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Storia degli artisti italiani a Montréal (VIII parte)

Gian Guido Fucito

Eduardo Rodà – Wall Monitors, acrilico su tela, 2009, 193cm x 295cm

 

Non ricordo con precisione né il luogo né il momento del primo incontro con Gian Guido Fucito, ma ricordo esattamente che colui che avevo davanti era una fonte di grande sapienza. Lo ascoltavo con attenzione, come si fa con un professore durante le lezioni più appassionanti. Negli anni in cui lavoravo alla Galleria Dominion, ho avuto occasione di incontrarlo di nuovo durante il vernissage. Abbiamo parlato d’arte, di artisti, di tendenze e di stili, e con il tempo siamo diventati amici. Per alcuni anni ho avuto anche il piacere di far parte, insieme a lui, del comitato di selezione e acquisti del Museo d’Arte di Joliette.

 

Gian Guido Fucito è nato a Venezia nel 1939. Nel 1967 si è trasferito in Canada, precisamente a Montréal. Nel 1970 ha intrapreso studi che gli hanno permesso di acquisire un bagaglio intellettuale e artistico notevole: Sociologia all’Università Carleton di Ottawa, un Dottorato in Letteratura ed Estetica a Montréal, la Tecnica dell’incisione a Parigi e la Litografia a Firenze e a Toronto. Nel 1979 ha iniziato ad esporre con successo i suoi dipinti. Nelle sue opere, Fucito cerca di catturare l’effimero scorrere del tempo e di immortalare i ricordi sepolti nella memoria, partendo dalla razionalità e sensibilità delle forme geometriche, per poi evolversi in uno stile più formale, spontaneo e gestuale, combinando colori e linee. Negli anni ’90 ha realizzato diverse serie di opere: Le temps suspendu, in cui raccoglie immagini colte spontaneamente in un preciso istante; Trous de vers, che registra il passaggio di una stella nello spazio; e infine Masques inventés, un percorso di interiorizzazione quasi mitologico. Tra il 1998 e il 2002 ha prodotto le serie Dans la mémoire des signes, Écho de la mémoire e Clefs de la mémoire. Successivamente, mentre gestiva le sue gallerie d’arte a Ottawa e Montréal, di cui una dedicata alle stampe, la sua arte si è ulteriormente evoluta. Le sue opere sono presenti in prestigiose collezioni pubbliche e private. Fondatore e direttore di Arteka Fucito Cabinet-conseil, società specializzata in analisi, ricerca e interventi artistici dal XVII secolo a oggi, inclusa l’arte Inuit, ci ha lasciati il 17 agosto 2025 all’età di 87 anni.

 

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Eduardo Rodà

Gianguido Fucito
Musique des sphères, 1989. Tecnica mista, 107cm x76 cm

 

Spesso, nel mio lavoro, il primo contatto con un artista avviene durante una mostra organizzata da una galleria d’arte. Con Eduardo Rodà, invece, è stato diverso: il nostro primo incontro è avvenuto in occasione di un evento dell’associazione “Calabresi nel Mondo”. Naturalmente, abbiamo parlato d’arte: cos’altro si può fare con un artista, se non parlare di ciò che ci accomuna e appassiona? Dopo quell’incontro ci siamo visti sporadicamente, l’ultima volta in una circostanza triste: il funerale del nostro amico comune, Gian Guido Fucito.

 

Eduardo Rodà è nato a Montréal nel 1954, ma all’età di 6 anni si è trasferito in Italia, dove ha vissuto per circa vent’anni in diverse regioni: Calabria, Piemonte e Valle d’Aosta. Ha frequentato il Liceo Artistico di Reggio Calabria e di Torino, dove ha seguito corsi di Scultura con lo scultore genovese Sandro Cherchi (1911-1998). Ha poi completato gli studi presso l’Accademia di Belle Arti Albertina. Nel 1980 ha deciso di lasciare l’Italia per stabilirsi a Montréal, attratto non solo dalla città in cui era nato, ma anche dall’arte astratta di artisti come Guido Molinari. Nel 1995/96 ha partecipato a uno stage intitolato Carrièra d’artista con Gian Guido Fucito, artista e direttore della Galleria Bernard. Personalmente, amo molto ciò che nel nostro campo chiamiamo “astrazione geometrica”, di cui Piet Mondrian (1872-1944) è una delle figure più influenti nella storia dell’arte moderna, noto per aver ridefinito il linguaggio visivo alla ricerca di equilibrio e purezza. È quindi naturale che io sia molto attratto dalle opere di Rodà, di cui mi fa piacere citare il pensiero riguardo a questo tipo di arte: “L’astrazione e la geometria sono nate dal mio desiderio di ricerca intima e vicina ai miei sentimenti, un’arte interiore in cui natura, società, scienza e credenze sono solo riferimenti che alimentano la mia mente.


… Le mie composizioni sono sistematiche, facilmente leggibili. Il desiderio è creare un’arte che, usando una geometria definita, sia anche individualista. Il rilievo cattura la luce sulla tela, e questa, mutevole, modifica la composizione introducendo un elemento di casualità. Più del colore, è la materia stessa che mi attrae, anche se, nell’arte concreta, colore e forma sono inseparabili”.

 

Le opere di Eduardo Rodà sono state esposte in oltre cinquanta mostre personali e collettive, in Italia e in Canada, e fanno parte di collezioni pubbliche e private.

One thought on “Storia degli artisti italiani a Montréal (VIII parte)

  1. Grazie Gian Carlo per il tuo interesse nel Parlare d’Arte e degli artisti italiani, credo che questo sia un bel Museo Virtuale e che sarebbe una buona idea che diventasse un vero Museo d’Artisti Italiani nel Quebec, a volte le idee prendono radici.

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