
L’Italia da vicino: commenti e proposte
Io sono un “amante della nazione”, ossia amo il concetto di nazione, cui contrappongo sia un utopico anzi distopico governo mondiale

Io sono un “amante della nazione”, ossia amo il concetto di nazione, cui contrappongo sia un utopico anzi distopico governo mondiale

Rodolfo Di Carlo, questo sveglio, intraprendente, onesto immigrato italiano di Granby ci dà nelle pagine di «Vai dove ti porta il canto del cuore» (Granby, 2021) una descrizione da scalpellino e talvolta da orafo della sua giovinezza, in Abruzzo.

La copertina della rivista The Economist reca un’immagine caricaturale: la dimissionaria prima ministra inglese, Liz Truss, è rappresentata nei panni di una guerriera dell’antica Roma, con elmo (l’elmo di Scipio), lancia, scudo.

L’autobiografia di Rodolfo Di Carlo, che non conosco personalmente ma al quale mi accomunano tante cose – Di Carlo è un immigrato come me – mi ha inondato di sentimenti, tra cui una piacevole sorpresa per le tante interessanti vicende che ci racconta.

Gli stupri, inclusi quelli di gruppo, sono in aumento in Italia. E così i femminicidi. Ma nonostante tutto, per stupri e femminicidi l’Italia è un Paese situato nel fanalino di coda in Europa e nel mondo.

Dai giornali: “Ufficialmente erano poveri. E assistiti dallo Stato con il Reddito di cittadinanza. Ma avevano auto di lusso, barche e appartamenti.” “Reddito di cittadinanza per la rom senza patente con 74 auto intestate.”

“Les Piémontais du Québec –1665-2008” di Bruno Villata (Montréal: Losna & Tron, 2008) è uno studio in tre lingue – francese, italiano, piemontese – consacrato alla storia dei Piemontesi del Québec; e ciò dagli inizi, ossia dall’arrivo del Reggimento Carignano, fino ai giorni nostri.

Per sfortunate circostanze, io, italiano all’estero, ho dovuto saggiare la logica burocratica dello Stivale.

Al giorno d’oggi, i termini fascismo e fascista, nella maniera in cui vi si ricorre, sono svincolati da ogni riferimento storico.

Nel corso del suo periplo in Canada, Papa Francesco ha chiesto scusa per il comportamento di certi indegni membri della Chiesa nelle scuole-convitto create per figli degli autoctoni, strappati alle loro famiglie. Basteranno queste scuse alle Prime Nazioni del Canada?