosciuto minatore dal fare esitante e schivo si distaccò da Giampaolo, che era invece ansioso di conoscere qualcosa di più su di lui. “Ma dimmi almeno come ti chiami”, Giampaolo gli lanciò. E l’altro, con voce alterata dall’emozione, in friulano: “O soi  di Nimis… Clàmini Nimis…(“Io sono di Nimis… Chiamami Nimis…”). E scomparve.

 

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Il legame con la terra di nascita, Nimis (Udine), non si era mai sciolto nel cuore del solitario immigrato, finito così lontano. È proprio vero: la terra ci possiede, come dicono gli aborigeni canadesi.

 

L’autore ci racconta anche del francescano “Padre Benedetto” che viveva ormai da una vita nella terra degli indiani, sopportando disagi e privazioni ma sognando di poter infine sfruttare i “giacimenti d’oro” che era convinto d’aver trovato. Giampaolo Sassano decise di andare a vedere il “tesoro”, che era situato in una zona lontana e selvaggia, ma arrivato sul posto scoprì che le acque del fiume, che avevano suscitato i sogni di ricchezza di Padre Benedetto, apparivano, sì, piene di riflessi di pepite d’oro ma altro non contenevano che granelli di  pirite: “l’oro degli stolti”. Ma al ritorno non rivelò l’amara verità a Padre Benedetto, che così poté continuare a sognare.

 

Giampaolo porterà per sempre con sé il Friuli, la sua Udine, le memorie del passato, ma il suo animo rimarrà sempre disposto a nuove esperienze, avventure e scoperte, affrontate con quella sua travolgente esuberanza che io ricordo così bene. Lavorerà da geologo in miniera, nelle foreste, sui picchi, nella tundra, in luoghi deserti. Conoscerà gli aborigeni canadesi. Cambierà più volte territorio. Si rimetterà anche agli studi. Diventerà professore universitario. Darà conferenze. Andrà a vivere nel Québec, a Montréal. Scriverà libri. La prole aumenterà: Marco, Caroline, Isabella. Divorzierà da Nuccia. Si risposerà con la deliziosa Gina. Tornerà innumerevoli volte in Italia. Parteciperà alla vita associativa degli immigrati italiani di Montréal. Diventerà un apprezzato pittore. Conoscerà persone umili e personaggi straordinari. E mai perderà quella sua straordinaria vitalità e quello spirito di provocazione e di rottura che lo porteranno in rotta di collisione con tante persone, ma sempre riuscendo a creare intorno a sé nuovi amici.

 

Ed io, dal carattere per tanti aspetti molto diverso dal suo, ma suo amico da sempre, oggi lo commemoro e lo rimpiango per la sua forza d’animo, il suo entusiasmo, e la sua eclettica, indomabile personalità.

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