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Una settimana “imperfetta” a Montréal Guida pratica per viverla al meglio
Mia madre Camilla, io e mia sorella Matilde

 

MONTRÉAL – Mia madre e mia sorella sono venute a trovarmi nel momento forse meno “instagrammabile” dell’anno: quella mezza stagione indefinibile in cui non è più inverno ma non è ancora primavera. Neve che si scioglie, pioggia improvvisa, sole timido. Un meteo imprevedibile, capace di mettere alla prova anche il miglior piano. Mia madre Montréal la conosce già: l’ha vista in piena fioritura e durante il foliage autunnale. Mia sorella invece no: per lei era la prima volta. E quindi, inevitabilmente, la pressione era alta: farle amare la città anche nella sua versione più “difficile”.

 

Giorno 1: vita di quartiere e piccoli riti locali. Abbiamo iniziato con calma. Dopo un lungo viaggio e un fuso orario che non perdona, la prima giornata è stata volutamente “soft”, dedicata alla scoperta del mio quartiere e della vivace Promenade Masson. Tra boutique, atelier e ristorantini, abbiamo passeggiato a lungo, immergendoci in quella che è, a mio avviso, una delle anime più autentiche di Montréal: la vita di quartiere. Qui tutto è a portata di mano, come in una piccola città dentro la città, lontano dal caos del downtown, ma allo stesso tempo vicino a tutto. Un ambiente sempre vivo, dinamico, capace di reinventarsi e di creare occasioni di incontro in ogni stagione. Che sia Natale, Halloween o il periodo dello sciroppo d’acero, c’è sempre un evento, un mercatino, una festa. E infatti, da segnare in agenda c’è la Cabane à sucre urbana della Promenade Masson (11 aprile 2026), dove tra camicie a quadri, musica tradizionale e tire d’érable si respira tutta la magia del Québec.

 

Giorno 2: un viaggio tra ecosistemi e cultura locale.  Il giorno dopo ci siamo immerse in un grande classico: Espace pour la vie, meta ideale soprattutto quando il meteo non è dei migliori. Siamo entrate dal Jardin botanique — ancora spoglio rispetto all’estate, ma comunque affascinante per chi non è abituato ai parchi innevati. E poi… gli scoiattoli. Per noi ormai normalissimi, per loro un evento: foto, video, messaggi agli amici in Italia. Esattamente come facevo io appena arrivata. Poi è iniziato il divertimento: l’Insectarium e la sua serra di farfalle. Mia madre terrorizzata, urletti ogni due minuti, mentre centinaia di farfalle le svolavazzano intorno. Una scena memorabile. Infine il Biodôme, con i suoi ecosistemi che spaziano dalla foresta tropicale alle zone subpolari. Ed è proprio lì, davanti ai pinguini, che le ho viste davvero stupite, come bambine. Nel pomeriggio ci siamo spostate a Verdun per la Cabane Panache, sulla Promenade Wellington: un festival interamente dedicato allo sciroppo d’acero. Food truck ovunque, piatti di ogni tipo — persino la pizza — rivisitati in chiave “érable”. Giochi all’aperto, scacchi giganti, mini hockey, biliardi. Ma la cosa che le ha colpite di più è stata un’altra: la gente che, nonostante il freddo, resta fuori a divertirsi. Mia madre fotografava incredula ragazzini in maniche corte intenti a giocare a biliardo. La serata si è conclusa all’Abreuvoir Bar et Terrasse, in versione St. Patrick’s. Età media 18-20 anni… ma mia madre, con i suoi gesti improbabili, è riuscita a integrarsi perfettamente. Diciamo che ha lasciato il segno.

 

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Giorno 3: Vintage, Old Port e cene “multilingue”.  Il venerdì lo abbiamo dedicato al Plateau-Mont-Royal, iniziando con un brunch da Œufrier, grande classico della zona, e proseguendo il pomeriggio tra le friperie, come Renaissance, Marché Flow ed Eva B. Per mia sorella è stata una vera scoperta: in Italia il second hand è spesso costoso e di nicchia, mentre qui è accessibile, diffuso, quasi parte della cultura quotidiana. Nel pomeriggio ci siamo spostate in quello che è diventato il loro quartiere preferito: il Vieux-Port de Montréal. Passeggiata sul lungofiume e, per scaldarci, una tappa al Centre des sciences de Montréal, interattivo e perfetto per tutte le età. La sera, cena da Maggie Oakes insieme alla famiglia del mio compagno, uno dei ristoranti partecipanti all’Happening Gourmand. Fino al 29 marzo, menù fissi a prezzi accessibili nei ristoranti del Vieux-Montréal: avete ancora qualche giorno per approfittarne. Momento clou della serata: una conversazione tra famiglie in tre lingue diverse. Ma si sa, gli italiani trovano sempre un modo per farsi capire.

 

Giorno 4: Cabane à sucre e sfide tra amici.  Sabato: esperienza 100% quebecchese. Con Communauto, servizio di car sharing, siamo andate fuori città in direzione Mont-Saint-Grégoire, fino alla Cabane à sucre Au Palais Sucré. Per mia sorella è stato un vero shock culturale (in senso positivo): tavolate condivise, piatti tradizionali a non finire, il tutto accompagnato immancabilmente dallo sciroppo d’acero. Un’atmosfera conviviale, rumorosa, autentica. E, ovviamente, valigia piena di souvenir. La sera, rientrate in città, ci siamo spostate da Prison Island Montréal per un’escape room insieme alle mie amiche italiane. Un mix perfetto di gioco, competizione e risate — e anche l’occasione ideale per far incontrare mondi diversi della mia vita.

 

Giorno 5: yoga caldo, vista mozzafiato e parata. Domenica attiva: le ho portate a provare l’hot yoga da Idolem — ancora poco diffuso in Italia — e, nonostante fossero allenate, sono uscite distrutte. Poi, sfidando il freddo e la tempesta di neve, salita al Mont Royal. Perché sì, Montréal va vista dall’alto, sempre, anche con la nebbia ha il suo fascino. Nel pomeriggio corsa verso il centro per il Défilé de la Saint-Patrick. Non c’ero mai stata nemmeno io: musica, colori, gente ovunque. Un’energia contagiosa. E infine, tappa al Time Out Market: il posto perfetto quando si è indecisi, perché ognuno può scegliere quello che vuole.

 

Giorno 6: piatti tipici e aeroporto. Lunedì, inevitabilmente, è arrivato troppo presto. Ultima tappa: La Banquise, per la poutine d’obbligo. Impossibile non far assaggiare il piatto simbolo del Québec. Poi aeroporto: saluti veloci, occhi lucidi e quella sensazione sospesa di non sapere quando ci rivedremo. Non potete immaginare la mia gioia di averle avute qui, a casa mia, anche solo per cinque giorni. Di aver potuto condividere, anche in versione concentrata, quella che è diventata la mia vita a Montréal. Forse è proprio questo il bello: Montréal non è perfetta, non è sempre facile, e il meteo spesso non aiuta. Ma sa sorprendere sempre, in ogni stagione.

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