Dal settimanale L’Ortica (Ladispoli): “Ladispoli rende omaggio a Laura Antonelli – Venerdì 21 giugno alle ore 18, al Centro di Arte e Cultura di Ladispoli, si è aperta la mostra fotografica dedicata a Laura Antonelli. In occasione dei 10 anni dalla sua scomparsa, la città omaggia l’attrice che trascorse a Ladispoli gli ultimi anni della sua vita. Alla presenza del sindaco Alessandro Grando, dell’Assessore alla Cultura Margherita Frappa, la cerimonia commemorativa ha visto la partecipazione del fratello, Claudio Antonelli giunto in Italia per l’occasione, dei registi Bernard Bedarida e Nello Correale, che hanno contribuito alla realizzazione della mostra. Il regista Bédarida, ha diretto ‘Senza Malizia’ ”.
Sì c’ero anch’io, e ho risposto con buona disposizione d’animo alle domande dei presenti – tra cui non mancavano i giornalisti e la gente del cinema – sulla storia della nostra famiglia e di mia sorella. Che fu a suo tempo un’attrice molto apprezzata per il suo particolare fascino. Laura girò, infatti, film con i migliori registi italiani e anche francesi. “Il volto femminile più bello del mondo”: così Luchino Visconti definì addirittura, una volta, Laura Antonelli. Ed ecco il giudizio ammirativo espresso, alla sua morte, da Paolo Mereghetti (Corriere della Sera) “Addio Laura, attrice di una bellezza degna di un quadro di Raffaello. Liberò il corpo femminile da ogni ipocrisia, offrendo alla macchina da presa una bellezza folgorante capace di far sognare più di una generazione di spettatori”.

Alla domanda più frequente rivoltami, nel corso dell’evento culturale dello scorso 21 giugno, su cosa io provassi vedendo le tante belle foto di mia sorella, ho semplicemente espresso la mia profonda riconoscenza per le autorità e per la gente di Ladispoli per non averla dimenticata. Ho volute rivolgere un grazie particolare a chi a suo tempo svolse un ruolo pratico e morale molto importante per Laura, nell’ultima fase della sua movimentata vita quando divenne bisognosa di assistenza e di aiuto. Dopo il tanto vagare fin dall’infanzia, e dopo un radicamento provvisorio prima a Roma e poi a Cerveteri, Ladispoli divenne la sua definitiva piccola patria, che Laura amò profondamente.
L’espressione piccola patria mi è particolarmente cara essendo io originario di Pisino, divenuta Pazin, mentre Laura nacque invece a Pola, l’odierna Pula, cittadine italiane dell’Istria, ma dove ormai vi abita, dopo il nostro esodo avvenuto nelle lacrime e nel sangue, un altro popolo: il popolo slavo.
Ciò spiega perché la bara di Laura nella chiesa Santa Maria del Rosario, il 26 giugno 2015, alla fine della cerimonia funebre, venne avvolta dalla bandiera con la capretta simbolo dell’Istria. Grave provocazione che scatenò la reazione della Voce del popolo – Quotidiano italiano dell’Istria e del Quarnero – sul quale apparve, il 26 giugno 2015, un articolo senza capo né coda, in dialetto, intriso di malanimo contro di me, e firmato “La Redazione”. Quel gesto, dovuto a Laura Brussi Montani di Trieste, fu compiuto per sancire un’identità originaria la cui influenza su di noi è stata in tante cose, a dir poco, soverchiante. Che si pensi anche alla quasi mania di mia sorella, negli ultimi anni, di usare Antonaz al posto di Antonelli. Cognome, quest’ultimo, che mio nonno Matteo Antonaz dovette assumere, al posto di Antonaz, in forza di un Regio decreto dell’aprile del 1927. Ma quel cognome, Antonelli, sebbene non voluto ma impostoci dalle autorità, consacrò un’identità italiana antica e una scelta definitiva di destino nazionale, fatta dai nostri progenitori. Un destino italiano per sempre, nel bene e nel male.





