di Alessandra Cori
In tutto il mondo la si festeggia il 17 gennaio in occasione del World Pizza Day, la giornata mondiale dedicata a questo piatto iconico, nato in Italia ma ormai diventato globale.
Invece in Italia il rito della pizza si celebra ogni giorno. Alte o basse, tonde o al trancio, bianche o rosse, morbide o croccanti, sono 2,2 milioni quelle servite quotidianamente nei canali del fuori casa per un consumo pro capite annuo di 7,8 kg, stima il Centro di formazione e ricerca sui consumi (Crc). La passione per margherita e capricciosa alimenta un circuito di 50mila pizzerie con 300mila addetti e 15 miliardi di euro di giro d’affari, secondo la Confcommercio.
Quello della pizza è un settore che regge anche ai tagli della spesa domestica. Infatti, le famiglie hanno diminuito le uscite e ridotto lo scontrino, ma alla pizzeria non hanno rinunciato. La pizza ha tenuto meglio di altri settori del fuori casa tanto che, nell’anno commerciale finito lo scorso settembre, i volumi sono rimasti sostanzialmente stabili mantenendo la pizza tra i prodotti più consumati fuori di casa, considerato che è presente nel 12,7% delle occasioni in cui si frequenta un locale pubblico.

A quelle ordinate in pizzerie, take-away e delivery, si aggiungono le 71mila tonnellate di pizze surgelate comprate in un anno nella Gdo e di cui gli italiani hanno aumentato gli acquisti anche nel 2025 sfiorando i 488 milioni di euro di spesa.
E poi c’è da ricordare quel 40% di famiglie che, secondo un’indagine Ixè, la pizza se la fa in casa, comprandone i singoli ingredienti. A partire da impasti e basi pronte, che rappresentano il 7% della spesa destinata nel 2025 all’acquisto di derivati dei cereali nella grande distribuzione.
Del resto la capacità di innovare è fondamentale in un mercato che deve tenere sempre il passo con le tendenze emergenti nel food. Ecco, dunque, il debutto della pizza per friggitrice ad aria, il rilancio dei formati mini e l’ampliamento dell’offerta di pinsa, che cresce a doppia cifra tra il 2024 e il 2025.
La pizza, dunque, è sempre più un pilastro dell’economia alimentare italiana in quanto potente vettore globale del Made in Italy. Soprattutto in Paesi come Francia, Austria e Svizzera, dove un terzo dei cittadini la ritiene l’icona della cucina italiana.
Anche online la pizza rappresenta il primo e più immediato punto di contatto con l’italianità poiché “pizzeria” è il termine più cercato sul web in Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Germania, Francia e Spagna, con oltre 4 milioni di ricerche mensili, ci dice Real Italian Restaurants (piattaforma digitale che attesta l’autenticità dei ristoranti italiani all’estero).
A livello globale, il mercato della pizza supera i 150 miliardi di dollari ed è
proiettato oltre i 409 miliardi entro il 2032, con una crescita prevista a un tasso annuo del 5,4%, stima Fortune Business Inside. La parte del leone la fanno gli Usa, con oltre il 38% del business, ma anche l’Italia gioca un ruolo importante, poiché concentra il 52,3% delle quantità di pizza consumate fuori casa nei cinque principali mercati europei.
I consumi intermedi rappresentano il 40% circa del giro d’affari delle pizzerie in Italia pari ad almeno sei miliardi di indotto, tra i fornitori di servizi e di ingredienti. E se, finora, questo è stato terreno fertile per produttori di farine, latticini e conserve di pomodoro, ora anche altri settori del food hanno iniziato a investire nel ramo. Sono marchi di acciughe e di salumi che hanno visto nella pizza gourmet un efficace veicolo di promozione del proprio brand.
A fare da volano è, inoltre, l’espansione delle catene italiane di pizzerie, che da alcuni anni stanno crescendo grazie alla capacità di combinare qualità artigianale e stile italiano con la solidità di un modello di business di tipo anglosassone. Un settore in forte movimento e che attira investitori al punto che il 21% di tutte le operazioni di Fusioni e Acquisizioni registrate in Italia nel foodservice tra la fine del Covid e la metà del 2025 ha riguardato proprio le pizzerie.





