Il Sovrano ha aperto la 45ª Legislatura leggendo il Discorso del Trono

Il monarca britannico ha letto il testo preparato dal Governo Carney, ma la sua presenza ha rappresentato un potente messaggio di solidarietà a Ottawa in relazione alle rivendicazioni del Presidente USA Donald Trump
OTTAWA – Una visita dal potente valore simbolico per riaffermare l’identità di un Canada “forte e libero” e rilanciare il ruolo della Corona come garante dell’unità nazionale, in risposta alle recenti rivendicazioni del presidente USA Donald Trump, che ha evocato – neppure troppo velatamente – l’ipotesi di un’annessione del Canada come 51° Stato dell’Unione. Martedì 27 maggio, su invito del neo Premier Mark Carney, già Governatore della Banca d’Inghilterra, il sovrano britannico ha aperto ufficialmente la 45ª legislatura del Parlamento canadese pronunciando, davanti a Senatori e Deputati riuniti in seduta comune nella Camera Alta, il Discorso del Trono, tradizionalmente affidato al Governatore Generale. Non accadeva dal 1977, quando a farlo fu la Regina Elisabetta II. “È la mia ventesima visita in Canada in mezzo secolo, ma la prima da sovrano”, ha ricordato Re Carlo all’inizio del suo intervento. “A ogni visita, il Canada penetra un po’ di più nel mio sangue e nel mio cuore”. Parole cariche di empatia e di affetto per un paese che, pur se indipendente, mantiene saldi legami con la Corona britannica in virtù della sua appartenenza al Commonwealth. Il discorso del Re ha affrontato con lucidità e visione d’insieme i temi centrali dell’agenda governativa: dalla sicurezza alla crisi climatica, dall’identità culturale all’immigrazione, passando per la necessità di una riconciliazione concreta con i popoli autoctoni e per la difesa del pluralismo identitario e linguistico. “Il Canada ha fatto proprie le sue radici britanniche, francesi e autoctone. È un paese ricco di culture, e proprio questa diversità è la sua forza”, ha dichiarato Carlo III, che poi ha sottolineato come, “il rispetto della democrazia, dei diritti e delle libertà” resti un baluardo che il Canada ha il dovere di difendere, anche con nuove responsabilità internazionali. Non sono mancati i riferimenti a misure concrete.

Il Governo ha annunciato l’intenzione di istituire entro il 2027 un tetto al numero di lavoratori stranieri temporanei e studenti internazionali, che non dovranno superare il 5% della popolazione. In ambito economico, si punta a eliminare le barriere commerciali tra le province, mentre in politica estera si rilancia il ruolo del Canada come partner transatlantico affidabile, in grado di investire nella sicurezza collettiva attraverso un maggiore impegno militare e una rinnovata presenza strategica nel Nord. Particolarmente sentiti i passaggi dedicati al Québec e alla cultura francofona: “La lingua francese e la cultura quebecchese sono al cuore dell’identità canadese. Il governo proteggerà le istituzioni che ne garantiscono la diffusione e la vitalità nel mondo”, ha detto il Re, citando CBC/Radio-Canada come presidio culturale nazionale. Nel concludere, Carlo III ha rievocato con orgoglio l’inno nazionale: “Il Grande Nord è, davvero, forte e libero”, un’espressione che risuona come una dichiarazione di intenti e di resilienza, davanti alle pressioni esterne e alle incertezze del presente. La visita si è conclusa con un gesto denso di significato: una corona di fiori deposta sulla Tomba del Milite Ignoto presso il Monumento ai Caduti, seguita dal sorvolo di quattro caccia CF-18 dell’Aeronautica canadese. Poi, il rientro a Londra. Ma il messaggio di Re Carlo III è stato inequivocabile: la monarchia non è soltanto una reliquia del passato, bensì un ancoraggio istituzionale che, in tempi turbolenti, può ancora parlare al cuore e alla coscienza di una nazione. (V.G.)





