Roma, 4 ott. (askanews) – E’ un viaggio nel cuore della “Superba” e le sue strutture verticali, dalla Funicolare del Righi a quella di Sant’Anna, dall’Ascensore di Montegalletto a quello di Castelletto, senza tralasciare la Lanterna che si innalza fiera come simbolo dell’identità della città. Si intitola ‘La città verticale…ma non ci siamo già visti?’, il nuovo docufilm del regista Alessandro Bazzana, prodotto dalla società di produzione e distribuzione televisiva e cinematografica genovese Calima Entertainment, con il contributo al suo sviluppo dalla FILSE Liguria attraverso il bando PR FESR 2021/27 ed è stato girato a Genova con la collaborazione della Genova Liguria Film Commission. Capita spesso di sentir parlare di Genova come della “Città Verticale”: un nome che potrebbe suonare strano alle orecchie di chi non è avvezzo, ma che descrive perfettamente la conformazione della città costruita su un territorio impervio e affacciata sul Mar Ligure.
Una città in cui epoche storiche diverse si sovrappongono e si stratificano e in cui si inseriscono le strutture che le hanno fatto conquistare questo nome, testimoni dei grandi cambiamenti della città, simboli di progresso architettonico e ingegneristico e capaci di consentire una viabilità che sembrava impossibile, sostituendo le infinite “creuze” con un nuovo modo di muoversi. Sono la funicolare Zecca-Righi, che raggiunge le colline, e quella di Sant’Anna, la più antica d’Italia; l’ascensore di Montegalletto, unico al mondo che combina un percorso orizzontale e verticale, e quello di Castelletto, splendido esemplare di art-decò; la Cremagliera di Granarolo, mezzo storico, e l’antichissima Lanterna, che si innalza fiera come simbolo dell’identità della città.
Sono proprio questi luoghi iconici al centro di ‘La città verticale…ma non ci siamo già visti?’, il nuovo docufilm del regista Alessandro Bazzana, prodotto dalla società di produzione e distribuzione televisiva e cinematografica genovese Calima Entertainment, con il contributo al suo sviluppo dalla FILSE Liguria attraverso il bando PR FESR 2021/27 ed è stato girato a Genova con la collaborazione della Genova Liguria Film Commission.
Il film è stato proiettato per la prima volta presso la storica sala del Circuito Sivori, oggi la sala cinematografica più antica d’Italia ancora in attività. È stato preceduto da un breve momento di presentazione – moderato dal giornalista e scrittore Dino Frambati, a cui hanno preso parte il regista, la produttrice, la sceneggiatrice e i protagonisti del film – e seguito da un momento conviviale possibile grazie al contributo di Panarello, storica pasticceria cittadina nata a Genova nel 1885 e presente oggi anche a Milano, Chiavari e Rapallo. Anna, interpretata da Laura Repetto, appassionata di architettura e cultura locale, guida i turisti tra i vicoli della città e sogna di realizzare un documentario. L’incontro casuale con Marco, giovane aspirante documentarista interpretato da Matteo Traverso, sarà la scintilla che li condurrà a riscoprire Genova tra sopralluoghi e riprese, aiutati dai loro migliori amici Andrea (Samuele Maragliano) e Giulia (Giulia Bernabò Di Negro).
Tra i protagonisti Giorgio Primicerio, che veste i panni di Ottavio, importante guida attraverso i simboli della città. Il film è una storia coinvolgente, guidata dal metalinguaggio cinematografico, in cui si intrecciano contenuti documentaristici, immagini d’epoca e fiction, alternando riprese in piano sequenza e interviste in cui anche gli storici e i tecnici che intervengono diventano “attori” in scena. Uno dei primi progetti sviluppato in questo senso, in cui le scene girate a Genova nei mesi scorsi e il resto del materiale video si fondono in un racconto unico, senza soluzione di continuità tra le parti.
Un viaggio alla riscoperta della città e della sua memoria storica, attraversata e raccontata proprio grazie a questi impianti verticali: funicolari, cremagliere e ascensori non sono solo mezzi di trasporto, ma simboli di una città che nei secoli si è elevata dal mare verso il cielo e “guide inconsapevoli” di un percorso che condurrà Marco e Anna alla scoperta di sé stessi…e di un finale a sorpresa, in cui l’ascensore sul belvedere di Castelletto si trasformerà in un vero e proprio portale nel tempo. Un colpo di scena che aggiungerà un tocco di magia alla “favola metropolitana”.
La storia di Anna e Marco diventa così metafora di una necessità più grande: “vivere è azione, vivere è salire”, superare il piano uniforme della comunicazione virtuale per ritrovare emozioni autentiche e relazioni reali, molto distanti dall’incomunicabilità generata dai social media. Sarà presto disponibile su tutte le piattaforme streaming la colonna sonora del docufilm. Diciotto brani originali, tra cui: Vapore d’acciaio (La Title Track), interpretato dalla protagonista femminile Laura Repetto e ispirato al mood di tutto il docufilm; un movimento continuo, un valzer che segue il crescendo narrativo parlando della città di Genova da una prospettiva particolare, con le sue luci, i suoi rumori, la nostalgia e il profumo del mare che fanno da sfondo alla storia d’amore dei suoi protagonisti; Genova città composto dal musicista genovese Alessandro Larosa e interpretato da Giorgio Primicerio; Mille giorni fa, ballata romantica con un sapore d’altri tempi, scritta, composta e interpretata da Diego Mancino, presente nel film nella sua versione strumentale.
Sono presenti nel film anche due brani dello storico gruppo rock genovese La Rosa Tatuata: Insegnami a ballare e Il verso delle cose, presenti entrambi nel loro ultimo disco, uscito a giugno di quest’anno. “È un progetto che avevo in testa da qualche anno, dal momento in cui sono arrivato a Genova, quando a colpirmi sono state proprio le sue strutture di trasporto verso l’alto, indispensabili e particolarissime per una città che, stretta davanti al mare, si è sviluppata sulle alture retrostanti – racconta Alessandro Bazzana, regista di La Città Verticale – Viviamo in un epoca di grandi cambiamenti, dove tutto si consuma a una velocità impressionante, le amicizie, gli amori, le abitudini di vita… riscoprire una dimensione che, lenta ma fondamentale, ancora oggi è il fulcro di un sistema che permette a una città di vivere e di splendere ci è sembrata una metafora di cui abbiamo necessariamente bisogno ora più che mai. Recuperare valori e tempi a cui le nuove generazioni non sembrano fare neppure più caso è la spinta per trovare la propria identità. Questa è una piccola favola metropolitana che racconta noi stessi, i nostri dubbi e le nostre fragilità e, nello stesso tempo, fornisce gli strumenti per tornare a incuriosirsi e a trovare il proprio posto nel mondo. Intrecciare il documentario, che viene raccontato da specialisti, tecnici, storici e profondi conoscitori della città di Genova, con la fiction e la recitazione di giovani bravissimi attori del Teatro Nazionale di Genova, della Quinta Praticabile e del CFA, è la sfida più difficile che vuole portare lo spettatore “dentro” la storia, in tutti i sensi, quella raccontata e quella recitata. Così lo storico che racconta uno dei fari più antichi d’Europa ed ancora in funzione che è il simbolo della città diventa attore lui stesso all’interno del racconto e troveremo i responsabili dell’impiantistica locale raccontarci le strutture proprio all’interno delle scene”.
“Un sogno che inizia a prendere forma realizzare un documentario sulla mia città, un luogo pieno di scorci scenografici, tesori nascosti e tanta storia da raccontare, una città straordinariamente ricca di potenziale ma condizionata dalla sua morfologia, protesa verso il mare e costretta a monte. Osservare l’orizzonte sviluppa la capacità di guardare oltre, cercare soluzioni, ampliare il modo di pensare – prosegue la produttrice Manuela Bianchi – Questa è una città che ha avuto le intuizioni ma non sempre è riuscita ad emergere anche a causa della sua logistica. Raccontarla per me è un onore e una grande sfida che mi appassiona e mi stimola a portarla lontano. Ogni scelta è stata fatta con grande cura, dalla scrittura agli attori, dagli argomenti, dai tecnici, che si concretizza giorno dopo giorno in un grande coinvolgimento collettivo. E questo per me è già un grandissimo risultato. L’obiettivo è raccontare bellezza: quella della città, quella del sapere, quella dei ragazzi di una nuova generazione che va capita ed ascoltata. Per farlo bisogna elevarsi, bisogna ampliare la propria visione, ‘aprire le porte’ della diffidenza e della autodifesa che Genova e Genovesi hanno sviluppato nei secoli come ‘facciata’ per scoprirne il grande cuore e i grandi valori che li contraddistinguono”.
“Per me che non sono genovese scrivere questo film mi ha dato la possibilità di entrare dentro la città lentamente, passo dopo passo, e di scoprire una città molto più complessa e sorprendente di quella che avevo immaginato. Mi sono addentrata nella sua anima attraverso i suoi dislivelli e le sue salite e ho capito che la verticalità di Genova non è soltanto una caratteristica urbanistica ma è un modo di essere. È una città che sembra chiederti continuamente di cambiare prospettiva, di alzare lo sguardo, di andare oltre quello che appare a prima vista – conclude la sceneggiatrice Antonella Doria – Forse è proprio questo che ho cercato di portare nella scrittura, l’idea che per conoscere davvero una città, così come una persona, bisogna superare la superficie. Genova non è soltanto il luogo in cui si svolge questa storia, è un personaggio con un suo carattere e le sue contraddizioni. Durante la scrittura mi sono accorta che, in fondo, il viaggio dei nostri protagonisti era anche un po’ il viaggio che ho fatto io dentro la città, sono entrata nei loro cuori per interrogarmi sul modo giusto di guardare il mondo. E allora ‘vivere è salire’ è diventato per me qualcosa di più di quella frase che ho scritto subito e che è legata al film come uno slogan. È diventata una chiave per raccontare Genova, una città che ti costringe a raggiungere un punto più alto, ma che proprio per questo, quando finalmente ci arrivi, ti regala una prospettiva che da sotto non avresti mai potuto vedere”.





