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Palestinesi e Israeliani Il ruolo di Hollywood

I campioni del mondialismo, della diaspora, e del ritorno a Gerusalemme – un ritorno promesso da loro infinite volte nelle preghiere – meritano la piena solidarietà di tutti noi per il loro triste ruolo di vittime della disumanità altrui. Sugli ebrei, secondo la storia nota a tutti, si accanisce da sempre la crudeltà di nazionalisti, razzisti, antisemiti, cristiani ecc.; a casa dei quali gli ebrei si installavano nel loro errare. Sorprendentemente, questi stessi agnelli sacrificali si sono trasformati, una volta installatisi in Palestina – dove hanno creato il proprio Stato, e sono quindi a casa loro – in guerrieri implacabili e in campioni di un nazionalismo territoriale puro e duro. Governo e militari israeliani si accaniscono senza pietà contro i loro “ebrei”: i palestinesi, con cui condividono una parte del territorio, ma che Netanyahu mira ormai ad espellere.

 

Mi azzardo a dire che, nella loro esigenza di uno spazio vitale e nel loro straordinario spirito guerriero, gli Israeliani di oggi appaiono assai simili ai Tedeschi di ieri, immortalati con il loro volto ghignante e i loro occhi di ghiaccio in una moltitudine di film trasudanti lacrime e sangue. Io mi domando: sarebbe troppo aspettarci adesso che Hollywood, fabbrica di ruoli etnici, decida di rivolgere il suo sguardo all’Ebreo israeliano guerriero? Il quale stana dai tunnel i combattenti di Hamas, e bombarda le abitazioni, gli ospedali e le scuole, radendo al suolo ogni giorno uno spicchio di Gaza con continui morti tra la popolazione civile. E inoltre blocca gli aiuti umanitari alla popolazione affamata. Sempre, beninteso, per liberare gli ostaggi di Hamas e a scopo difensivo., come ci racconta Netanyahu.

 

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Quanto sta avvenendo a Gaza sta intaccando gravemente l’immagine degli Ebrei visti come un popolo mite e pacifico e direi angelico che nel corso della storia ha svolto sempre e solo il ruolo di vittima innocente. Agli ebrei odierni d’Israele, implacabili nelle loro vendette e insaziabili nella loro fame di territorio, spetterebbe senz’altro un nuovo ruolo nelle produzioni hollywoodiane, finora massicciamente impegnate invece nella conferma e nella celebrazione dei miti biblici. Un aggiornamento delle sceneggiature ormai s’impone. Ma nella stessa maniera in cui Hollywood ha riservato scarsissimo interesse allo schiavismo in America o ai gulag dell’URSS, Hollywood, fabbrica di ruoli etnici, stenterà enormemente, secondo me, a celebrare le virtù guerriere degli Israeliani e stenterà ancor di più a versare lacrime cinematografiche sulla sorte dei palestinesi.

 

Neal Gabler, autore di “An Empire of Their Own: How the Jews Invented Hollywood”, ci spiega che i magnati del cinema americano erano giunti in America per sfuggire all’antisemitismo. Secondo il giornalista Liam Lacey del “Globe and Mail” la loro origine di vittime delle persecuzioni ha finora condizionato fortemente la scelta dei soggetti hollywoodiani. Forse basterà soffermarsi sul titolo del libro: “An Empire of Their Own: How the Jews Invented Hollywood”, per capire perché sia altamente improbabile che produttori e registi americani inaugurino un nuovo filone cinematografico, sul modello forse del filone western ma incentrato sullo spirito guerriero alla tedesca dei combattenti israeliani, sulle loro conquiste all’interno della Palestina e sulle loro incursioni armate in un’area sempre più ampia. Ciò rovescerebbe, infatti, la preziosa “image d’Épinal” di cui ancora beneficiano gli ebrei. Ed è ancora meno probabile che tra produttori, sceneggiatori, registi emerga un nuovo Steven Spielberg, deciso a difendere la dignità umana questa volta però della parte avversa: i semiti della Palestina di religione non giudaica, scacciati dalle loro case e dalle loro terre, e quotidianamente bombardati. Con la connivenza degli USA e anche dell’Europa.

 

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