di Alessandra Cori
VENDEMMIA 2025 DA SEGNARE SUL CALENDARIO
Una vendemmia prevista a quota 47,4 milioni di ettolitri, con uve in salute che promettono un’annata molto buona in quasi tutto il Paese con punte di eccellenza. È quanto rilevato dalle stime sulla produzione 2025 di vino, effettuata da Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini insieme agli uffici competenti del ministero dell’Agricoltura e delle Regioni.
La stima prevede che la produzione italiana di vino metta a segno un incremento dell’8% rispetto alla scorsa campagna, riportando i volumi in linea con la media degli ultimi anni dopo due annate particolarmente scarse. Un raccolto che conferma quindi il primato produttivo mondiale dell’Italia, seguita nella classifica dai competitor europei quali Francia, con 37,4 milioni di ettolitri, e Spagna ferma a 36,8 milioni di ettolitri.
Nonostante le piogge delle ultime settimane, le uve si presentano in buone condizioni sotto il profilo sanitario grazie a una gestione agronomica attenta. “Le buone riserve idriche accumulate durante l’inverno, una primavera mite e un’estate anticipata ma altalenante – spiega Assoenologi – hanno favorito una vendemmia anticipata in molte aree e con una distribuzione temporale che si preannuncia lunga, soprattutto nel Mezzogiorno. La maturità fenolica raggiunta in gran parte delle aree, unita al potenziale aromatico favorito dalle escursioni termiche di fine agosto, lascia intravedere vini freschi e longevi al Nord, profili netti ed equilibrati al Centro e rossi di struttura e carattere al Sud”.

Sotto il profilo geografico, la vendemmia – riferisce Ismea – è stata trainata dal Mezzogiorno con un più 18,5%, mentre è stata in recupero nelle regioni del Nord con un +3,3% e in calo invece in quelle del Centro (-3,1%). Fra le regioni al primo posto si conferma il Veneto (11,9 milioni di ettolitri, +2%), seguita dalla Puglia (9 milioni, +17%), e dall’Emilia Romagna (7,1 milioni, stabile). Performance di crescita significative sono state messe a segno da Abruzzo e Molise (entrambe +25%), dalle Marche (+18%), dalla Campania (+13%), dalla Sicilia (+20%) dalla Calabria (+15%) e dalla Basilicata (+40%). Molto bene anche regioni vocate come il Piemonte (+5%) e il Friuli Venezia Giulia (+10%). La panoramica delle regioni prosegue con la Lombardia (+15%), il Trentino Alto Adige (+9%), la Valle d’Aosta (+8%), l’Umbria (+10%), il Lazio (+5%). Stabili rispetto allo scorso anno Liguria e Sardegna. Unica eccezione in negativo, sul piano dei volumi prodotti, la Toscana dove sono attesi 2,3 milioni di ettolitri e un calo del 15% rispetto all’anno scorso.
Nel complesso, dunque, una vendemmia da segnare sul calendario. Soprattutto grazie al clima. Spesso si parla degli effetti negativi del cambiamento climatico, spiegano gli esperti, ma ci sono anche effetti positivi. Il caldo prolungato ha favorito una perfetta maturazione delle uve che in passato, soprattutto al Nord, non maturavano mai. Fino agli anni 80, in Italia si producevano vini pessimi proprio perché le uve non maturavano a sufficienza e bisognava intervenire in cantina. È così che è nato lo scandalo del vino al metanolo. Da allora, però, abbiamo cambiato rotta. La ricerca ha reso disponibili cloni efficienti per produrre in modo omogeneo, forme di allevamento che favoriscono la capacità fotosintetica delle piante, porta innesti che reagiscono allo stress idrico e alla mancanza di minerali.
“Dobbiamo guardare innanzitutto al passato ma anche al presente con ottimismo – ha commentato il Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida- . C’è da essere fieri per quanto è stato fatto finora dal settore del vino italiano con una serie di record nelle esportazioni. Anche le previsioni sul fronte dei mercati esteri a mio avviso non sono negative. Certo, analizzeremo la realtà con attenzione e, se necessario, interverremo con misure efficaci”. “Non nascondo che c’è un quadro mondiale che genera apprensione- ha proseguito Lollobrigida-. Ci sono i dazi Usa e la svalutazione del dollaro anche se al momento ancora non si segnalano cali. Davanti a questo scenario, come Governo, stiamo lavorando insieme a Francia e Spagna perché si arrivi a un’esenzione del vino dai dazi.
Gli Stati Uniti sono un mercato al quale non vogliamo rinunciare”.





