Secondo David Meghnagi, studioso della Shoa, “all’antisemitismo vecchio si e’ aggiunto uno nuovo”. Meghnagi: “Si tratta di un cambiamento epocale in cui il vecchio antisemitismo di matrice europea si congiunge con quello islamista di natura politica e religiosa.” Lo studioso ritiene che “la rappresentazione della realtà del conflitto non è più di natura politica, ma ha assunto progressivamente dei connotati demonologici, ovvero una demonizzazione del nemico che ricorda non pochi aspetti della simbologia antisemita degli anni Trenta”.
In tali commenti i bombardamenti sulla popolazione civile palestinese e le denunce di genocidio contro Israele passano in secondo piano. In primo piano vi e’ invece l’antisemitismo di sempre, aggravato dall’odierna congiunzione tra l’antisemitismo europeo e quello islamista.
Secondo questa logica, le vive critiche rivolte da ogni parte a Netanyahu e ai suoi seguaci tradirebbero semplicemente l’esistenza dell’antisemitismo: l’oscura, inestinguibile avversione per gli ebrei, sorta di virus da cui i non ebrei sarebbero afflitti da sempre nei confronti di un popolo, l’ebraico, soggetto totalmente innocente e passivo.

Dopo i massacri compiuti sulla popolazione palestinese e il comportamento alla tedesca di Netanyahu dovrebbe essere lecito il menzionare che gli antisemitismi poggiano su una varietà di cause, come attestano studiosi del calibro di B. Lazare, H. Arendt, A. Yehoshua, Y.H. Yerushalmi; i quali non vedono negli ebrei sempre e solo il gratuito bersaglio della crudeltà del resto dell’umanità. E, invece di antisemitismo, si dovrebbe forse parlare di ostilità contro gli ebrei, perché il termine antisemitismo è di conio recente e non tiene conto del fatto che anche i palestinesi sono dei semiti.
Ecco un tentativo di lista enumerante cause e situazioni che sono all’origine del cosiddetto antisemitismo:
I conflitti con gli ebrei dovuti al loro esclusivismo e alla loro misantropia; l’antigiudaismo teologico: gli ebrei considerati uccisori di Cristo; l’eterno antisemitismo che senza cause logiche albergherebbe nei non ebrei; l’antisemitismo basato sulle invidie verso gli ebrei, esseri dotati di qualità intellettuali superiori e in genere in posizione economicamente vantaggiosa: banchieri, finanziatori, medici, commercianti, negozianti, prestatori di denaro, ecc.; gli ebrei visti come costituenti una tribù-setta-nazione estranea ai valori, ai costumi, al destino della maggioranza, ossia visti come “uno stato nello stato”; gli ebrei, esseri ben mimetizzati nella società ma fedeli ad un codice morale e di comportamento, e a una loro Legge dalle cento prescrizioni e dai tanti rituali che non coincidono per nulla con quelli della maggioranza, e che fanno sì che gli ebrei siano percepiti come esseri estranei al sentimento collettivo di appartenenza e di destino delle popolazioni dei Paesi da cui sono stati accolti; gli ebrei privilegiati dal potere, che affida loro incarichi particolari; Gli ebrei, potenza occulta che perseguirebbe un disegno oscuro di dominazione: vedi il falso documento “I protocolli di Sion”; A. Yehoshua: “Nelle nostre relazioni con le nazioni del mondo, noi violiamo un principio di reciprocità”; gli ebrei presenti in numero sproporzionato nei ranghi dei bolscevichi rivoluzionari, e dei guardiani e amministratori dei gulag; gli ebrei sudditi del dio denaro; gli ebrei come membri di un popolo-setta internazionale; Gli ebrei sovvertitori dei pilastri delle nostre credenze e tradizioni (tra questi sovvertitori vi sarebbe, ad esempio, Freud); gli ebrei, razzisti per diritto divino; gli ebrei presunti complottisti e bersaglio di ogni sorta di pregiudizi e di accuse; e oggi vi è l’inorridita reazione antisraeliana di tanti alla volontà di Netanyahu di attuare una soluzione finale al problema costituito dalla presenza dei palestinesi in Palestina.





