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La lingua italiana | Il “trolley problem” degli italiani

Mi è capitato sotto gli occhi, in Rete, il titolo di una conferenza di Iain Law, professore di filosofia dell’Università di Birmingham: “The trolley problem”. Invogliato dal titolo, l’ho ascoltata grazie a Youtube.

 

Iain Law tratta un problema morale connesso ad un ipotetico incidente causato da un trolley. Il professore spiega, per cominciare, che il termine trolley, nel problema che tratterà, non si riferisce al carrello di cui ci serviamo nei supermercati, e cui – egli precisa – la parola trolley immediatamente rinvia; bensì si riferisce ad un carrello ferroviario: un railway trolley.

 

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Un italiano anche colto che si fosse limitato a leggere il titolo: “The trolley problem”, immediatamente avrebbe pensato al “problema della valigia”. E quando si viaggia, tutti noi lo sappiamo, si possono avere tanti problemi con la valigia. Per gli italiani, infatti, trolley vuol dire valigia e nulla di più.

 

Nell’italiano imbarbarito dagli anglicismi – spesso creativi ossia fantasiosi e il cui numero aumenta ogni anno – i trolley sono le valigie con rotelle, ossia le semplici valigie, dato che ormai è raro trovare una valigia che non possieda le sue brave rotelle.

 

Negli aeroporti del mondo intero troviamo i veri “trolleys”, cioè i carrelli con le ruote su cui si caricano i bagagli, chiamati anche “baggage carts”, “luggage carts”, “luggage trolleys”. E nei supermercati troviamo ugualmente i “trolleys”: “shopping carts”, “trolley carts”.  Anche negli hotel troviamo i “trolleys”: “hotel carts”, “valet carts”, “bell hop carts”, “baggage carts”. Il che può ingenerare confusione negli pseudo poliglotti italiani, i quali hanno abbandonato il termine valigia, con o senza rotelle, per attaccarsi al trolley, anzi per attaccarsi al tram e per la precisione all’asta del tram: dopo tutto, il sistema di collegamento a pantografo del filobus alla linea elettrica aerea è detto, in inglese, “trolley”. Nell’annuncio apparso sul C. della S. (8-3-2024): “Bagagli in treno, le nuove regole Trenitalia sulle Frecce massimo 2 trolley”, il termine trolley si riferisce alle valigie che i passeggeri trasportano talvolta con sé. Ma un anglofono straniero, digiuno d’itangliano (anglitaliano, italese, italiese, italianese, itanglish) crederà invece, sbagliando, che l’avviso si riferisca agli ingombranti carrelli metallici che troviamo negli aeroporti o a quelli di cui ci serviamo nei supermercati; carrelli che sono detti in inglese “trolley”, ma che nessuno si sognerebbe di portare a bordo di un treno.

 

Giova forse ripeterlo: autorità, giornalisti, dipendenti aeroportuali, gente comune; tutti nella penisola, isole comprese, chiamano trolley la valigia, la normale valigia.

 

Ma i veri anglofoni come chiamano il trolley italiano? Lo chiamano semplicemente suitcase, o anche, ma solo quando vogliono essere molto precisi o pignoli: suitcase with wheelchairs, trolley luggage bag, trolley suitcase, trolley bag. In definitiva, il famoso trolley italiano altro non è che una suitcase.

 

Il fenomeno del termine che nella lingua in inglese può voler dire molte cose, mentre in Italia perde il suo carattere polisemico riducendosi ad avere un unico significato, non si limita a trolley. Ad esempio, della parola box gli italiani non si servono mai nel senso di scatola, che pur è il suo uso più diffuso nella lingua originaria. E, similmente, boss è usato soprattutto in riferimento alla malavita. Qualunque malavitoso per gli italiani merita l’appellativo di boss. Da parte mia non dirò né in italiano né in inglese quale appellativo meriterebbero certi balordi e patetici aspiranti anglofoni di cui l’Italia è, purtroppo, piena.

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