(Adnkronos) – “È un grande successo dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Roma, che premia un lavoro portato avanti con determinazione per ottenere regole più chiare, moderne e coerenti con l’effettiva natura dell’attività professionale di medici e odontoiatri”. Lo dichiara Antonio Magi, presidente dell’Omceo di Roma, commentando il nuovo provvedimento predisposto dalla Regione Lazio che ridefinisce organicamente le tipologie di studi professionali medici, odontoiatrici e degli altri esercenti professioni sanitarie regolamentate non soggetti ad autorizzazione all’esercizio.
Il nuovo impianto – riferisce una nota – supera le precedenti Dgr n. 447/2015 e n. 1247/2025 e nasce dalla necessità di eliminare i dubbi interpretativi emersi negli anni, definire in maniera univoca le fattispecie escluse dal regime autorizzatorio e armonizzare le procedure amministrative. “Come Ordine – sottolinea Magi – abbiamo sostenuto con forza la necessità di distinguere lo studio del medico o dell’odontoiatra da una struttura sanitaria complessa. È un principio fondamentale: non è accettabile sottoporre il singolo professionista, lo studio associato o una Società tra Professionisti agli stessi adempimenti previsti per organizzazioni sanitarie complesse quando non ne ricorrano i presupposti”.
Il provvedimento – si legge – riconosce infatti un regime amministrativo semplificato, fondato sulla comunicazione di inizio attività, per l’esercizio professionale in forma singola, associata o attraverso Società tra professionisti (Stp), purché l’attività svolta non rientri tra quelle per le quali la normativa richiede una specifica autorizzazione. “Questo significa – prosegue Magi – meno burocrazia inutile e maggiore certezza del diritto, senza diminuire di un millimetro la tutela della salute. Al contrario, regole chiare permettono anche controlli più efficaci, perché consentono di distinguere ciò che costituisce esercizio della professione da ciò che, per complessità organizzativa, tecnologica o per rischio clinico, deve essere assoggettato ad autorizzazione”.
La nuova disciplina stabilisce infatti che rimangano nel regime autorizzativo le prestazioni di chirurgia ambulatoriale, le procedure diagnostiche o terapeutiche di particolare complessità o rischio e, tra le altre, le attività puramente diagnostiche quali diagnostica per immagini e analisi cliniche. Le apparecchiature elettromedicali possono invece essere presenti nello studio quando utilizzate in maniera accessoria e complementare all’attività professionale, nei limiti espressamente previsti dalla disciplina. Per l’Omceo Roma “è particolarmente importante anche il riconoscimento delle differenti modalità attraverso le quali oggi può essere organizzato l’esercizio professionale, comprese le forme associate, le Stp e i polistudi, mantenendo ferma l’autonomia e la responsabilità del professionista”.
“La medicina – prosegue Magi – è profondamente cambiata e anche le modalità di esercizio della professione sono cambiate. Le norme devono accompagnare questa evoluzione, non ostacolarla. La presenza di strumenti tecnologici di supporto non può trasformare automaticamente uno studio professionale in una struttura sanitaria complessa: ciò che conta sono la natura della prestazione, la sua complessità, l’organizzazione e il rischio per il paziente”.
Il nuovo sistema – spiegano dall’Omceo – mantiene, al tempo stesso, precisi strumenti di trasparenza: la comunicazione di inizio attività dovrà essere esposta al pubblico e la sua mancata esposizione comporta l’applicazione della sanzione amministrativa prevista dalla normativa regionale. “Ringraziamo il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e la Direzione regionale Salute per aver raccolto e portato a compimento un percorso sul quale l’Ordine dei medici di Roma si è impegnato con convinzione e i componenti ordinistici dell’omceo di Roma Ing. Andrea Tuzio e l’avv. Valentina Tascione per il grande lavoro. È una vittoria della professione, ma soprattutto del buon senso: semplificare ciò che può essere semplificato, autorizzare ciò che realmente necessita di autorizzazione e controllare con rigore ciò che può incidere sulla sicurezza del paziente”. “L’Ordine – conclude Magi – continuerà a collaborare con la Regione anche nella fase applicativa, affinché le nuove disposizioni siano attuate in maniera uniforme. Difendere la professione significa anche liberare medici e odontoiatri da adempimenti impropri, senza mai arretrare sulla qualità delle cure, sulla responsabilità professionale e sulla tutela della salute dei cittadini”.





