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Il masochismo antitaliano di Gian Antonio Stella

Lo scorso 18 gennaio, in un istituto professionale di La Spezia, lo studente Atif Zouhair, diciannovenne, nato in Marocco, e in Italia con un permesso di soggiorno di lunga durata, ha ucciso in classe con una micidiale coltellata il coetaneo Youssef Abanoub, nato in Egitto e in Italia dall’età di cinque anni. La ragione di tanto odio? Una infantile gelosia per una ragazzina di origine indiana.

 

In seguito all’accaduto, il sindaco di La Spezia, Pierluigi Peracchini, ha espresso la sua grave preoccupazione per i numerosi fatti di cronaca nera che attestano che tra gli immigrati l’uso del coltello è molto diffuso presso certe etnie.

 

Le sue allusioni poco “politically correct” hanno provocato l’immediata discesa in campo dei buonisti. E primo fra tutti è disceso nell’arena il nostro Gian Antonio Stella, che sul Corriere della Sera ha ricordato che in America, un secolo fa, eravamo noi italiani ad essere considerati un’etnia dal coltello facile.

 

Gli interventi di Stella costituiscono una sorta di Bolero di Ravel, che io da anni ascolto sperando di trovare in essi una variante. Che mai c’è e mai ci sarà.   

 

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“Sì però anche noi, nel passato…” È una frase tuttofare che gratifica il masochista italiano, il quale gode nell’assolvere gli altri e ancor di più gode nel denigrare il popolo della penisola. Campione assoluto in questa arte dell’autoflagellazione è, appunto, il nostro instancabile Gian Antonio Stella – autore di “La casta”, “L’orda; Quando gli albanesi eravamo noi”, “Negri, froci, giudei” – sempre pronto ad assolvere qualsiasi atto anche il più miserabile, purché  compiuto da un individuo nato altrove che in Italia. Il ragionamento di Stella è sempre lo stesso: noi non dobbiamo dimenticare che anni ed anni fa in un angolo del pianeta vi fu un italiano che commise la stessa cosa o qualcosa di simile. E ancora: come possiamo accusare gli altri per il loro comportamento se anche noi nel passato subimmo la stessa accusa?

 

Noi accusiamo gli zingari di essere sporchi? Anche noi fummo accusati di essere sporchi. Le destre sostengono che gli immigrati danno, nella penisola, un contributo assai alto al crimine? Anche gli emigrati italiani lo dettero nel passato, negli USA. Sì aggiungo io, quando negli USA vigevano i linciaggi, i bambini lavoravano nelle miniere, gli ebrei non godevano di buona fama, i neri non avevano parità di diritti, i gangsters imperversavano, e un po’ ovunque imperava la legge del West selvaggio.

 

Il nostro giornalista-scrittore, in uno scritto di qualche tempo fa, citando il testo di polizia del 1952, vedeva una gravissima ingiustizia in ciò che denunciava come una contraddizione logica e giuridica: da un lato gli italiani riconoscono a sé stessi il diritto di emigrare, e dall’altro molti di loro – i soliti populisti,
razzisti, xenofobi, fascisti – non vogliono accordare agli stranieri lo “stesso diritto”, ossia il diritto di venir a vivere da noi in Italia. Questa logica molto particolare di Stella, completamente sballata, che confonde il diritto del cittadino italiano di uscire dal proprio paese, col diritto dello straniero di venire a vivere nel nostro paese, si spiega col travolgente ardore ecumenico ch’egli prova per il Diverso, purché beninteso si tratti di un diverso straniero. Da qui il compiacimento autodenigratorio in cui Stella eccelle e che lo spinge ad esaltare incondizionatamente albanesi, romeni, nordafricani, nigeriani, zingari e altri s
oggetti anche quando costoro commettono crimini – leggete i suoi libri e i suoi numerosi articoli per credere – cui fa da contraltare in lui un profondo e costante impulso denigratorio verso noi italiani che, nati sotto una cattiva stella, Gian Antonio considera impietosamente omofobi, xenofobi, razzisti, antisemiti, populisti, fascisti.

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