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Gli intelligentoni vs gli ignorantoni del congiuntivo

“Una domanda intelligente”, “Una persona intelligente”, “Una vacanza intelligente”, “Una partenza intelligente” sono espressioni che in Italia si odono quotidianamente. Nel Bel Paese tutti glorificano l’intelligenza. “È intelligente” è il giudizio finale approvatore che in Italia, specie nel Sud, spetta di diritto a chi si dimostra abile nel promuovere i propri interessi. Molti dei tanti corrotti dell’Italia di oggi sono semplicemente giudicati “intelligenti”. Al punto che “essere intelligenti” vuol anche dire, in Italia, che si è capaci di afferrare al volo le opportunità del momento, senza rispettare le regole né curarsi dell’interesse altrui.

 

Invece che “intelligente”, io penso che per certe persone si dovrebbe ricorrere a qualificativi come “abile, scaltro, astuto”, o anche “spregiudicato, disonesto”. Infatti, l’intelligente di turno raramente è un novello Einstein, su cui è doveroso dire mirabilia, ma spesso è un “compagnuccio della parrocchietta” che semplicemente ci sa fare.

 

Mentre l’intelligenza suscita grande ammirazione, la cosiddetta ignoranza è tenuta in gran disprezzo dai nostri snob, per i quali essa è la causa di ogni male. Il diritto di voto, ci dicono, dovrebbe essere negato agli ignoranti. Inutile dire che i populisti-sovranisti sono considerati dai benpensanti di corte dei campioni d’ignoranza.

 

Intelligenti anzi intelligentoni, per antonomasia e per professione, sono  i nostri intellettuali, quasi tutti buonisti, universalisti per la pelle, e odiatori dei confini nazionali (della nostra Nazione beninteso). La categoria di questi gran intelligentoni, oggi, orgogliosamente antifascista, fu in maggioranza invece fascista durante il ventennio.

 

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Io penso che da condannare sia la mediocrità. In particolare la mediocrità morale. Vedi i nostri politici. Se la mediocrità è appannaggio di tanti ignoranti, essa lo è ancor più spesso di individui giudicati “intelligenti”. Quando un individuo è ignorante su qualcosa, se non è un mediocre cerca di imparare dagli altri; e sa dimostrare pazienza, metodo e tenacia nel cercare di migliorare sé stesso. Si direbbe, invece, che a molti furboni della penisola basti la soddisfazione di essere considerati intelligenti una volta per tutte, senza dover poi dimostrare nulla.

 

La presunzione impedisce all’intelligentone di mettersi all’ascolto dell’altro, se questi è da lui considerato un ignorante mentre in certi campi può invece saperne più di lui. Il contadino più “trappano” e dal forte accento dialettale avrebbe molto da insegnare a un cittadino intelligente, dall’impeccabile congiuntivo, ma completamente digiuno di nozioni utili in campo rurale. Quel contadino, quel meccanico, quel pizzaiolo che, partecipando a un quiz televisivo o a un talk show, ci farebbero sorridere per le loro tante carenze in fatto di conoscenze letterarie e grammaticali, dimostrano spesso, nel loro campo d’attività, una notevole intelligenza: un’intelligenza effettuale, specifica, collegata al concreto, al reale.

 

Non penso che sia il fatto di sbagliare il congiuntivo ad impedire a un individuo di fare bene il proprio mestiere e di comportarsi da buon cittadino. E neppure gli impedisce di esprimere chiaramente le proprie idee. Eppure, in Italia, i sapientoni snob del congiuntivo, che sono spesso dei somari in fatto di solidarietà umana, amano montare in cattedra e bacchettare con sdegno quelli che giudicano ciuchi, ciucci, asini, somari in materia di congiuntivi e di consecutio temporum. Vedi la ridicola crociata condotta a suo tempo contro Luigi Di Maio che parlava con chiarezza, ma che aveva purtroppo il congiuntivo difettoso. Oggi invece abbiamo la Meloni, che un mio amico napoletano – e non è il solo – considera una “vasciaiola”, o se vogliamo una pescivendola, per il suo forte accento romanesco e per la sua provenienza dalla Garbatella.  Vedi poi gli italiani d’Italia che spesso giudicano negativamente i paesani espatriati, basandosi unicamente sulla loro parlata, e commettendo – inutile dirlo    un grave errore di giudizio.

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