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I giochi olimpici di Milano Cortina | Un tripudio di “nazionalismi”

Gli inni nazionali, lo sventolio di bandiere, il travolgente entusiasmo degli spettatori per i propri atleti che combattono una guerra, anche se  non cruenta, sono l’anima di ogni evento sportivo internazionale. Questi entusiasmi “nazionalisti” sono stati espressi con forza anche dagli spettatori delle olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026.

 

L’ispirazione a pronunciarmi sul tema della bellezza della Nazione o Stato Nazione mi è venuta leggendo sul “Journal de Montreal” un sarcastico articolo dal titolo “Nazionalismo tossico ai J.O.?”, in cui il giornalista si finge inorridito di fronte allo scatenamento, a Milano-Cortina, dello spirito nazionale, con l’affossamento della mondializzazione e del suo “virtuoso” progetto di eliminare confini, barriere, muri e frontiere. 

 

Al di fuori degli stadi e delle arene in occasione degli incontri tra atleti italiani ed atleti stranieri, l’abitante del Bel Paese torna ad essere il solito anarcoide anazionalista. Devo questo neologismo a J. Nansen, ex diplomatico americano che vive da decenni in Italia.  A chi trovava da ridire sull’eccessiva retorica dell’amor patrio così diffusa negli USA, questo acuto osservatore delle cose italiane ha risposto: “Anch’io trovo il mio paese a volte ‘provinciale e bigotto’. Il patriottismo di maniera però non mi sorprende quanto mi sorprende l’anazionalismo italiano, unico nella mia esperienza anche rispetto agli altri paesi europei”.

 

Io non posso che concordare. Infatti, solo quando in campo scendono gli atleti che rappresentano l’Italia, i “cittadini del mondo all’italiana” ridiventano, sugli spalti, delle persone normali e fanno il tifo per il proprio Paese; mettendo da parte sia la loro cronica faziosità di uomini di parte, cultori degli odi civili, sia il loro parolaio spirito internazionalista di stampo socialcomunista oppure vaticanista con cui amano sciacquarsi la bocca.

 

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“Il nazionalismo sano non esiste. Il nazionalismo è come l’esterofilia: una forma di provincialismo. Lei forse intende il patriottismo. Nazionalista è colui che odia ciò che viene fuori dal proprio Paese mentre patriota è colui che ama ciò che viene dal proprio Paese. Cordiali saluti.” è il testuale messaggio che mi inviò un partecipante al portale “Italians” in reazione a un mio intervento. Gli replicai: “Il nazionalismo sano, ossia un nazionalismo sinonimo di patriottismo, esiste nei dizionari francesi ed inglesi che ho consultato: è tutto quello che ho voluto dire con quel mio commento. Persino lo Zingarelli (2013) ci fornisce l’accezione normale di questo termine: ‘Tendenza e prassi politica fondata sull’esaltazione dell’idea di nazione e del principio di nazionalità’ e solo dopo ne menziona il significato ‘oltranzista’: ‘Esaltazione eccessiva delle caratteristiche particolari della cultura e delle consuetudini della propria nazione.’ Ma anche prima di consultare i dizionari, io mi sono sempre considerato un nazionalista, ossia un ammiratore della Nazione (ogni nazione è unica e insostituibile per i suoi figli) e fedele quindi alla mia, ma profondamente rispettoso del sentimento che gli altri provano per la propria.”

 

Per far capire a degli italiani il rapporto sano e normale che si può e si dovrebbe avere con il proprio nazionalismo-patriottismo, dovrei ricorrere a un paragone facente leva o sulla pasta o sul calcio o sulla mamma. Scelgo la mamma: per me il patriottismo corrisponde a quello che per la massa degli italiani è l’amore per la mamma. Ognuno di noi, salvo rare eccezioni, ama profondamente sua madre. Io addirittura venero la memoria di mia madre. Ma anche capisco che mia madre non fu unica per le sue notevoli qualità di donna e di madre – e inoltre di italiana dal forte sentimento patriottico o se vogliamo nazionalista. E quindi io capisco, rispetto e ammiro l’amore che gli altri italiani provano per la loro mamma. Occorrerebbe, quindi, considerare la Nazione alla stregua di una mamma, una meravigliosa mamma per i suoi cittadini: una mamma collettiva.

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