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Una vacanza quasi perfetta

Il mio recente viaggio in Italia merita una revisione necessaria per ristabilire la visione serena della vita che è stata perturbata da vari avvenimenti. Quando si affronta una vacanza prolungata, si deve essere pronti a fronteggiare la “gentilezza” degli amici, il profumo delle spezie della cucina nostrana, le ore interminabili seduti al tavolo che sembra non svuotarsi mai di buone pietanze. Non si può rifiutare l’invito degli amici che preparano piatti tipici, l’offerta di granite alla mandorla, il caffè ad ogni bar della piazza, i cannoli alla ricotta. Ed eccomi sottomesso al desiderio che si sveglia davanti a tanto ben di Dio. Conseguenza: difficoltà a digerire un pezzettino di impanata con la salsiccia che fa venire la voglia di mangiarla tutta, sonnolenza che neanche un litro di caffè può vincere, qualche mal di stomaco e sonno perturbato. Tutti i miei progetti sono svaniti dietro un piatto di pasta al forno, un gelato grande come un pallone da calcio, una parmigiana di melanzane… Ho avuto l’impressione di vivere quel tempo tra un pasto ed un altro e tra un bicchiere di bicarbonato e un cucchiaio di Gaviscon. Salto i problemi con Internet, causati dalla mia difficoltà a concentrarmi, le discussioni con qualche amico che comincia ad avere i mali dell’età, il caldo insopportabile e le serate ad ascoltare le nuove canzoni che qualcuno ha definito “rumore”, ed eccomi finalmente a Milano! Mio cugino mi aspettava, gentile come al solito, d’altronde gli ho sempre detto che il suo carattere è dovuto in parte a me che l’ho sottoposto ad una disciplina ferrea quando era ancora un ragazzino. Basta pensare che quando aveva una decina di anni lo portavo al mare sulla lambretta di mio padre e a quel tempo si era sparsa la voce che quando si va al mare non bisognava mai bere acqua. È vero che gli ho imposto questo supplizio, pena il divieto di venire con me, e un po’ per scherzo, un po’ per vendetta, oggi me lo ricorda sempre. Se sapesse che anch’io mi privavo di quel liquido rinfrescante con una difficoltà enorme! Con la solita gentilezza, ha accolto la mia richiesta di un viaggio in Veneto per salutare uno dei miei più cari amici d’infanzia.

 

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Dopo tre ore siamo arrivati a casa di Corrado e la moglie Maria. Corrado soffre di “distrofia facio-scapolo-omerale (FSHD), una malattia neuromuscolare genetica rara, caratterizzata da una debolezza progressiva dei muscoli del viso (facio), delle spalle (scapolo) e della parte superiore delle braccia (omerale)”; la sua malattia sta facendo atrofizzare lentamente i muscoli. L’avevo visto qualche anno fa e non mi era sembrato in buona forma; mi aspettavo dunque un peggioramento… invece! L’ho trovato che aspettava sul davanzale di casa, appoggiato ad un deambulatore, con un gran sorriso e in buona forma fisica. Quello che più mi ha sorpreso è stata la sua forza d’animo e la serenità che sprigionava da quel sorriso. Tutte le buone intenzioni di far riposare il mio stomaco mangiando meno, sono sparite davanti alle tagliatelle di Maria. A mia difesa devo dire che ho rinunciato alla seconda porzione trattenendo appena l’invidia verso mio cugino che, libero dalla paura del castigo, mangiava una seconda porzione più abbondante della prima e chiedeva un po’ di pane per fare la scarpetta con la deliziosa salsa.

 

La nostra vita ci sembra dura quando arriva una malattia. Ci sentiamo sfortunati di avere un mal di denti o un raffreddore. Davanti a tanta sofferenza, mi sono sentito piccolo e impotente, forse anche fortunato. Ho trovato davvero misteriosa e ammirevole la forza e la serenità che alcune persone, afflitte da una terribile malattia, come il mio amico Corrado, posseggono. Sarà la “speranza? La forza interiore?” o, come dice lui: “Finora sono contento se riesco a fare quattro passi col deambulatore o a braccetto di Maria, in futuro tutto diventerà più difficile. Spero nel Dio che è morto e risorto e nell’angelo custode che mi è stato assegnato e che è al mio fianco, e aspetto con serenità la vita del mondo che verrà”.

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