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Mia sorella, Laura Antonelli | Generosità e coraggio

VIII parte

 

Il molto dare, quasi sempre senza ricevere, fu la caratteristica di mia sorella, fino alla sua morte, insieme al coraggio anche fisico; dote questa che nella nostra famiglia ha sempre avuto un posto di riguardo, tanto che un giorno udii mio padre dire amareggiato che i nostri nemici slavi, combattenti implacabili, meritavano dopo tutto più rispetto di certi italiani sprovvisti di sentimento nazionale e pronti a scappare e a salire sul carro del vincitore.

 

Ricordo che dove abitavamo, la zona collinare “Camaldoli”,  a Napoli, dove eravamo giunti da Venezia, Laura, adolescente, in un momento di pericolo dimostrò prontezza di spirito, coraggio e altruismo: non esitò a precipitarsi e a protendersi pericolosamente, aiutata da me che la tenevo con forza per un braccio affinché non cadesse, su una vasca profonda, situata in una sorta di cantiere edile, per cercare di salvare un giovane che vi era appena caduto e che annaspava ed ingoiava acqua non sapendo nuotare. E riuscì a salvarlo afferrandogli il polso e tirandolo a sé. I nostri coetanei, che fino a pochi attimi prima si trovavano con noi, erano sciamati via impauriti.

 

Anche altre volte dimostrò coraggio; e in un caso avventatezza come quando, molti anni dopo, non si fece impaurire dalle minacce di un individuo di cui aveva acquistato tempo prima, mentre costui si trovava in prigione, una proprietà nella località Sasso (Cerveteri) tramite un’asta giudiziaria (cui io stesso avevo partecipato come agente di Laura). Tale individuo, ben noto e temuto dalla gente del posto, una volta uscito di prigione rivendicava da Laura la proprietà perduta o, in sostituzione, il prezzo o almeno una parte del prezzo da lei sborsato. Laura volle venirgli incontro e gli diede un paio di volte delle somme per aiutarlo, date le sue miserevoli condizioni economiche. Ma di fronte al suo insistere aggressivo, perché questo individuo tornava alla carica per avere sempre di più, Laura, stanca delle sue minacce, controbatté con parole dure alla sua ennesima telefonata sfidandolo a mettere in atto ciò che minacciava di fare. E questo pregiudicato da tempo minacciava di ricorrere alla violenza, e per la precisione di far uso d’esplosivo. Non vi nascondo che l’atteggiamento di Laura mi sorprese e mi sconcertò. Ricordo bene l’episodio perché ero accanto a Laura al momento di quella telefonata.

 

Sì è vero: Laura fu di una generosità spesso eccessiva di cui beneficiarono in tanti. Questa sua munificenza si protrasse fino alla dispersione delle sue intere sostanze attraverso elargizioni in danaro fatte a certi pseudo poveri, a vicini di casa, a preti, a mendicanti, a fattucchiere, a sconosciuti che la muovevano a pietà con le loro furbe storie. Forse mia sorella era mossa da un inconscio desiderio di far parte di un insieme, di essere accettata, d’integrarsi; e di consolidare, da trapiantata finita lontana dal solco del suo mondo d’origine travolto e sparito per sempre, le proprie tormentate radici.

 

Della sua generosità beneficiarono a lungo e largamente i membri della sua piccola coorte di ruffiani opportunisti e di pseudo amici, e in particolare un paio di persone cui lei si affidava anche per decisioni importanti a carattere economico, tra cui il suo contabile. Non è un segreto che Laura, tra i tanti beni da lei posseduti, aveva una grande collezione di gioielli che però si assottigliò e quindi scomparve, a causa tra l’altro di un pesante furto che subì nel suo appartamento, al centro di Roma (Via di Campo Marzio), e un’altra volta per essersi fidata di un dipendente della banca dove aveva una cassetta di sicurezza e al quale, credo di ricordare, lei aveva lasciato in custodia la propria chiavetta. E un bel giorno Laura si recò in banca e non lo trovò più: si era licenziato. E la cassetta era vuota. Cercò di localizzarlo, ma nessuno sapeva dove fosse finito. Ultimamente, trovandomi a Ladispoli, ho udito da un caro amico della nostra famiglia il racconto di come un gioielliere di Ladispoli, cui Laura aveva affidato un involto contenente i suoi ultimi gioielli, riuscì ad impadronirsene abilmente, minacciando inoltre di violenza questo nostro amico che era intervenuto per cercare di recuperarli. Sembrano storie inventate, ma sono invece reali insieme a tante altre anch’esse in apparenza inverosimili.

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