
Lo scorso 21 giugno a Ladispoli vi è stata la commemorazione di Laura Antonelli, a dieci anni dalla sua morte. Riprendo qui il racconto, iniziato nel numero precedente de Il Cittadino Canadese, della vita di mia sorella, Laura, che fu una vera icona del cinema italiano, tanto che alla sua morte il New York Times le dedicò un ampio articolo.

Dopo essere fuggiti dall’Istria durante la guerra, in braccio a nostra madre poiché eravamo giovanissimi – nostro padre ci raggiungerà dopo il crollo del convitto Fabio Filzi di Pisino di cui era l’economo – vivemmo per 6-7 anni da sfollati in vari luoghi: Orzinuovi e Vezza D’Oglio in provincia di Brescia, Serra Riccò in provincia di Genova, quindi due anni a Venezia, ed infine il campo baraccato situato nel bosco di Capodimonte, a Napoli, dove permanemmo altri due anni.
Al bosco di Capodimonte mi legano tanti ricordi di me e Laura bambini. Capodimonte è veramente fuori dal tempo con i suoi ampi viali su cui incombono le maestose querce, con l’alto muro che attornia il campo, con la reggia borbonica e quel magnifico bosco che supera in fascino i paesaggi del migliore romanticismo pittorico. E quei viali videro Gabriele D’Annunzio, durante il suo periodo napoletano, 1891-1893, fare lunghe passeggiate.
D’Annunzio era il nostro grande eroe. Il 16 maggio del 1902 D’Annunzio visitò Pisino, allora austriaca, dove incontrò l’Italia irredenta che lo accolse con un tripudio di lancio di fiori e di sventolio di bandiere tricolori.
D’Annunzio conobbe così dal vivo il patriottismo italiano, quotidiano, sofferto, che attendeva la redenzione.
D’Annunzio mostrò di essere rimasto profondamente colpito dallo spirito della gente di Pisino. In una lettera – che scrisse da Settignano, il 17 settembre 1902, a Francesco Salata, il futuro senatore, allora redattore del Piccolo di Trieste, che aveva accompagnato d’Annunzio nel suo viaggio in Istria insieme con altre personalità del giornalismo ed esponenti dell’irredentismo giuliano – si legge: “Pisino – ricorda ? – su quel selvaggio scoscendimento, così folto di radici vigorose ed inespugnabili, noi vediamo espandersi in tutto un popolo la più alta e la più efficace forma dell’eroismo intellettuale moderno, la lotta di cultura. Sentiamo, come un palpito fiero e concorde, il diritto della grande molteplice trasfigurante civiltà latina contro il sopruso barbarico”.
Io da bambino, sul sagrato di una piccola chiesa situata nel bosco di Capodimonte, non distante dalla nostra baracca, obbedendo a mio padre – non dovevo avere più di 6 anni – cantai la canzone dei legionari fiumani “O Fiume tu sei la più bella! O Fiume tu sei la più forte! Porteremo i cannoni alle porte…”. E tanti anni dopo Laura interpreterà un importante ruolo nel film L’innocente di Visconti, basato sull’omonimo romanzo di D’Annunzio.
Ma vi devo dire che, all’inizio del nostro soggiorno nel campo baraccato di Capodimonte, vi fu un momento particolare che oggi può far sorridere, ma che fu drammatico per noi, bambini dalle tante paure. Dopo aver trascorso la notte, subito dopo il nostro arrivo, nella baracca assegnataci, che era situata nel cosiddetto “secondo campo”, uscimmo dalla nostra nuova dimora. Eravamo felici di avere finalmente una casa nostra, anche se era una povera baracca, e soprattutto nel vedere tanta bellezza: le alte querce e davanti a noi un ampio prato. Era un giorno pieno di sole. Appena sbucati dalla nostra baracca scorgemmo sullo sfondo due meravigliosi alberi di magnolie dai grandi bianchi fiori pienamente sbocciati, e ci precipitammo, attraverso l’ampio verde prato, verso quei magnifici alberi fioriti. Ma ecco sorgere non distante, di fronte, nel centro del prato, un grosso cane aggressivo che abbaiando punta pericolosamente verso di noi. E così, col cuore in gola, noi facciamo un precipitoso dietro front e tremanti rientriamo nella nostra baracca. Ma perché racconto queste cose? Perché è un episodio significativo anche per la sua simbologia, ossia quell’improvviso capovolgimento dalla felicità alla paura, dalla serenità all’angoscia. Capovolgimento che irromperà molti anni dopo, in maniera definitiva, nella vita di Laura.





