44ª edizione di Rendez-Vous Québec Cinéma

Il docu-film, Il Paese: The Village, sull’emigrazione della famiglia Lo Dico in anteprima lunedì 27 aprile al Cinéma du Musée alle 20:30
MONTRÉAL – Il Canada è un Paese con oltre 41 milioni di abitanti molti dei quali immigrati che, nel tempo, si sono integrati nel contesto nordamericano senza, però, recidere il legame con le proprie origini. In numerosi casi, infatti, il senso di appartenenza al Paese di provenienza resta vivo e profondamente radicato.
È quanto accade per la comunità originaria di Joppolo Giancaxio a Montréal, composta in gran parte da persone arrivate durante la prima grande ondata migratoria del secondo dopoguerra. Nonostante si tratti di un piccolo centro della provincia di Agrigento, con circa mille abitanti, Joppolo ha dato vita a una presenza significativa nella metropoli quebecchese. Negli anni Settanta, Montréal risultava essere la località con il maggior numero di joppolesi dopo il paese d’origine.

Questo legame tra le due sponde dell’Atlantico ha portato alla nascita dell’Associazione Joppolese di Montréal, ancora oggi punto di riferimento per la comunità.
Da questo contesto prende forma l’idea di raccontare cosa significhi lasciare il proprio Paese, mettendo a confronto il punto di vista di chi parte, alla ricerca di un futuro migliore, e quello di chi resta, con la speranza di un cambiamento.
Partendo dalla storia della famiglia Lo Dico, la regista Shelley Tepperman, con base a Montréal, ha realizzato Il
Paese: The Village, docu-film selezionato per la 44ª edizione dei Rendez-vous Québec Cinéma, il più importante festival dedicato al cinema quebecchese, in programma dal 22 al 30 aprile 2026 a Montréal. Il film è in italiano e in dialetto siciliano, con sottotitoli in francese o in inglese. Per la proiezione in anteprima di lunedì 27 aprile al Cinéma du Musée alle 20:30 i sottotitoli saranno in francese.
Francesca Lo Dico: “Una storia collettiva tra due mondi”
A dare origine al progetto è soprattutto l’esperienza personale di Francesca Lo Dico, immigrata di seconda generazione, e della sua famiglia, conosciuta a Montréal anche per l’attività commerciale Fleuriste San Remo.
Il film nasce dal viaggio di ritorno alle radici organizzato nel 2019 dall’Associazione Joppolese di Montréal, che ha riunito oltre trenta membri della comunità in Sicilia dopo anni di distanza. “Era importante farlo insieme”, afferma Francesca. Il docu-film “racconta la storia di me, mia madre e mio padre, ma si allarga a tutte le persone che hanno preso parte al viaggio e anche a tutte quelle che hanno dovuto lasciare Joppolo”.
Per lei il film rappresenta anche una riflessione personale su identità e appartenenza. Cresciuta tra Sicilia e Canada, narra di essere sempre stata “divisa tra due mondi”, con il dialetto siciliano come lingua madre.
Il concetto chiave è quello di “spartenza”, termine siciliano che amplifica il significato di partenza includendo separazione e sradicamento. “Oggi è facile restare in contatto con le famiglie grazie a tutte le tecnologie che si sono sviluppate, ma un tempo la distanza era totale”, sottolinea, ricordando anche le difficoltà economiche del secondo dopoguerra.
Il film intreccia dimensione personale e collettiva, muovendosi tra nostalgia per ciò che si è perduto e celebrazione dei legami familiari che resistono alla distanza. In questo senso diventa anche un modo per recuperare una memoria emotiva e per raccontare come l’identità si costruisca tra passato e presente.
Da un punto di vista narrativo, il documentario non segue una forma tradizionale. “È più vicino a un poema”, spiega Francesca. “Le voci delle persone sono centrali. È un lavoro che punta a un’immersione emotiva più che a una narrazione lineare”, quasi “un lavoro antropologico-etnografico”.
Guardando al futuro di Joppolo, Francesca esprime una visione prudente ma aperta: “Molti giovani partono perché non trovano lavoro. Allo stesso tempo, chi resta prova a costruire qualcosa”. Ricorda come il paese si animi durante l’estate con eventi e tradizioni, quali la Fiera d’Agosto, il festival del melone giallo e le processioni, e come si punti anche sul turismo e sul ritorno degli emigrati. “Un elemento importante è la via Francigena che attraversa la zona, parte di un percorso che collega Palermo ad Agrigento, frequentato da pellegrini”. Come per molti piccoli paesi siciliani, è difficile fare previsioni. “A Joppolo c’è sicuramente il desiderio di resistere e reinventarsi. Speriamo che anche questo film possa contribuire a mantenere viva l’attenzione”.
Shelley Tepperman: lo sguardo della regista tra osservazione e memoria
Shelley Tepperman porta nel progetto il suo percorso di ricerca sui temi della migrazione e delle identità culturali. L’idea del film nasce dall’incontro con Francesca Lo Dico e dalla curiosità personale verso le comunità di origine italiana con cui è cresciuta. “Da bambina, ho vissuto in un quartiere dove molti miei coetanei erano figli di immigrati italiani”, racconta, spiegando come questo ambiente abbia influenzato il suo sguardo fin dall’inizio.
Tutto prende forma nel 2019, quando decide di partecipare al viaggio in Sicilia con l’Associazione Joppolese. Un momento chiave arriva durante l’incontro con Angela, la mamma di Francesca. “Ho capito che non si trattava solo di nostalgia, ma anche di senso di colpa e bisogno di riconciliazione”.
Da qui nasce l’esigenza di ampliare il racconto includendo anche chi è rimasto a Joppolo. “Era essenziale raccontare entrambe le prospettive”, afferma, trasformando il film in una narrazione corale. In questo contesto emerge il concetto di “spartenza”, centrale nella sua struttura narrativa. A tal proposito, è importante richiamare i concetti di “restanza” e “ritornanza”, teorizzati dall’antropologo calabrese Vito Teti: il restare come forma attiva di resistenza e il ritorno come possibilità di reinvestire nel proprio territorio le competenze acquisite altrove (La restanza, Vito Teti, Giulio Einaudi editore, 2022).
Dal punto di vista stilistico, il film si muove tra osservazione e poesia visiva. La regista si è immersa, da “osservatrice partecipante” in alcuni momenti significativi della vita associativa, ma anche di Joppolo. Con una nota caratteristica di rilevante potenza espressiva: “Non volevo una voce narrante esterna: volevo che fossero le persone a guidare il racconto”. Infatti, le testimonianze spontanee, spesso di persone non abituate alla telecamera, hanno restituito momenti di grande autenticità. Il film alterna interviste, memoria e archivi familiari, costruendo un mosaico di voci.

Una scelta significativa è stata l’eliminazione del narratore: “All’inizio volevo una voce che raccontasse tutto, ma limitava il film. Senza, le storie dialogano più liberamente”. Centrale anche la valorizzazione del paesaggio e della vita quotidiana: “Era importante mostrare quanto fosse un luogo meraviglioso da cui molti sono dovuti partire”.
Il sindaco di Joppolo: “Radici che non si spezzano”
Il sindaco di Joppolo Giancaxio, Domenico Migliara, in un post Facebook dell’8 aprile scorso, ha voluto ringraziare Francesca e Shelley per il lavoro svolto, sottolineando il valore del film come ponte tra generazioni e comunità. “Le radici non conoscono distanza”, ha scritto, evidenziando come l’identità continui a vivere anche lontano dal paese d’origine; “Joppolo Giancaxio è casa. Sempre”.
Un messaggio che riassume il senso del documentario: Joppolo Giancaxio resta un punto di riferimento, una casa simbolica che continua a unire chi è partito e chi è rimasto.





