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Scopriamo insieme il circuito “Gilles Villeneuve”

Circuito “stop-and-go”, molto severo per i freni e impegnativo sul fronte consumi, è caratterizzato da 4 tratti ad alta velocità, due curve lente e tre punti ideali per il sorpasso

 

Giri: 70     Lunghezza: 4,361 KM.     Lunghezza: 4361 metri     Curve: 14 (8 DX, 6 SX)

 

Il circuito intitolato a Gilles Villeneuve sorge nel Parc Jean-Drapeau sull’Isola Notre-Dame. Si tratta di una pista semi-permanente lunga 4361 metri che viene percorsa per 70 giri in gara per un totale di 305.270 km. Circuito “stop-and-go”, è molto severo per i freni e richiede un carico aerodinamico di medio livello; è dotato di quattro tratti ad alta velocità (Droit du Casino, rettilineo dei box, tratto tra Curva 7-8 e tra Curva 9-10), due curve lente (Curva 2 e Curva 10) e tre punti ideali per il sorpasso (Curva 1-2, Curva 6-7 e Curva 10). Dal 2018, le zone dove sarà possibile usufruire del DRS sono 3: sul rettilineo prima dei box, sul rettilineo del traguardo e tra Curva 7 e Curva 8. In totale, ci sono 14 curve, 8 a destra e 6 a sinistra. lI tracciato si snoda tra le strade dell’isola artificiale di Notre-Dame. Nel corso degli anni il tracciato ha subito diverse modifiche, fino alla configurazione attuale in uso dal 2002. Nel 2019 sono stati portati a termine i lavori per il nuovo paddock e l’edificio per il controllo gara. Il tracciato è dotato di due tratti consecutivi dove si può utilizzare l’ala mobile: lungo il Droit du Casino e il rettifilo dei box. La probabilità d’ingresso della Safety Car che neutralizza la gara è elevata, stimata nel 61% sulla statistica delle ultime edizioni, perché ci sono poche vie di fuga e la rimozione delle vetture accidentate non è agevole. Le caratteristiche del circuito lo rendono particolarmente esigente per la stabilità in frenata, l’aderenza meccanica e la trazione in uscita dalle curve. Il punto di massimo sforzo è raggiunto nella chicane posta subito dopo il rettilineo d’arrivo: qui, nel 1999, finirono fuori pista Michael Schumacher, Jacques Villeneuve e Damon Hill in quello che sarebbe poi diventato “il Muro dei campioni”. In genere le temperature sono elevate, il che mette alla prova anche la preparazione fisica dei piloti; anche la Power Unit è fortemente sollecitata, visto che si viaggia a pieno gas per il 60% del tempo di corsa. Nel punto di massima accelerazione laterale, subito dopo la chicane Senna, i piloti passano vicinissimi alle barriere; assenti le curve veloci, le “esse” intervallate dai frequenti rettilinei rendono il “Gilles Villeneuve” impegnativo anche sul fronte-consumi.

 

Facciamo un giro di pista

Il giro inizia subito con un rettilineo molto veloce, al termine del quale, il pilota sarà costretto ad affrontare la prima curva scalando dall’ottava alla terza marcia. Sarà fondamentale approcciare bene il cordolo per trovarsi nella condizione migliore per affrontare curva 2. Questa è la famosa chicane denominata la Virage Senna. Un rettilineo separa i piloti da un’altra chicane. È fondamentale avere un’ottima trazione per affrontare questa chicane insidiosa tra i muretti. Di nuovo piede sul gas verso il tornatino di curva 5. Questo è un punto cruciale della pista. Percorrerlo al meglio significa arrivare bene ad affrontare la chicane successiva e il rettilineo che segue. Altro tratto veloce e altra frenata brusca, quella che li accompagna verso le curve 7 e 8. Lo schema si ripete ancora, rettilineo e poi la famosa curva dell’ “Epingle”, il tornantino del Casinò. Questo è il punto più lento del circuito, la velocità di percorrenza è di 80 km/h. e via verso il rettilineo più lungo del circuito che ci accompagna fino al famoso “muro dei campioni”. Superato indenne, o quasi, si arriva sull’ultimo rettilineo che porta fino al traguardo finale.

 

Record e statistiche

Fu Gilles Villeneuve a imporsi con la Rossa di Maranello nel primo Gran Premio del Canada (l’8 ottobre del 1978), disputato sull’isola artificiale di Notre-Dame, costruita in occasione dell’Esposizione Universale del 1967 e utilizzata anche per le Olimpiadi del 1976: si utilizzarono 15 milioni di tonnellate di roccia, ricavate dalla costruzione della metropolitana della città.

Nell’edizione 2019 della gara sono stati scritti nuovi record: Vettel (Ferrari) detiene quello in prova, con 1:10.240, mentre Bottas il nuovo giro veloce in gara in 1:13.078.

Michael Schumacher e Lewis Hamilton (qui ha conquistato la sua prima pole e vittoria in carriera) sono i piloti più vincenti: entrambi hanno vinto qui sette volte, segnando sei pole position, ma il tedesco ha conquistato anche 4 giri più veloci e 12 podi. Nelson Piquet e Ayrton Senna seguono staccati a 3, preceduti da Sebastian Vettel a 4. Jackie Stewart, Alain Prost e Ralf Schumacher sono a quota 2 pole, mentre si conta una partenza al palo per Fernando Alonso.

La Ferrari comanda la classifica dei costruttori più vincenti a Montréal con 11 vittorie, due in più della McLaren.

Tra le curiosità legate a Montréal, ci sono l’unico trionfo in carriera in F1 di Jean Alesi (Ferrari, 1995) e il primo di Thierry Boutsen (1989), Lewis Hamilton (2007), Robert Kubica (2008), unico pilota polacco ad aver vinto un GP, e Daniel Ricciardo (2014).

Nel 2001 è andato in scena il dominio dei fratelli Schumacher (primo Ralf, secondo Michael), mentre il 2011 ha visto l’incredibile vittoria di Jenson Button al termine di una corsa martoriata dalla pioggia, nella quale sono trascorse oltre quattro ore (4 ore 4 minuti e 39,537 secondi) tra il via e la bandiera a scacchi (un record per la categoria).

Tanti, purtroppo, sono stati anche gli incidenti, il più tragico dei quali costò la vita al milanese Riccardo Paletti nell’edizione del 1982, poco più di un mese dopo la scomparsa di Villeneuve. Nessuna conseguenza invece per Kubica (2007), per Massa e Perez (2014).

Molti piloti non sono riusciti a far fronte al Wall of Champions. Spesso parliamo dei Campioni del Mondo come Michael Schumacher, Jacques Villeneuve, Damon Hill (tutti e tre nel 1999), Jenson Button (2005) e Sebastian Vettel (2011). Tra gli altri, sono andati a sbattere nel ‘Muro dei Campioni’ Gerhard Berger, David Coulthard, Rubens Barrichello, Nick Heidfeld, Juan Pablo Montoya, Jarno Trulli e Pastor Maldonado.

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