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Fed conferma i tassi di interesse, Warsh non si sbilancia su settembre

Roma, 29 lug. (askanews) – La Federal Reserve ha deciso di mantenere i tassi di interesse sul dollaro ad una forchetta del 3,50-3,75%, con un voto preso a maggioranza: 9 favorevoli mentre altri 3 componenti del direttorio, il Fomc, avrebbero voluto un rialzo da 0,25 punti percentuali. Nelle dichiarazioni introduttive della conferenza stampa esplicativa, il presidente Kevin Warsh ha rilanciato frasi che apparentemente risuonano restrittive: “ove necessario e appropriato non esiteremo ad agire”, ha detto. Ma poi, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha evitato di sbilanciarsi sulle mosse future.

In particolare, ripetutamente interpellato sull’attesa dei mercati di un rialzo al prossimo direttorio (il 15 e 16 settembre) ha puntualizzato che alla Fed “non saremo vincolati dai prezzi di mercato, anche se penso che sia opportuno capire che i mercati possono essere una fonte di informazione molto utile, ma non perfetta”.

I tassi di mercato sono saliti. “Questo non significa che lo prendiamo come un diktat, ma lo osserviamo”, ha proseguito. Guadando avanti “abbiamo decisioni importanti da prendere. La politica monetaria conta non solo per quello che diciamo, ma per quello che facciamo”. Ad ogni modo “se l’inflazione continuerà ad essere elevata nel periodo previsionale, i tassi di interesse potrebbero essere la soluzione”, ha anche affermato.

Ma appunto, con quel “se” davanti, Warsh non ha fornito indicazioni esplicite. Del resto al suo debutto aveva detto di voler evitare assolutamente anticipazioni sulle mosse future (basta con la forward guidance).

Secondo la Federal Reserve l’attività economica “si sta espandendo a un ritmo solido, a dispetto dell’incertezza” in parte legata al conflitto in Medioriente. “L’inflazione resta elevata rispetto all’obiettivo del 2%”. Il direttorio della banca centrale Usa riafferma che assicurerà “la stabilità dei prezzi”.

La decisione è in linea con le attese dominanti, anche se i rafforzamenti dei prezzi del petrolio legati al conflitto in Iran avevano alimentato anche aspettative di un possibile rialzo.

In serata si consolida il rimbalzo del petrolio innescato dalle rinnovate ostilità tra Stati Uniti e Iran. Il Barile di Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord risulta in aumento di oltre l’8% al 90,92 dollari. Il West Texas Intermediate scambiato sui mercati Usa sale di oltre il 7% a 84,88 dollari. Wall Street ha chiuso in netto ribasso: a fine contrattazioni il Dow Jones ha lasciato sul terreno il 2,18%, l’S&P 500 500 ha segna un meno 1,51% e il Nasdaq meno 1,74%, mentre proseguivano anche le vendite su diversi gruppi legati all’intelligenza artificiale e ai microprocessori.

Intanto sono risaliti i tassi sui Treasuries statunitensi, sulla scadenza decennale sono aumentati di 7 punti base al 4,677%, sui titoli a trent’anni i rendimenti hanno marginalmente superato il 5,20%, ai massimi dal 2007.

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