Roma, 22 set. (askanews) – Si torna a discutere della possibilità di un taglio del canone Rai, da compensare con il reperimento di risorse pubbliche. E’ quanto prevede un emendamento alla riforma della Rai – in discussione in Commissione Ambiente al Senato – presentato dai relatori Claudio Fazzone e Roberto Rosso di Forza Italia.
“In piena rispondenza alle prescrizioni del regolamento europeo Emfa, che prevedono la stabilità e prevedibilità delle risorse destinate al servizio pubblico – spiega Rosso in una nota – abbiamo predisposto una norma che garantisce e assicura il finanziamento e il pieno rispetto degli oneri del contratto di servizio. La norma in questione prevede che, in caso di eventuali riduzioni del gettito del canone, il finanziamento al servizio pubblico venga garantito attraverso il trasferimento di corrispondenti risorse pubbliche. La nuova disposizione rappresenta un considerevole miglioramento rispetto alla normativa vigente, in base alla quale l’ammontare annuale del canone di abbonamento può essere annualmente variato liberamente dal Governo in carica. L’articolo 61, comma 3, del Testo unico sui servizi di media audiovisivi, prevede infatti che sia il Ministero delle Imprese del Made in Italy (Mimit) a stabilirne annualmente l’ammontare, senza che siano normativamente previste forme corrispondenti di compensazione di fondi pubblici. Le riduzioni del canone Rai stabilite in passato non hanno, infatti, avuto una corrispondente forma di compensazione o, come nel caso del 2024, c’è stata una compensazione su base volontaria e non obbligata per legge. Questo intervento assicura invece la continuità e prevedibilità del bilancio del servizio pubblico e risponde direttamente alle richieste del regolamento europeo, consentendo a Rai di programmare le proprie attività e il proprio futuro editoriale contando su una sicura struttura finanziaria. È sorprendente leggere di critiche da parte delle opposizioni ad una misura in linea con Emfa e che ci è stata più volte sollecitata anche dalle forze politiche che oggi si dicono contrarie a questa norma di garanzia per la sostenibilità del servizio pubblico”.
L’iniziativa riceve il plauso della Lega. “Grazie al lavoro del ministro Giancarlo Giorgetti – affermano i parlamentari del Carroccio in Vigilanza – la Lega ha già dimostrato con i fatti che ridurre il canone Rai è possibile. Prendiamo quindi atto con soddisfazione che anche Forza Italia è finalmente salita sul Carroccio nella battaglia per il taglio del canone. Una battaglia storica della Lega, sulla quale avevamo già depositato uno specifico subemendamento, quando altri ancora esitavano. La maggioranza si dimostra ancora una volta coesa con la presentazione di questo emendamento da parte dei relatori. La riduzione del canone deve essere reale, concreta e sostenibile, attraverso una maggiore efficienza della Rai, il contenimento dei costi e l’incremento delle entrate, senza limitarsi a spostare l’onere da una tasca all’altra dei cittadini. La Lega continuerà a portare avanti con coerenza questa battaglia, affinché gli italiani paghino meno e il servizio pubblico sia più efficiente, pluralista e trasparente”.
Negativo il giudizio di Barbara Floridia, senatrice M5s e già presidente della commissione di Vigilanza Rai. “Dalle parti della maggioranza – accusa – si stanno già preparando a sbandierare la fantomatica abolizione del canone Rai. Lo diciamo subito agli italiani: è un trucco. I soldi continueremo a metterli comunque noi. Quindi cosa cambia? Con la mano destra dicono “aboliamo il canone”. Con la sinistra si tengono il potere di decidere, anno dopo anno, quante risorse dare al servizio pubblico. E questo è il punto vero: una Rai che deve aspettare ogni anno il via libera del governo non è davvero indipendente. L’Europa chiede risorse adeguate, sostenibili e prevedibili. La soluzione noi la diciamo da tempo: aboliamo il canone, ma leghiamo le risorse al contratto di concessione, che dura 10 anni. Il nostro emendamento è lì, pronto. Se davvero Giorgia Meloni vuole fare una cosa seria, dica ai suoi di votare quello. Altrimenti siamo di fronte all’ennesima presa in giro, e adesso cominciano ad essere davvero troppe”.
Intanto domani scade il ‘termine’ che il presidente del Senato Ignazio La Russa ha stabilito perchè i partiti comunichino i nomi dei parlamentari designati a far parte della Vigilanza, da ricostituire dopo le dimissioni di tutti i membri. “Sono scaduti i termini e ho dato altri giorni fino a martedì – aveva detto il 16 settembre – ma se le oppposizioni non indicheranno i componenti della Vigilanza mercoledì provvederò come mio dovere a nominarli io e se si dimettessero anche quelli la commissione potrà funzionare anche se rimane in carica solo una parte”.





