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Gli italiani nella Montréal multilingue | Integrazione e identità

Le tante cose ascoltate nel corso di una conferenza non sempre mi rimangono nella mente in maniera duratura. Ciò è invece avvenuto per la presentazione fatta di recente dal prof. Fabio Scetti all’IIC di Montréal: “Identikit degli italiani a Montréal: lingue, storie e identità”; e ciò a causa della ricchezza delle idee espresse dal conferenziere. Fabio Scetti, linguista, ricercatore e professore alla Université du Québec à Trois-Rivières, dotato inoltre di una ricca esperienza di studio e di vita oltre che in Italia e in Francia, anche nell’area lusitana, ci ha presentato in questa occasione i primi risultati di una sua interessante ricerca sugli Italiani di Montréal.   Gran comunicatore, dall’eloquio chiaro e suadente, e dal fare diretto e spontaneo, il prof. Fabio Scetti ha conquistato i presenti. Al punto che, venuto il momento delle domande, la partecipazione del pubblico, di cui la sala era colma, è divenuta incalzante e direi appassionata.

 

Il conferenziere ha tracciato un profilo – identikit – per ognuno dei partecipanti a questo suo studio sugli immigrati, dopo un colloquio  avuto con ciascuno. Colloquio che ha portato sull’identità: italiana, quebecchese, canadese. In tale profilo è stato messo in evidenza, tra l’altro, il grado di conoscenza delle varie lingue, dialetti inclusi. L’appartenenza identitaria, a Montréal, è spesso multipla, anzi mista. Ma ve n’è una che prevale. Lo studio del prof. Scetti ha una connotazione anche antropologica, poiché il partecipante si è spesso abbandonato alla narrazione delle proprie esperienze esistenziali in relazione al “vivere all’estero” (immigrati di prima generazione). “Estero” se non per lui, per i suoi genitori e ascendenti, nel caso delle generazioni successive. A giudicare dai casi presentateci, l’identità originaria è tenace tra i trapiantati italiani. Merito, secondo me, anche dell’immagine positiva che l’Italia proietta nel mondo, con le sue bellezze, il suo passato, i suoi prodotti, la sua cultura, l’inventiva dei suoi abitanti. E dire che non molti anni fa, nel Québec, l’italianità veniva tenuta quasi nascosta da certuni, a causa dell’imperversante italofobia.

 

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Mi ha sorpreso il profilo di una giovane donna, nata qui e che conosce solo un po’ la lingua di Dante, ma che rivendica con forza la propria italianità, affermando che senza questo suo voler essere italiana si sentirebbe una “non persona”. È un caso limite, che mette però in evidenza gli effetti del mondo multiculturale montrealese, in cui l’adesione ad una delle due lingue dominanti non indica l’acquisizione immediata di una nuova identità collettiva nazionale. Dopo tutto, il multiculturalismo è una sorta di contenitore di paesi trapiantati. L’identità dei figli e discendenti dell’immigrato comporta un discorso, invece, più complesso. Il poter divenire Québécois è un’impresa ardua, a causa del carattere assai esclusivista dell’identità franco-quebecchese. L’identità canadese, da parte sua, è un’identità semi statunitense.

 

Mi ha sorpreso l’amaro commento di un anziano, giunto qui con i genitori da bambino, che ha deprecato la scelta dei suoi genitori: “Avrebbero dovuto scegliere invece che il Canada, dal freddo atroce, un paese come l’Australia”. Arrivati ad una certa età, il rigetto della terra d’adozione è un fenomeno ben presente qui a Montréal, caleidoscopio di identità etnoculturali eterogenee dove manca il senso di un affratellante destino nazionale collettivo.

 

Un altro intervistato – una giovane donna italiana cosmopolita – ha espresso un forte disdegno per gli Italiani di qui e per il loro mondo “cristallizzato” ovvero incartapecorito. “Non sono di certo venuta qui in Canada per stare tra gli Italiani. Altrimenti sarei rimasta in Italia” ha detto in sostanza. Mi sentirei di suggerire a questa italiana dal naso all’insù di evitare anche gli Ebrei, i Cinesi, i Sudamericani e la lunga serie di gruppi etnici, e di farsela solo con i Canadesi. Ma credo che avrà difficoltà ad incontrare esemplari di veri Canadesi.

 

Mi fermo qui, ma il mio estrapolare idee e spunti dalla conferenza del prof. Fabio Scetti ancora continua…

 

Il nostro Claudio Antonelli, domenica 9 novembre, con inizio alle ore 14, presso la Casa del Veneto (7995 Av. Blaise-Pascal, Montréal), terrà una conferenza su “Italofonia: lingua oltre i confini”.

 

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