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Riflessioni sulla visita del Papa in Canada a cura del Senatore Tony Loffreda

Nell’udienza settimanale di 2 mercoledì fa, Papa Francesco è tornato sul suo recente viaggio in Canada, durante il quale si è scusato, a nome della Chiesa, per il ruolo svolto nel sistema scolastico residenziale condannato dal governo. Ha ribadito di aver avvertito il dolore dei sopravvissuti ed ha chiesto “perdono in nome della Chiesa”.

Mi sono sentito benedetto per aver avuto la possibilità di partecipare alla Messa che Papa Francesco ha celebrato prima a Edmonton e poi nella Basilica di Sainte-Anne-de-Beaupré. In entrambe le occasioni ho avuto modo di riflettere sull’eredità oscura e vergognosa che ci ha lasciato il sistema delle scuole residenziali canadesi e sull’impatto intergenerazionale che ha avuto sui Primi Popoli del Canada.

Molto è stato detto e scritto sulla visita del Papa e sui suoi diversi interventi durante il soggiorno in Canada. Personalmente, ritengo che le scuse del Papa siano state autentiche, sentite e sincere. Credo che fosse sinceramente pentito e che i suoi sforzi per la riconciliazione e la guarigione siano reali. Non cancellano il passato, né cambiano il presente, ma mi auguro che aiutino a migliorare il futuro di First Nations, Métis e Inuit. Naturalmente, non sono nella posizione di accettare o rifiutare le scuse della Chiesa. Non spetta a me decidere. Tuttavia, durante la mia visita a Edmonton e Sainte-Anne-de-Beaupré, ho potuto ascoltare molti leader indigeni, capi, anziani, individui ed ex sopravvissuti di scuole residenziali. Sebbene non ci sia l’unanimità, una forte maggioranza dei leader indigeni con cui ho interagito ha accettato le scuse del Papa, considerandolo un enorme passo avanti nel percorso di riconciliazione e guarigione. Tutti concordano sul fatto che molto resta da fare e lo stesso Papa lo riconosce.

Phil Fontaine, sopravvissuto agli abusi sessuali nelle scuole ed ex capo nazionale dell’Assemblea delle Prime Nazioni, ha accettato le scuse del Papa, che ha descritto come una persona umile che implora perdono. A suo parere, ora i popoli indigeni devono impegnarsi a collaborare con la Conferenza canadese dei Vescovi cattolici: se i Popoli Indigeni vogliono guarire e riconciliarsi, devono perdonare. Senza il perdono, il peso del fardello durerà all’infinito, e lui non lo augura a nessuno.

Condivido il punto di vista di Fontaine. Riconoscere e accettare le scuse può essere il primo passo necessario per avviare correttamente il processo di guarigione e, auspicabilmente, ricostruire il rapporto di fiducia e intraprendere un vero viaggio di riconciliazione – camminando sempre insieme e ascoltandosi a vicenda.

Come ha dichiarato Sua Santità a Québec City, “nel rispetto della verità e della giustizia, lavorando per la guarigione e la riconciliazione e costantemente ispirati dalla speranza”. Per il bene di tutti, spero che stiamo andando nella giusta direzione e che stiamo forgiando un percorso di collaborazione per il futuro.

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