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Il male dentro

 

Eccola, puntuale, la parata mediatizzata dei piccoli sarcofaghi di cellofan bianco allineati sulla terra riarsa di Gaza. E mi assale la parola innocenza. Chi è l’innocente, se non colui che “non ha nuociuto”, che è puro, che non merita punizioni? Ne conveniamo tutti. Ma, allora, mi chiedo: Sorella Morte dovrebbe pur attendere davanti a un innocente, no?, dovrebbe consentire a un innocente di fare un minimo di Male, aspettare che egli si macchî e perda così la lilialità dell’infanzia, no?; Sorella Morte (dico!) dovrebbe pur attendere che l’innocente abbia cominciato a non esser più tale, che abbia appreso a “morire’’ sin già dal linguaggio, così da rendere il taglio della Grande Falce facilitato da una linea sottile di previa impurità. No? Sorella Morte, non dovrebbe essere così?

 

Oppure dobbiamo ritornare all’idea di un peccato originale che ci marchî ab ovo e che giustifichi l’abominio? Dobbiamo davvero supporre che in quei piccoli martoriati abitasse già il Male? Che in fondo la guerra è guerra? Che c’è qualcosa di intrinsecamente marcio nell’essere umano, qualcosa in noi che preceda la colpa? E che annulli il mito dell’innocenza? Mi sorprendo con terrore a voler ipotizzare un impulso ancestrale che ci spinga alla violenza, alla sopraffazione, all’odio. E tanto per non perdere senno e sonno, sospetto che siamo tutti, solo per esser nati, “captivi’’ di una colpa originale. Che il problema non è questa o quell’altra guerra; che il problema è l’umanità che la rende possibile. Che in calce ad ogni dichiarazione di guerra non sta la firma arrogante di un governo, no. C’è la firma della specie, dell’Antropocene. Mi sovviene l’idea del male radicale di Kant. Chissà se il filosofo avesse subìto il fascino dell’idea che il male radicale nell’umanità sia una sorta di conoscenza a priori, e che il pensiero dell’Uomo rechi in sé, prima ancora di ogni esperienza, la possibilità del Male? Come se solamente nell’atto di “pensare noi stessi” si potesse capire il Male che siamo. Ci aiuterebbe, questo, a considerare che quei piccoli morti erano, in fondo, privi di innocenza, che erano già contaminati? Ci basterebbe? Temo proprio di no. Di certo, l’innocenza non è garanzia di salvezza. Ed è evidente che non lo sia mai stata.

 

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Si perdono gli occhi in Frau mit totem Kind, nella tragica calma delle linee del quadro di Käthe Kollwitz, qui in alto, con quel quasimodiano urlo nero di Madre che abbraccia l’esanimità del Figlio, quasi consapevole della mancanza di distanza tra colpa e nascita.

Se il Male è dentro, non possiamo, però, rinunciare alla ribellione della resistenza. Trovare una forza contraria all’insensatezza del nostro impulso di Morte.

E inventare l’altra faccia di questa umanità allo sbando

2 thoughts on “Il male dentro

  1. parole che toccano profondamente e non si può evitare di riflettere su quel “Male dentro” come qualcosa che ci si porta dietro col patrimonio genetico…Ma riusciamo ancora a distinguerlo il male? dall ‘ indifferenza sovrana di molti che incatena un intero popolo al ceppo del suo massacro si evince che non c’è una presa di coscienza su quel male , non lo si distingue dal normale decorso di una storia assurda che non ci appartiene. Il problema poi è che chi chiede giustizia e urla in favore della fine dei fuochi viene pure considerato antisemita. Cosa muove i giudizi se non il pregiudizio? Si fa confusione? non credo, si sfrutta mediaticamente una pagina orribile di storia passata per appoggiare questo presente altrettanto orribile, per confondere le coscienze meno forti e facilmente plasmabili.
    Quel che conta alla fine è il valore e la sacralità della vita che pare abbia pesi e misure diversi secondo la latitudine e dipendentemente degli interessi globali che richiama.

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