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Caldo e siccità mettono in crisi l’agricoltura italiana

Olio, vino, latte e frutta i settori più in difficoltà

 

di Alessandra Cori

L’agricoltura italiana è in grande difficoltà. La vera e propria tenaglia fatta di condizioni climatiche estreme e aumento dei costi produttivi sta mettendo a dura prova il settore primario del nostro Paese. Sotto il profilo climatico, le difficoltà sono legate alla siccità e al caldo sopra la media, diffusi soprattutto nelle regioni del Nord. Sul fronte dei costi di produzione, invece, sta pesando la crisi in Medio Oriente che ha innescato forti rincari dei carburanti e dei fertilizzanti, che in gran parte transitano proprio dallo stretto di Hormuz.

 

Dai cereali all’ortofrutta, dal vino all’olio e alla zoo-
tecnia, fino al settore apistico e ai funghi, in questo momento si fa fatica a trovare una filiera dell’agroalimentare che sia al riparo da queste minacce e da questi rischi. In difficoltà sono i cereali a cominciare dal grano duro, materia prima per un prodotto simbolo del Made in Italy quale la pasta. Il frumento duro ha chiuso la campagna di raccolta con un calo del 6% rispetto allo scorso anno. Ma a preoccupare è soprattutto la tendenza dei prezzi in presenza di costi di produzione notevolmente aumentati. Preoccupazioni si registrano anche nel settore del riso, cereale il cui intero ciclo produttivo avviene in acqua e nelle regioni del Nord Italia e che quindi è a rischio a causa della siccità che ha colpito le zone settentrionali. A chiudere il quadro complesso per il settore risicolo la crescita delle importazioni dal Sud-Est asiatico, che stanno premendo al ribasso sui listini dei prezzi e penalizzando i produttori del principale produttore europeo quale è l’Italia. Non è esente da difficoltà la zootecnia, con in prima fila il latte, visto che il caldo prolungato ed estremo sta lasciando il segno nelle stalle con un calo della produzione stimato in un meno 10%. Il tutto in un quadro di costi produttivi anche in questo caso in crescita.

 

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Ma ad essere in grave difficoltà sono tre colture chiave del Made in Italy agroalimentare: ortofrutta, vino e olio d’oliva. Tre filiere che rappresentano un giro d’affari di oltre 35 miliardi di euro sui 73 dell’intero valore dell’agricoltura italiana. Il vero cortocircuito è nel settore dell’ortofrutta dove, insieme alle flessioni produttive calano anche i prezzi pagati agli agricoltori: si va dal -17% delle pere al -18% di pesche e nettarine. Ma sono il vino e l’olio d’oliva a potersi definire i due “grandi malati” dell’agricoltura italiana. Due settori cardine che si trovano a dover gestire un forte anticipo della raccolta con al tempo stesso un elevato livello di giacenze. Il vino, per il quale la vendemmia è, in maniera anomala, già iniziata, si trova nella condizione che il nuovo raccolto arriverà nelle cantine che raccolgono già un elevato livello di giacenze di prodotto invenduto. Basti pensare che a giugno si registravano 46,6 milioni di ettolitri di giacenze pari ad un +6,7% sull’anno precedente. A ciò si aggiungono i timori legati ad un’ondata di ribassi sui prezzi che inducono gli addetti al settore della filiera a chiedere un piano strategico nazionale. che punti su un forte rilancio della promozione, soprattutto all’estero, per stimolare consumi asfittici e su misure per il contenimento della produzione. Discorso analogo per l’olio d’oliva per il quale si stima, al pari del vino, un forte anticipo della raccolta che potrebbe iniziare addirittura già a metà settembre. Altra analogia con il vino è la presenza di elevati stock di prodotto in giacenza, un quantitativo superiore alle 250 mila tonnellate di cui 121 mila di olio extravergine. Giacenze che inducono gli operatori della filiera a chiedere al Ministero dell’agricoltura di emanare con urgenza un bando per l’olio extravergine d’oliva 100% italiano da destinare agli indigenti trasformando una criticità commerciale in un’importante iniziativa di solidarietà.

 

Altri due comparti in grave difficoltà sono poi quello apistico e quello dei funghi. Le alte temperature e la siccità hanno accorciato le fioriture e ridotto la disponibilità di nettare per le api. Mentre la scarsità d’acqua mette a rischio la stagione dei funghi. che hanno bisogno di umidità costante nel terreno e di un’alternanza tra giornate miti e notti fresche, condizioni che sembrano molto rare quest’anno.

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