È arrivata l’estate, le feste animano ogni paese e gli italiani, sognando il mare, ritrovano il sorriso. Ecco perché i numerosi turisti che sbarcano da noi spesso hanno l’impressione che qui non si lavori mai. I tanti problemi del Paese si dimenticano per un po’, ma restano lì, o addirittura aumentano. Prendete i referendum: si è votato domenica e lunedì su temi anche interessanti, ma tutti sapevano che sarebbe stato un esercizio inutile. Il quorum non si sarebbe mai raggiunto. Tuttavia, questo ha permesso all’opposizione di fare la voce grossa. Eppure, la vita continua. Oltre al mare, domenica gli italiani si sono ritrovati davanti al televisore per seguire il duello epico tra il nostro campionissimo Jannik Sinner e lo spagnolo Carlos Alcaraz, che sta diventando la sua bestia nera. I due sono rivali in campo, ma amici fuori, e rappresentano due esempi puliti nel panorama sportivo. Dopo 5 ore e 29 minuti di battaglia, ha vinto lo spagnolo. Ma i campioni si rivedranno presto per nuovi, appassionanti duelli.
Intanto il calcio continua a deludere. Dopo la prestazione disastrosa della nazionale contro la Norvegia, è saltato anche Spalletti, l’ex re di Napoli. Si parla di Ranieri, che ha compiuto miracoli, o di Pioli. Al nuovo ct auguriamo buona fortuna (ci vuole anche quella), ma il pallone nostrano ha bisogno urgente di riforme. Da anni facciamo solo giochi di prestigio. Oggi abbiamo pochi veri campioni e il ct, mago o no, fatica a trovare 25 giocatori di talento per difendere i nostri colori. Una settimana con alti e bassi, dunque. E penso che in Italia, per sopravvivere, non bisogna seguire troppo da vicino lo strano modo di fare politica. Almeno per un canadese come me. E proprio questa mattina, preparandomi a scrivere questa rubrica, ho pensato che ero più in pace con me stesso a Montréal che qui. Ma è la sindrome dell’emigrante. E non colpisce solo me.

È (sempre) colpa del menisco
Tre anni fa decido di andare dall’ortopedico per una visita. Da qualche tempo, quando mi alzavo dopo aver guardato la TV per un paio d’ore, sentivo un dolorino alle ginocchia. Finalmente arriva il giorno dell’appuntamento. Il medico mi fa sdraiare sul lettino, mi visita e — non so se fosse serio o no — mi dice che, se non corro ai ripari, potrei avere difficoltà a camminare. Mi rivela solo in parte la diagnosi: menisco destro praticamente finito, gambe un po’ gonfie, necessità di un busto, e — sorpresa — una gamba più corta dell’altra.
Quando vai dal dottore, la prima cosa che fanno è guardare la tua data di nascita. Per quanto mi riguarda, restano un po’ sorpresi, controllano la ricetta per non sbagliarsi e poi mi scrutano a lungo per accertarsi che il paziente che hanno davanti corrisponda alle informazioni che leggono. Dopo la visita scambiamo quattro chiacchiere e, appena dico la parola… magica Canada, il dottore ritrova il sorriso perché conosce bene il paese e mi consiglia un’iniezione di acido ialuronico. Rovista nei suoi tiretti e nella borsa trova l’iniezione e me la fa. Dura un anno. E si vedono subito i benefici. Per il momento niente busto e niente operazione. Ritorno dopo un anno, riparliamo del Canada, trova nella sua borsa la solita iniezione, ma mi dice che costa oltre 100 euro e che me la devo procurare per la volta successiva. Ci ritorno due settimane dopo. Dopo avermi squadrato per qualche minuto, mi saluta dicendo: ‘‘Il canadese, come va?’’. Gli rispondo che il Canada è un grande paese e che sono appena tornato da Montréal. Mi visita il ginocchio e sentenzia: “Il menisco è proprio finito. Una bella protesi risolverebbe tutto”. Gli rispondo che sto bene così. Poi nota la caviglia destra, ancora leggermente gonfia dall’infortunio del 7 gennaio scorso. Mi sorride e conclude: “È sempre colpa del menisco”. E scuotendo la testa commenta: ‘‘Bel paese il Canada, ma fa molto freddo’’. Si vede che ci sarà andato durante l’inverno.





