Venezia, 1 ago. (askanews) – L’edizione 2026 del festival internazionale di danza contemporanea della Biennale di Venezia si chiude con un bilancio di 17mila presenze e un riempimento delle sale al 90%. Numeri più bassi rispetto all’edizione da record del 2025, ma che confermano l’attenzione del pubblico e la solidità della proposta culturale, che per quest’anno il direttore artistico Sir Wayne McGregor ha incentrato intorno a un’idea non lineare del tempo. “Gli artisti che ho scelto – aveva spiegato ad askanews – lavorano sul tempo in modi molto diversi, per esempio considerano il tempo geologico, cercando radici ancestrali e usando il corpo come un archivio nelle performance. Abbiamo avuto spettacoli con danzatori molto più anziani di quanto ci si sarebbe potuti aspettare e che ci fanno chiedere come mai la danza è una arte così giovane, non potrebbe essere espressa anche da corpi che hanno sviluppato un’intelligenza fisica nel corso della vita?”.
Questa idea di non linearità temporale ha attraversato tutto il festival, con momenti davvero importanti, come per esempio la messa in scena di “Five Days in the Sun” di Emanuel Gat, uno degli spettacoli che resteranno di questa Biennale, che si è anche confrontata con i misteri, lo spazio, l’invisibile, così come con temi sociali e attivismo, come nel caso della Leone d’argento sudafricana Mamela Nyamza.
E se avevamo pensato che questo “Time Does Not Exist” sarebbe stato una sorta di congedo di Sir Wayne, la Biennale ha invece annunciato in concomitanza con la chiusura del festival, che McGregor resterà alla direzione artistica del settore Danza anche per i prossimi due anni, fino al 2028.





