Roma, 5 lug. (askanews) – Prosegue e si accentua la risalita dei prezzi dei carburanti, dopo il venir meno dello sconto sulle accise, che ieri aveva visto moderati rincari. Secondo l’ultima rilevazione dell’osservatorio del ministero di Imprese e Made in Italy, sulla rete stradale la benzina è mediamente salita a 1,841 euro al litro, considerando la modalità “self service”, il diesel a 1,922 euro al litro. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio (sempre ‘self’) è di 1,932 euro al litro per la benzina, mentre il gasolio ha raggiunto 2,004 euro al litro.
Venerdì, prima dello stop allo sconto sulle accise, lo stesso Osservatorio aveva comunicato 1,803 euro al litro per la benzina e 1,882 euro sul diesel, sulla rete stratale in ‘self’, e 1,894 euro-litro per la benzina e 1,968 euro-litro per il gasolio sulle autostrade.
Immediata la portesta dell’Unione nazionale dei consumatori. “Ringraziamo il Governo per la stangata che si è abbattuta sugli automobilisti, considerati sempre polli da spennare. Il mancato rinnovo del già misero sconto sulle accise ha fatto salire, come aveva preannunciato, il gasolio in autostrada oltre i 2 euro al litro, nelle strade normali sopra 1,9 euro. Anche la benzina torna oltre la soglia di 1,9 in autostrada. Un pieno da 50 litri in appena 2 giorni è rincarato di circa 2 euro. E non è ancora finita, considerato che si tratta di prezzi in modalità self service e che, quindi, se non si vende in quel distributore anche il servito, molti prezzi saranno aggiornati solo lunedì mattina”, dichiara con una nota Massimiliano Dona, presidente dell’Unc.
Precedentemente, una previsione del gigante bancario City indicava che il calo dei prezzi del petrolio potrebbe proseguire fino a portare il Brent giù a 60 dollari al barile per la fine dell’anno, rispetto agli attuali circa 72 dollari.
Secondo gli analisti della Banca statunitense sul mercato globale tornerà a farsi sentire l’eccesso di offerta che si stava già manifestando prima della guerra in Iran. Il conflitto ha determinato una impennata dei prezzi con il barile salito fino a oltre 125 dollari, sui massimi dal 2022, ma poi con la tregua e l’accordo Usa-Iran si è verificato un drastico calmieramento.
Secondo City, al di là delle dichiarazioni intransigenti, sia gli Stati Uniti sia l’Iran hanno interesse a tenere in piedi l’intesa. L’effetto rialzista della ripresa della piena tassazione sui carburanti alla pompa potrebbe quindi avere un bilanciamento nella direzione opposta in ulteriori cali delle quotazioni del greggio.





