Cinema e televisione sono riusciti a banalizzare la violenza – una violenza spesso allucinante – rendendola onnipresente. Ma oggi è il sentimento dell’amore a saturare ogni trama e a far trionfare sullo schermo un romanticismo da mercato delle pulci: tutti sono innamorati o stanno per esserlo, del proprio collega di lavoro o del partner di qualcun altro. In questo teatrino eccellono i poliziotti, che vediamo impegnati, tra una sparatoria e l’altra, in continue schermaglie amorose. Da quando poi il capo della polizia, qualunque sia la storia propinataci, è sempre una donna e per giunta bella, per tenere la contabilità degli amori in un commissariato ci vorrebbe, a tempo pieno, un contabile.
Nessuna categoria lavorativa è risparmiata dal virus dell’amore; causa di vere pandemie sugli schermi. Negli sceneggiati l’indigestione d’amore è garantita; e così anche il successo di pubblico. Per non parlare dei talk show italiani, popolati da donne scosciate e con i labbroni rifatti, che discutono – parlando tutte insieme – dei tanti amori dei personaggi celebri.
In campo finanziario si parla di bolla per designare “l’aumento anomalo del prezzo di un bene o di un’attività, reale o finanziaria, non giustificato dall’andamento dei fondamentali di mercato”. Oggi sono i bollori sentimentali ad aver creato una gigantesca bolla amorosa in Tv e al cinema, dove tutti si innamorano per volontà del regista che viola allegramente i fondamentali del mercato dei sentimenti.

Si usava dire che il giovane americano si trovava a vent’anni ad aver visionato decine di migliaia di omicidi sullo schermo. Oggi, più numerose che gli stessi omicidi sono le scene d’amore, ricche di contorsioni, di acrobazie e di baci violenti che nella vera vita provocherebbero una corsa dall’ortopedico o dal dentista. Questi attivisti su scena dell’amore d’assalto assolvono il loro nobile impegno sia vestiti, sia in mutande, sia anche senza, cercando di apparire realistici attraverso contorsioni da circo equestre e forti mugolii. E lo spettatore si delizia nell’assistere, da perfetto guardone, alla fattiva messa in opera, tra le lenzuola, del nobile sentimento amoroso da parte dei suoi eroi.
Speriamo che in Occidente, grazie a questi continui corsi preparatori all’accoppiamento, aumentino finalmente le nascite. Ma finora, ad aver attecchito nella vera vita sono le aggressioni armate e le sparatorie, propagandate da cinema e Tv.
L’affetto di questo termine unico – “amore” – cui ricorriamo con enfasi è di unificare una gamma di sentimenti di varia natura. Ma noi non disponiamo di altri termini. I greci, invece, designavano con parole distinte i vari tipi di amore, tra cui eros (passione), philia (amicizia), agape (amore incondizionato) e storge (affetto familiare). Per noi spettatori postmoderni vige invece l’amore all’ingrosso, l’amore ammucchiata, in cui l’anello dei cosiddetti fidanzati quando c’è, è tutt’al più l’anello che uno dei due porta al naso.
Questi amori inflazionati spesso, purtroppo, si denaturano e persino degenerano in sentimenti d’odio. Il fenomeno della violenza inflitta al proprio partner o ex partner – vedi i femminicidi – è spesso causato proprio dalle conseguenze di questo tanto celebrato amore spontaneo, che è inevitabilmente mutevole e spinge gli individui alla varietà, ai cambiamenti, e ai grandi numeri, causando risentimenti e odi.
Il matrimonio vecchia maniera, ormai finito in soffitta, garantiva un po’ più di rispetto per il partner e per i figli. Persino i matrimoni combinati, tuttora esistenti in certe società retrograde, non creano gli inferni che la libera scelta, abbondante e ripetuta da catena di montaggio, produce. Sì, le nostre società si sono finalmente liberate dalle ipocrite convenzioni del passato che davano ai certificati un effetto vincolante. Le quali ipocrite convenzioni però, se non altro, miravano a farci rigar dritto.





