Al St. Michael’s Hospital di Toronto, lo speciailista italiano ha eseguito un intervento robotico senza precedenti su una rara patologia cardiaca congenita

MONTRÉAL – Un intervento medico unico nel suo genere, di cardiochirurgia robotica mininvasiva, ha rappresentato una notizia di straordinaria rilevanza medico-scientifica, che testimonia ancora una volta l’eccellenza italiana nel mondo, dal trampolino canadese. Nel novembre 2025, al St. Michael’s Hospital di Toronto, l’équipe guidata dal Dott. Gianluigi Bisleri ha realizzato per la prima volta al mondo un intervento tramite robotica su una rara patologia cardiaca congenita, utilizzando una tecnica innovativa che aumenta l’efficacia delle cure, accelera i tempi di recupero, e migliora la qualità della vita dei pazienti.
Visti il successo ed il riscontro dell’intervento, nei mesi successivi si è divulgato il verbo sulla notizia e Il Cittadino Canadese ha dunque incontrato questo medico italiano, arrivato in Canada 10 anni fa, per conoscerlo, capire in cosa sia consistito esattamente l’intervento e che ricerca ci sia dietro.
Oggi docente alla University of Toronto, cardiochirurgo e ricercatore, Bisleri vanta un percorso formativo e professionale tra le Università di Brescia e Padova, la Columbia University di New York e l’Essex Cardiothoracic Centre nel Regno Unito. La sua passione per la cardiochirurgia è nata a 21 anni, quando a Brescia assistette per la prima volta a un intervento: “Vedere un cuore fermarsi e poi riprendere a battere mi ha impressionato e affascinato”, ci ha confidato. Nel 2016, Bisleri è stato reclutato presso la Queen’s University e il Kingston Health Sciences Centre (Ontario). Con oltre 115 pubblicazioni scientifiche, più di 180 presentazioni internazionali e tre brevetti statunitensi, si è principalmente dedicato allo sviluppo di approcci meno invasivi per la riparazione e sostituzione delle valvole cardiache, nonché su tecniche innovative e avanzate di ricostruzione e di risoluzione delle aritmie. “Il paziente residente nel nord dell’Ontario – ci ha spiegato – soffriva da tempo di fiato corto, mancanza di energia e forte affaticamento. Il suo cuore presentava una particolare conformazione a tre atri, con una sorta di membrana anomala all’interno di una delle camere cardiache, che ostruiva il normale passaggio del sangue. Abbiamo rimosso la membrana attraverso un approccio robotico mininvasivo. È il risultato di 5 anni di studio sulla cardiochirurgia mininvasiva su piattaforma robotica, una branca che era poco sviluppata in Canada quando sono arrivato. L’obiettivo è ridurre il trauma dell’intervento, evitando, quando possibile, la tradizionale sternotomia: minimizzare le cicatrici e il dolore e permettere un recupero fisico e psicologico più rapido. La chirurgia robotica DaVinci ha iniziato ad essere esplorata già una ventina d’anni fa, ma in cardiologia ha conosciuto un’accelerazione soprattutto nell’ultimo decennio. Con questi nuovi approcci, il Canada è passato da una certa arretratezza ad un grande slancio”.

Il progetto di ricerca è stato sostenuto anche dalla Comunità italiana di Toronto, attraverso importanti iniziative di fundraising: “Tutto questo non sarebbe stato possibile senza le generose donazioni italo-canadesi. Inoltre l’imprenditore Joseph Vitale di Italpasta e il TLN Media Group hanno finanziato congiuntamente la creazione della mia cattedra. Purtroppo, le nuove tecnologie hanno difficoltà ad essere finanziate a livello governativo”, sottolinea il Dott. Bisleri, evidenziando il ruolo fondamentale dei finanziamenti privati nello sviluppo di tecniche innovative in un sistema sanitario pubblico alle prese con una cronica carenza di risorse. A questo punto gli chiediamo quali siano, secondo lui, i punti di forza del sistema canadese rispetto a quello italiano, e viceversa, e in che modo un professionista italiano possa riuscire a distinguersi in Canada. “Il sistema sanitario pubblico italiano è nettamente superiore a quello canadese, che soffre di inefficienze strutturali, tempi di attesa vergognosi. Siamo circa 200 cardiochirurghi in tutto il Canada, mentre solo in Lombardia ce ne sono 250! La remunerazione qui è ben diversa, ma i ritmi di lavoro sono molto pesanti. Dalle 7 di mattina in poi siamo sempre in sala operatoria, senza sosta. Di conseguenza c’è un po’ di appiattimento: le liste d’attesa sono piene, il lavoro è assicurato, i canadesi sono più seduti. Io sono a volte un elemento di disturbo, alla ricerca di cose nuove. Noi vediamo forse il potenziale per fare di più. La professione medica in Nord America è totalmente diversa che da noi: il dottore lavora in una équipe, ma è autonomo. Per gli italiani, invece, lo scopo finale sembra essere quello di comandare sugli altri; il primario decide chi fa cosa, quando e come. Motivo per cui ho preferito questo ambiente. Sono grato a questo Paese che mi ha insegnato che la leadership è un onere più che un onore, che non è il sistema intorno a noi a essere al nostro servizio, ma siamo noi a essere al servizio del contesto. Qui interessa meno il titolo e più la capacità di essere una guida. Inoltre qui a Toronto, da imprenditore, ho co-fondato un’azienda di strumenti simulatori chirurgici. In Italia, da medico nel sistema pubblico, non avrei mai potuto farlo. Qui – ha concluso Bisleri – sono incoraggiato all’attività imprenditoriale e c’è più spazio sul modo in cui ognuno di noi vuole disegnare la propria carriera, senza limitazioni”.





