Le inaudite violenze commesse dai soldati israeliani ai danni dei civili palestinesi ed ora anche dei civili del Libano, insieme alle nefandezze dei coloni israeliani della Cisgiordania, rischiano di alterare agli occhi del mondo la benevola immagine di cui gli ebrei tutti hanno beneficiato per lungo tempo; quella di gente innocente, fatta bersaglio attraverso i secoli, per ragioni imperscrutabili, delle cattiverie, dei fanatismi, e del razzismo dei non ebrei. E questo capovolgimento d’immagine rischia di avvenire, sfortunatamente, a danno di tutti gli ebrei. Ciò spiega perché tanti ebrei della diaspora anche in Italia – tra cui Moni Ovadia e numerosi altri – ci tengono a distanziarsi dagli ebrei sionisti muovendo forti critiche al governo israeliano.
Antisemitismo è termine di conio recente che non tiene conto che anche i palestinesi sono semiti. Oggi, vista la disumanità di Netanyahu e il fanatismo religioso di molti del suo popolo, si dovrebbe avvertire la necessità di coniare un vocabolo ad hoc che sia speculare ossia faccia da contraltare al termine antisemitismo. Un tale qualificativo, ancora da creare, sarebbe necessario per identificare l’innegabile esclusivismo nazional religioso ebraico, che nel mondo greco e romano già prima dell’era cristiana veniva qualificato come misantropia. Venivano considerati misantropi e xenofobi gli ebrei perché non accettavano il politeismo altrui, non partecipavano ai banchetti comuni, rifiutavano di integrarsi, e disdegnavano le costumanze degli altri. Oggi questo termine è scomparso. Nessuno li accusa più di misantropia. Eppure la misantropia armata di Netanyahu salta agli occhi di tutti.

A voler identificare le precise cause delle ostilità verso gli ebrei situandole nel contesto sociale, politico, storico in cui esse ogni volta si manifestarono – come hanno fatto studiosi di vaglia: Arendt, Lazar, Yerushalmi ed altri – si incorre nell’accusa o d’antisemitismo o di negazionismo o di revisionismo. Il torto degli autori di giudizi che non rispettino la moralistica vulgata, che vede tutti i buoni da una parte e tutti i cattivi dall’altra, è di voler implicare nel fenomeno dell’antigiudaismo e dell’antisemitismo, forse in taluni casi, una certa responsabilità anche da parte degli ebrei a causa dei loro comportamenti.
Hollywood, dal dopoguerra ad oggi, ha svolto un ruolo maggiore nell’edificare l’immagine degli ebrei quali eterne vittime innocenti delle ingiustizie, degli egoismi e del DNA altrui, produttore instancabile quest’ultimo di antisemitismo.
Oggi gli israeliani, nella loro veste di guerrieri implacabili, ci appaiono i campioni di un nazionalismo territoriale puro e duro. Mi azzardo a dire che per la loro esigenza di uno spazio vitale, per il culto della propria stirpe, e per il loro straordinario spirito guerriero, essi somigliano pericolosamente ai tedeschi del passato, quelli vecchia maniera, immortalati per decenni, in uniforme, da Hollywood. Chi può dire di non conoscere il copione hollywoodiano antitedesco che ha imperversato per anni ed anni come un panzer sugli schermi del mondo intero senza sfumature né distinguo?
La colpa collettiva, attribuita fino a ieri a tutti i tedeschi nati e da nascere a causa dei misfatti di Hitler, rischia di essere attribuita specularmente, a causa dei misfatti di Netanyahu implacabile guerrafondaio, non solo agli israeliani ma a tutti gli ebrei.
Io ritengo che Hollywood, fabbrica di ruoli etnici – a noi italiani quello dei Caini malavitosi o invece dei personaggi un po’ da barzelletta – per dimostrare imparzialità dovrebbe presentarci finalmente sullo schermo, dopo il filone consacrato all’ebreo della diaspora eternamente disarmato di fronte alla crudeltà di noi non ebrei, una nuova serie di film in cui campeggi il personaggio dell’ebreo sionista fortemente armato che incute paura a tutti.





