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Elezioni Québec 2026 | Vince il PQ: Plamondon Premier ma senza maggioranza

 

Dopo dodici anni, il Parti Québécois torna al governo con Paul St-Pierre Plamondon, fermandosi però sotto la soglia della maggioranza assoluta in Parlamento. I Liberali si confermano a Montréal, nella capitale nazionale avanzano con forza i Conservatori, mentre la CAQ subisce un tracollo storico. Sullo sfondo torna inevitabilmente il tema dell’indipendenza

 

MONTRÉAL – Dopo 39 giorni di campagna elettorale, i quebecchesi hanno deciso: il Québec cambia pagina e torna nelle mani del Parti Québécois. Il 49enne Paul St-Pierre Plamondon sarà il 34º Primo Ministro della Belle Province e guiderà un governo péquiste di minoranza. Con lo scrutinio giunto all’88,49% dello spoglio, il PQ si attesta intorno al 28% dei voti e a 59 seggi, 5 in meno dei 64 necessari per conquistare la maggioranza assoluta nella nuova Assemblea nazionale, che da queste elezioni conta 127 deputati. Il Partito Liberale del Québec segue con circa il 24% dei consensi, il Partito Conservatore conservateur del Québec con il 21%, la Coalizione Avvenire Québec attorno al 13% e Québec solidaire al 12%. Con lo spoglio giunto al 98,58%, la partecipazione si attesta al 67,10% (su 6.495.984 elettori aventi diritto), superiore al 66,15% registrato nel 2022.

 

Il Québec cambia, ma senza carta bianca. La fotografia politica uscita dalle urne è netta: i quebecchesi hanno scelto il cambiamento e riportato al governo un partito che ne era lontano da dodici anni, senza però consegnargli il controllo assoluto dell’Assemblea nazionale. Il PQ non ha sfondato ovunque. A Montréal ha incontrato il muro liberale, mentre nella regione di Québec e soprattutto in Chaudière-Appalaches è avanzato con forza il Parti conservateur di Éric Duhaime. Ne nasce un governo pechista forte, ma non autosufficiente. St-Pierre Plamondon dovrà cercare appoggi in Parlamento, scendere a patti e costruire maggioranze variabili a seconda dei temi all’ordine del giorno. È dunque un voto per il cambiamento, ma non una cambiale in bianco.

 

Dai 3 deputati del 2022 ai 60 di oggi. La portata della resurrezione del Parti Québécois si comprende soprattutto tornando indietro di appena quattro anni. Il 3 ottobre 2022 il PQ aveva raccolto il 14,61% dei voti ed eletto soltanto tre deputati, il peggior risultato della propria storia. Quattro anni dopo, i tre deputati péquistes sono diventati 60. Una metamorfosi che appariva quasi impensabile quando Paul St-Pierre Plamondon assunse la guida del partito nel 2020. Il PQ era allora sull’orlo del precipizio e c’era chi si chiedeva se il giovane avvocato sarebbe stato l’ultimo leader nella storia della formazione fondata da René Lévesque. Alle elezioni del 2022 anche PSPP dovette combattere fino alla fine per conquistare Camille-Laurin. Oggi sarà invece lui a guidare il Québec.

 

Dodici anni dopo Pauline Marois. Per il Parti Québécois si chiude così una lunga traversata del deserto. L’ultima volta che il partito sovranista aveva governato il Québec era stato con Pauline Marois, Première ministre dal settembre 2012 all’aprile 2014. Plamondon diventerà il settimo Primo ministro péquiste nella storia della provincia, dopo René Lévesque, Pierre Marc Johnson, Jacques Parizeau, Lucien Bouchard, Bernard Landry e Pauline Marois.

 

Torna l’opzione separatista. Con il ritorno del PQ al governo torna inevitabilmente anche la questione nazionale. St-Pierre Plamondon ha promesso un terzo referendum sull’indipendenza, ma ha rinviato l’appuntamento a dopo la conclusione della presidenza di Donald Trump, dunque dopo gennaio 2029, motivando la scelta con l’incertezza geopolitica provocata dall’attuale amministrazione americana. La vittoria del PQ, tuttavia, non equivale affatto a un mandato per separare il Québec dal Canada. Il consenso per la sovranità resta infatti nettamente inferiore a quello raccolto complessivamente dalle forze nazionaliste: gli ultimi rilevamenti collocavano il Sì attorno al 30%, con circa sette quebecchesi su dieci contrari. Qui sta uno dei grandi paradossi del voto del 2026: il Québec rimette al governo il suo principale partito indipendentista, ma senza concedergli né la maggioranza parlamentare né una maggioranza popolare sul progetto sovranista.

 

Plamondon: “Orgoglioso di essere quebecchese”. Accolto a Montréal dai militanti sulle note di Gens du pays, Paul St-Pierre Plamondon ha parlato da futuro Primo ministro: “Mi mancano le parole per dirvi quanto sono orgoglioso di essere quebecchese”. Il leader del PQ ha detto di essere fiero di aver “ridato il gusto del futuro e del Québec” durante la campagna e ha annunciato l’apertura di “un nuovo capitolo della nostra storia”. PSPP ha promesso di governare “con senso di responsabilità”, tendendo la mano agli altri partiti e impegnandosi a preparare un bilancio capace di riflettere anche alcune delle loro priorità. Ha assicurato inoltre di voler collaborare con Mark Carney e con il resto del Canada, purché “nell’interesse del Québec”. Ma non ha messo da parte il progetto sovranista: “Non dimenticheremo il nostro impegno a consultare i quebecchesi sul loro futuro”, auspicando anche il sostegno dei deputati indipendentisti delle altre formazioni.

 

CAQ, da 90 seggi al rischio di sparire. Se quella del PQ è una resurrezione politica, quella della Coalition Avenir Québec è una débâcle dalle proporzioni storiche. Nel 2022 François Legault aveva conquistato 90 seggi su 125 con il 40,98% dei voti, ottenendo una maggioranza schiacciante. Quattro anni più tardi, la CAQ rischia addirittura di non eleggere nessun deputato. Una caduta verticale che chiude otto anni di governo iniziati nel 2018 e mette duramente in discussione quella “terza via”, nazionalista ma non separatista, con la quale Legault aveva ridisegnato gli equilibri politici del Québec. Diverse figure di primo piano non torneranno all’Assemblea nazionale: France-Élaine Duranceau è stata sconfitta a Bertrand, Bernard Drainville a Lévis e Martine Biron a Chutes-de-la-Chaudière.

 

Fréchette: “La sconfitta è mia”. Anche la leader della CAQ, Christine Fréchette, è stata sconfitta personalmente a Trois-Rivières. È stata la prima dei capi di partito a presentarsi davanti ai propri militanti e non ha cercato alibi. “I quebecchesi hanno parlato”, ha detto, assumendosi “l’intera responsabilità” della sconfitta. “La sconfitta è mia”, ha aggiunto, invitando però i militanti della CAQ a tenere alta la testa. Prima del discorso aveva telefonato a St-Pierre Plamondon per congratularsi e gli ha assicurato collaborazione per una “transizione ordinata” del potere. “I quebecchesi volevano il cambiamento e rispetto la loro scelta”, ha affermato, ribadendo comunque che la CAQ dovrà continuare a incarnare una “terza via” tra federalismo e indipendentismo.

 

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Montréal resta liberale. Se il Québec nel suo insieme ha virato verso il PQ, Montréal resta saldamente liberale. Il Parti libéral du Québec ha conservato tutte le sue 15 circoscrizioni sull’isola, concentrate soprattutto nell’ovest e nel nord della città. Entrano all’Assemblea nazionale anche l’avvocata Valérie Assouline e Michel Leblanc, già presidente del consiglio d’amministrazione della Chambre de commerce du Montréal métropolitain. Il leader liberale Charles Milliard ha inoltre vinto la propria battaglia a Orford, conquistando personalmente l’ingresso a Québec. Per il PLQ, che partiva dai 18 deputati presenti allo scioglimento dell’Assemblea, Montréal si conferma dunque la base sulla quale tentare la ricostruzione provinciale.

 

Rotiroti al sesto mandato. A Saint-Léonard Filomena Rotiroti è stata rieletta in Jeanne-Mance–Viger per un sesto mandato. Eletta per la prima volta nel 2008, la deputata liberale conferma ancora una volta il proprio radicamento in uno dei collegi con la più importante presenza italiana del Québec. Confermati anche

 

Enrico Ciccone a Marquette, al suo terzo mandato, Marc Tanguay a LaFontaine e Jennifer Maccarone a Westmount–Saint-Louis. Per Québec solidaire, Ruba Ghazal conserva Mercier, una delle storiche roccaforti della formazione di sinistra a Montréal.

 

Milliard: “Il Partito liberale è tornato”. Charles Milliard ha promesso un’opposizione “solida, ferma, credibile e intransigente su alcuni dossier”, sottolineando il ritorno in forze del Parti libéral du Québec in diverse regioni. Con circa 40 eletti, i Liberali raddoppiano sostanzialmente la propria rappresentanza all’Assemblea nazionale. “Il Partito liberale del Québec è tornato in diverse regioni”, ha detto Milliard, citando i progressi in Montérégie, Québec, Estrie, Outaouais e Laval. Davanti a un governo di minoranza, ha avvertito, “non daremo nessun assegno in bianco”. Come leader dell’opposizione ufficiale, Milliard intende concentrarsi soprattutto sulla crisi degli alloggi e sulla crisi dei senza tetto, oltre ad opporsi alla convocazione di un referendum sull’indipendenza.

 

L’avanzata conservatrice. Tra i protagonisti della serata c’è certamente Éric Duhaime. Dopo diversi tentativi, il leader conservatore è stato eletto a Bellechasse e farà finalmente il proprio ingresso all’Assemblea nazionale. Il suo partito ha sfondato soprattutto sulla Rive-Sud di Québec e in Chaudière-Appalaches. Per il PCQ è un ribaltamento rispetto al 2022, quando aveva ottenuto quasi il 13% del voto popolare senza riuscire a eleggere neppure un deputato.

 

Duhaime: “Abbiamo scritto una pagina di storia”. Soddisfatto Éric Duhaime, che ha rivendicato l’avanzata conservatrice in cinque regioni del Québec: Chaudière-Appalaches, Capitale-Nationale, Centre-du-Québec, Mauricie ed Estrie. “Questa sera rinasce la speranza in Québec”, ha detto davanti ai militanti riuniti a Lévis, parlando di una pagina di storia e sottolineando come, per la prima volta da un secolo, un consistente gruppo di deputati conservatori sia pronto a entrare all’Assemblea nazionale. Duhaime ha insistito anche sul percorso compiuto dal partito negli ultimi sei anni: il PCQ, ha detto, “non è un fuoco di paglia”.

 

Ghazal: “Abbiamo smentito tutti i pronostici”. Molto soddisfatta anche Ruba Ghazal, che davanti ai militanti riuniti al Club Soda di Montréal ha rivendicato la tenuta di Québec solidaire. “Questa sera abbiamo smentito tutti i pronostici. Siamo ancora qui”, ha detto. “Non molto tempo fa partivamo da lontano. Ma abbiamo combattuto come solo la sinistra sa fare”. Ghazal ha poi insistito sul significato politico del risultato: “Quello che abbiamo dimostrato è che le forze progressiste, le forze di sinistra in Québec sono ancora vive”. 

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