Domenica mattina soleggiata e voglia di vacanze. Accendi il televisore e per un attimo pensi di non essere completamente sveglio. Stenti a crederci, ma il Presidente americano Trump ha deciso di colpire tre siti nucleari iraniani, tra la sorpresa del mondo intero, Stati Uniti compresi. E così, come molti esperti avevano previsto, la guerra si allarga in Medio Oriente. La spropositata reazione di Netanyahu all’attacco di Hamas contro Israele il 7 ottobre 2023 — un attacco che tutti hanno condannato — ha generato tensioni e instabilità in tutta la regione. Una delle prime vittime è stato il Libano, un tempo conosciuto come la Svizzera del Medio Oriente. L’Iran era da tempo nel mirino, a causa dei suoi siti nucleari e dell’uranio arricchito. Ora, l’attacco americano arriva a sorpresa. E l’Unione Europea? Per il momento tace, e conta poco. Il Presidente americano la incita al riarmo. Per difendersi? C’è poco da stare allegri: questa è la situazione! In più, l’Unione Europea resta ai margini, ostaggio dell’imprevedibilità del Presidente americano, che guida la nazione più potente del mondo come se fosse il suo supermercato. Sono preoccupato da questo vento di guerra che soffia sul mondo, e stupito dalle dichiarazioni di Trump che parla di pace… facendo la guerra.

Il mondo dell’emigrazione
Sono un emigrante tornato a casa dopo una vita in Canada e seguo sempre con interesse il mondo dell’emigrazione italiana. Qualche volta quasi mi costringono a partecipare a convegni, ma le mie considerazioni spesso sorprendono i partecipanti. Due esempi. Il primo me lo ha raccontato un amico che vive a Toronto. Al suo paese, dopo anni in Svizzera, torna un compaesano e va al municipio per richiedere un documento. L’impiegato lo ascolta e gli dice di tornare dopo due giorni. Ritorna e, come spesso accade, il documento non è pronto. “Ritorna fra due giorni”, ripete l’impiegato. Ma dopo altri 2 giorni il documento non è ancora pronto. Allora si alzano i toni e va a finire come spesso finisce: con una grande litigata. Dopo qualche giorno il Sindaco lo incontra, lo invita nel suo ufficio e gli chiede se le sue intenzioni fossero quelle di restare al paese o di ritornare in Svizzera. Il messaggio era chiaro. Il mio amico non mi ha detto se il suo compaesano sia rimasto o abbia preso il primo treno per la beneamata Svizzera.
E ancora…
Vado a Campobasso, negli uffici della mia compagnia di assicurazione, per ripresentare i documenti delle mie auto… storiche, cioè con almeno trent’anni di vita. Si tratta della mia prima auto italiana, una Punto, una Suzuki che ha resistito agli inverni canadesi, e una Moto Guzzi 350cc, sulla quale sono salito un paio di volte contro la volontà di mia moglie, ogni volta che minaccia il divorzio. L’assicuratore era di buon umore. Ha fotocopiato i documenti ma, ritenendo l’operazione inutile perché già in possesso della compagnia, gli ho chiesto perché fosse necessario presentarli di nuovo. “La compagnia sta facendo delle verifiche per accertarsi che siano davvero auto storiche. Molti falsificano i dati per pagare di meno”, mi ha risposto. Poi, parlando, ha scoperto che ero canadese. Come succede a chiunque abbia conosciuto dei canadesi o abbia viaggiato in Canada, gli si sono illuminati gli occhi: “Gran bel Paese, il Canada. Però io preferisco l’Italia: bel clima, si mangia divinamente, si vive a lungo… e si lavora quando si vuole, se si lavora’’. Gli ho fatto l’assegno di 250 euro e l’ho salutato scuotendo la testa, con qualche certezza in meno e qualche dubbio in più.





