La Settimana di Pasqua è stata segnata dalla scomparsa di Papa Francesco, che ha scelto di lasciarci proprio il Lunedì dell’Angelo, il giorno successivo alla Risurrezione di Gesù. Numerose sono state le telefonate da Montréal per chiedere come gli italiani avessero accolto la notizia. È stata una sorpresa che ha lasciato in tutti noi un senso di vuoto, spaesamento e immenso dolore. Papa Francesco era profondamente amato: con il suo esempio e il suo magistero era riuscito a riavvicinare la Chiesa agli ultimi, ai più umili. Per giorni, tutte le reti televisive hanno trasmesso interviste a prelati, fedeli e personalità che avevano conosciuto o frequentato Papa Francesco. Nel frattempo, numerosi presidenti e primi ministri si sono recati a Roma per partecipare alle esequie. Persino Donald Trump si è fatto vedere, con molti politici che hanno cercato in ogni modo di incontrarlo. Indimenticabile la foto e l’incontro, forse foriero di speranza, tra il presidente americano e quello ucraino, Volodymyr Zelensky: due sedie, un breve colloquio, e forse… un miracolo. La pace. Pare infatti che Trump stia cambiando atteggiamento nei confronti di Zelensky, il quale, nella prospettiva di porre fine alla guerra con la Russia, sembrerebbe disposto a considerare la cessione della Crimea a Putin. Tra una decina di giorni inizierà il Conclave e già si rincorrono pronostici e indiscrezioni che, come la storia insegna, vengono quasi sempre smentiti. Di solito, i favoriti della vigilia non arrivano mai al traguardo. E come recita il vecchio adagio: chi entra Papa, esce cardinale.

Spopolamento delle aree interne. Ogni tanto, quando si organizza un convegno sull’emigrazione o sullo spopolamento delle aree interne in Italia, qualche amico si ricorda di me e mi invita a partecipare. Molto interessante, un paio di settimane fa, è stato il convegno organizzato dal sociologo Orazio Di Stefano a Palmoli, in provincia di Chieti. Come spesso accade in questi incontri, i partecipanti sono molto preparati, i discorsi sono ricchi di spunti, ma poi, purtroppo, nulla di concreto accade. Molto apprezzato l’intervento del Sindaco di Palmoli, che conosce bene la realtà del suo territorio: negli ultimi anni, il suo paese è passato da 8.000 a soli 850 abitanti. Ha aperto le porte agli immigrati, ma soltanto poche famiglie hanno scelto di fermarsi. Stessa situazione per i discendenti degli emigrati in Argentina, che tornano nei paesi dei loro nonni o genitori per riacquistare la cittadinanza italiana o cercare un’opportunità di lavoro. Qualcosa si muove, a livello municipale e regionale, ma manca una chiara strategia a livello nazionale. Chi arriva nei nostri paesi del Sud, in genere, trova una buona accoglienza. Gli immigrati di ritorno lavorano soprattutto nel settore agricolo e nella ristorazione, cercando di sbarcare il lunario in attesa di tempi migliori o di una sistemazione più stabile in Spagna o in altri paesi europei.
Che campionato! I pronostici, come per l’elezione del Papa, si fanno un po’ per abitudine, ma raramente ci si azzecca davvero. Tornando a quelli che avevo formulato alla vigilia di questo campionato, prevedevano un buon cammino per Milan e Juventus, mentre ero scettico sul Napoli, che aveva perso due pezzi da novanta: prima Osimhen, poi Kvaratskhelia. E invece, mentre Juve e Milan hanno avuto un rendimento quantomeno incostante, il Napoli — dato da molti come tecnicamente inferiore all’Inter — è di nuovo primo, a quattro giornate dalla fine. Il calendario sembra favorirlo, ma, come sappiamo, nel finale di stagione le sorprese sono sempre dietro l’angolo. Al momento, il Napoli appare favorito e, chissà, forse il suo allenatore Antonio Conte ritroverà finalmente il sorriso.





