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Malagò, Abodi e Pirlo, una ‘brutta figura’ che il calcio italiano deve archiviare con una ‘terza scelta’

(Adnkronos) – Il ministro dello sport Andrea Abodi parla di una “brutta figura”. Il presidente della Figc Giovanni Malagò replica: “Dipende da chi l’ha fatta”. Un botta e risposta, quello che segue al passo indietro sulla designazione di Andrea Pirlo come commissario tecnico della Nazionale, che il calcio italiano dovrà provare ad archiviare rapidamente. C’entra, come sempre, la politica. Perché la scelta fatta dal direttore tecnico Paolo Maldini è stata bruciata per una incompatibilità sostanziale di Pirlo Ct con il Pirlo ambassador di Fonbet, società russa di scommesse sportive.  

Uno stop rispetto al percorso programmato, che si poteva e si doveva evitare. Non solo per un aspetto formale ma anche, e soprattutto, per una ragione sostanziale: le scelte commerciali di Pirlo sono criticabili finchè non deve rappresentare il suo Paese, diventano insostenibili quando vanno in evidente contrasto con la collocazione internazionale dell’Italia. E non era difficile immaginare che quel contratto russo potesse rappresentare un ostacolo impossibile da aggirare anche per il nuovo corso federale. 

Non solo. Anche volendo rientrare rapidamente nel solco tecnico della scelta caduta su Pirlo, la catena di errori non può che allungarsi. Il pasticcio russo è arrivato subito dopo il corteggiamento, reso pubblico e fieramente rivendicato, di Pep Guardiola. Pirlo è partito come una seconda scelta, peraltro appesantita dalla enorme distanza, in termini di esperienza e risultati, dalla prima scelta.  

Ora, per forza di cose, il prossimo Ct dell’Italia sarà una terza scelta, che verrà dopo la prima scelta inarrivabile e la seconda scelta quantomeno incauta. Non esattamente la premessa migliore per il passaggio che deve inaugurare il processo di rifondazione di un calcio italiano malato di risultati e rimasto senza prospettive. Per evitare di smontare sul nascere la squadra a cui Malagò ha scelto affidare la gestione tecnica, Maldini direttore tecnico e Leonardo advisor, serve l’accordo su un terzo nome che possa in qualche modo essere compatibile con l’identikit tracciato, quello di un allenatore che possa interpretare la filosofia e il cambiamento che la coppia di ex milanisti rietene necessari. 

Basterà un profilo giochista, relativamente giovane e sufficientemente dentro il mondo di Maldini e Leonardo (Thiago Motta?). Oppure salterà il banco e Malagò dovra procedere a una nuova rifondazione che prima del Ct riveda anche la guida dell’area tecnica? In un senso o nell’altro, il calcio italiano meriterebbe meno confusione. (Di Fabio Insenga)  

 

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