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Quando l’acqua diventa un lusso: la provocazione di Eau de Eau

L’arte che denuncia

L’artista Max Papeschi, la direttrice Francesca Calamaro e la fotografa Arianna Bonucci. Foto crediti: Antonio Serrafiore/Il Cittadino

 

Il progetto immersivo tra arte, fotografia e sperimentazione visiva di Max Papeschi e Arianna Bonucci protagonista il 14 maggio all’Istituto Italiano di Cultura di Montréal, stimola una riflessione sul futuro sempre più fragile delle risorse idriche

 

Foto crediti: Giulio Dallera

 

MONTRÉAL – Scendendo le scale che conducono alla sala conferenze dell’Istituto Italiano di Cultura, si viene accolti da hostess e steward che vaporizzano una preziosa fragranza sulle mouillettes. Flaconi dal design ricercato, spot promozionali, fotografie e video pubblicitari: tutto lascia pensare al lancio di un esclusivo profumo di lusso. Dietro quell’estetica sofisticata, però, non si cela alcuna essenza pregiata, ma semplice acqua. Una provocazione artistica che diventa anche un inquietante monito: immaginare un futuro, sempre meno lontano, in cui l’acqua sarà una risorsa rara, accessibile soltanto a pochi e trasformata in un autentico bene di lusso. È questa l’idea alla base di Eau de Eau, il progetto transmediale di eco-art immersiva e sensoriale realizzato dall’artista contemporaneo Max Papeschi e dalla fotografa Arianna Bonucci, a cura di Alisia Viola e Paola Del Zotto Ferrari.

 

Presentato il 21 maggio 2025 a Milano presso il Parco Center di Roberto Polillo, il progetto ha rapidamente attirato attenzione anche oltreoceano, approdando negli Stati Uniti – con tappe a San Francisco, Los Angeles, Washington DC e New York – e successivamente in Canada, tra Toronto, Montréal e Vancouver.

 

Il Cittadino Canadese ha seguito la tappa montrealese del 14 maggio all’IIC, dove i due artisti, presentati dalla direttrice Francesca Calamaro, hanno raccontato la genesi di un progetto volutamente provocatorio, costruito attraverso molteplici linguaggi: design, fotografia, installazioni, branding ed eventi immersivi, in una formula decisamente inusuale anche per i frequentatori più assidui di manifestazioni artistiche e culturali.

 

Max Papeschi, con trascorsi di autore e regista teatrale, televisivo e cinematografico, si è sempre distinto come un artista eccentrico e divisivo; Arianna Bonucci, fotografa, regista e artista visiva, lavora invece tra fotografia contemporanea, moda e video-arte. I due ideatori, legati nella vita privata e dotati di “personalità ingombranti”, come ha raccontato ironicamente quest’ultima, si sono ritrovati a collaborare quasi per caso. In un momento di crisi creativa di Max, fu proprio Arianna a suggerire l’idea di Eau de Eau, nata da un’immagine realizzata tempo prima per la rivista Millenium sul tema della crisi idrica. “Quando si è presentata l’occasione di trasformare quella visione in un progetto fisico, abbiamo pensato che dovesse essere qualcosa di grandioso”, ha raccontato la fotografa. “Volevamo che il pubblico credesse di assistere al lancio di una fragranza di lusso”.

 

Da qui la costruzione di una vera esperienza a 360 gradi: bottigliette dal design sofisticato, hostess e steward, spot pubblicitari e persino l’acqua vaporizzata sui cartoncini olfattivi. Dietro l’estetica glamour, però, si nasconde un messaggio preciso. “Vogliamo raccontare un futuro in cui l’acqua potrebbe diventare un bene di lusso, accessibile prima ai Paesi ricchi e poi solo ai ricchi dei Paesi ricchi”, ha spiegato Papeschi. “L’obiettivo è sensibilizzare sul tema ed evitare che quella distopia diventi realtà”, ha ribadito Bonucci.

 

Foto crediti: Thomas Wiedenhofer

 

Accanto alla mostra è nato anche un documentario dedicato alla crisi idrica, definito “uno spin-off che viaggia su un binario parallelo”. Il viaggio cinematografico li ha portati ad attraversare gli USA, incontrando realtà molto diverse: dai nativi Navajo ai cittadini californiani costretti a convivere con la siccità e con fenomeni climatici sempre più estremi. “Le riprese stanno ora proseguendo in Canada – ha raccontato la coautrice del progetto – Paese che possiede circa il 20% delle riserve mondiali di acqua dolce ma che deve comunque confrontarsi con problemi di inquinamento e qualità dell’acqua”.

 

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Per la coppia il tema resta ancora troppo sottovalutato: “Spesso viene percepito come meno spettacolare rispetto ad altre emergenze – ha indicato la fotografa – ma le previsioni dicono che tra venti o trent’anni sarà una questione centrale”. La loro arte, ha rivelato Papeschi, si concentra proprio sulla contemporaneità: “scattare una fotografia del presente estremizzandone i possibili scenari futuri per spingere il pubblico a riflettere”. “Viviamo in una società estremamente distratta”, ha aggiunto Bonucci. “La provocazione – ha precisato l’artista digitale – è un mezzo, non il fine, e serve a creare uno straniamento emotivo che riporti l’attenzione sul messaggio”.

 

Parlando dell’esperienza canadese, i due creativi si sono detti colpiti soprattutto dalla disponibilità e dalla gentilezza delle persone incontrate durante il tour e le riprese del documentario, ma anche dal rispetto delle regole e dall’attenzione degli automobilisti verso i pedoni in netto contrasto con quanto avviene in Italia. “Il clima umano è davvero invidiabile”, ha sottolineato la creativa italiana.

 

Al termine dell’incontro, i creatori di Eau de Eau hanno voluto ringraziare le direttrici degli IIC coinvolti nel tour canadese, Alberta Lai per Toronto e Vancouver e Francesca Calamaro per Montréal, oltre a FESTINA LENTE, partner delle tappe canadesi. Un ringraziamento anche a WAMI – Water With a Mission, che attraverso il progetto ha contribuito alla donazione di quattro milioni di litri d’acqua a un villaggio del Nicaragua, e ai testimonial degli spot promozionali Valentina Vernia, Federica Ferrari e Sebastiano D’Augusta di D’Augusta Gioielli, autore del tappo delle bottiglie utilizzate nell’installazione.

 

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